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Talk show politici: una social network analysis dei partecipanti

Informazioni tesi

  Autore: Daniele Burtoli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze politiche, sociologia, comunicazione.
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Alberto Marinelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 42

Questo elaborato si prefigge l’obiettivo di esplorare un caso di studio di Social Network Analysis applicata. Una prima parte del lavoro sarà dedicata ad una rapida e certamente non esaustiva rassegna delle principali teorie sociologiche sul tema; mentre la seconda sarà dedicata all’analisi, appunto, delle tecniche delle quali queste teorie si sono servite in più di un secolo di studi sui gruppi sociali. Il lavoro, come accennato, termina con un case study da me ideato e realizzato.

Preme qui sottolineare come la maggior parte degli studi ai quali ci rifaremo sono stati sviluppati nella seconda metà del secolo scorso, ma che in realtà, la felice intuizione di una società in cui la più piccola unità d’analisi fosse il gruppo (e non più il singolo individuo), si deve al grande sociologo tedesco Georg Simmel, che lo teorizzò già all’inizio del secolo scorso. Certamente, Simmel non poteva immaginare gli sviluppi che si sarebbero verificati di lì a diversi decenni. La sua idea di “cerchie sociali”, perciò, non è che una parziale fotografia del modello di società nella quale abbiamo vissuto per tutto il XX secolo (e viviamo ancora?).

Alcuni studi successivi (Barnes, 1969) ci hanno permesso di capire come Simmel si riferisse, in modo non del tutto aderente alla realtà, a dei “total network”. Questi comprendono rapporti “sociali, territoriali e lavorativi” ed anche la nostra semplice esperienza può mostrarci come non ci sia in realtà sovrapposizione e perfetta coincidenza tra le persone con le quali di volta in volta stringiamo questi rapporti (salvo che per occasioni molto rare, come matrimoni o grandi eventi). La descrizione più simile a quello che effettivamente viviamo, viene fornita dal sopracitato Barnes quando parla di “partial network”, sottolineando il fatto che spostandoci dalla città in cui viviamo a quella in cui lavoriamo o a quella in cui, ad esempio, trascorriamo il week-end, ci immergiamo in un tessuto di rapporti di volta in volta differente e che, per l’appunto, non può che essere parziale.

Al termine del lavoro, posso affermare che tutte le domande iniziali hanno trovato risposta nel corso della ricerca; inoltre, credo altresì di poter affermare che i quesiti posti si siano rivelati coerenti con l’oggetto d’indagine e che gli strumenti utilizzati siano stati necessari e sufficienti per pervenire ai risultati.

Dividendo, anche simbolicamente, il testo in tre capitoli, ho iniziato col passare in rassegna le principali teorie che nell’ultimo secolo sono sorte attorno al tema Social.
In seguito, con in testa le parole di Simmel “la società esiste dove un certo numero di individui interagiscono tra di loro”, mi sono occupato di Network.
E in ultimo, passando per un software decisamente poco amichevole, ho potuto confrontarmi con un nuovo modo di fare ricerca, affrontando la mia Analysis.

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3 Introduzione Un elaborato che si prefigga l’obiettivo di esplorare un caso di studio di Social Network Analysis applicata, non può certamente prescindere da un inquadramento generale circa l’oggetto del quale parliamo, quando ci riferiamo allo studio dei network 1 sociali. Ciò è esattamente quello che tenterò di fare sviluppando la struttura di questo lavoro, che comprenderà tre macro parti. Una prima parte sarà dedicata ad una rapida e certamente non esaustiva rassegna delle principali teorie sociologiche sul tema; mentre la seconda parte sarà dedicata all’analisi, appunto, delle tecniche delle quali queste teorie si sono servite in più di un secolo di studi sui gruppi sociali. Il lavoro, come accennato, terminerà con un case study da me ideato e realizzato. Prima di entrare nel vivo di quanto sopra, mi si permetta una precisazione metodologica, probabilmente non superflua. Il presente lavoro di Tesi non si occuperà in nessun modo di “social network” secondo l’attuale accezione in uso nel gergo comune della nostra lingua. Ovvero, non saranno studiate le piattaforme, i “siti di social network” (come sarebbe più corretto chiamarli) e questo nient’affatto per lo scarso interesse che il tema nutre in noi studenti e nella comunità accademica in generale (si pensi, al contrario, all’attualità dei mille sviluppi nel campo della Social Tv), né tantomeno per la scarsa importanza che i SNS rivestono nella quotidianità (soprattutto di chi scrive). La motivazione è da ricercare in una scelta metodologica affatto ostile ai media sociali, ma che ha banalmente preferito, per una volta, spostare lo spot-light sulle relazioni interpersonali in senso lato (di cui quelle sui vari Facebook e Twitter costituiscono una parte molto importante, ma – per fortuna - non esaustiva). Relazioni sociali che, come si legge nella traduzione italiana del “nuovo sistema operativo sociale” di Lee Rainie e Barry Wellman, hanno riguardato la vita dell’uomo “da quando Caino ha interagito per la prima volta con Abele” (Marinelli, Comunello, 2012). Proprio in linea con quanto appena detto, preme qui sottolineare come la maggior parte degli studi ai quali ci rifaremo sono stati sviluppati nella seconda metà del secolo scorso, ma che in realtà, la felice intuizione di una società in cui la più piccola unità d’analisi fosse il gruppo (e non più il singolo individuo), si deve al grande sociologo tedesco Georg Simmel, che lo teorizzò già all’inizio del secolo scorso. Certamente, Simmel non poteva immaginare gli sviluppi che si sarebbero verificati di lì a diversi decenni. La sua idea di “cerchie sociali”, perciò, non è che una parziale fotografia del modello di società nella quale abbiamo vissuto per tutto il XX secolo (e viviamo ancora?). Alcuni studi successivi (Barnes, 1969) 2 ci hanno permesso di capire come Simmel si riferisse, in modo non del tutto aderente alla realtà, a dei “total network”. Questi comprendono rapporti “sociali, territoriali e lavorativi” ed anche la nostra semplice esperienza può mostrarci come non ci 1 In questa prima fase ho preferito non tradurre il termine inglese e la ragione sarà esplicata nel proseguo di queste pagine. 2 In quello studio viene utilizzata per la prima volta l’espressione “social network” che, nel 1972, diventerà il titolo dell’opera più conosciuta dell’antropologo.

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