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Giochiamo al gioco del far finta? Il gioco simbolico come mezzo per favorire l'esternazione del disagio infantile

Informazioni tesi

  Autore: Roberta Gasparinetti
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Magda Sclaunich
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 97

L'elaborato si pone come obbiettivo quello di valutare ed approfondire le potenzialità del gioco simbolico in un percorso di approccio al disagio infantile. I primi capitoli affrontano il fenomeno del disagio nei bambini sia da un punto di vista quantitativo, riportando dati statistici sulla diffusione dei fenomeni di maltrattamento a danno dei minori, sia da un punto di vista qualitativo, descrivendo le caratteristiche più salienti delle principali categorie di maltrattamento. Successivamente vengono riprese, al fine di avvalorare ulteriormente la tesi, le idee di alcuni dei principali teorici che si sono occupati dell'importanza del gioco nello sviluppo psico-affettivo del bambino. Il capitolo centrale espone come l'utilizzo programmato del gioco simbolico possa essere effettivamente un valido metodo per l'approccio alle situazioni di disagio vissute dai bambini e propone un esempio organizzativo di un percorso da sviluppare con bambini in difficoltà. infine, prima delle conclusioni, vengono riportati alcuni stralci della mia esperienza in un percorso di approccio al disagio sviluppato con una bambina vittima di maltrattamenti.

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Introduzione 1 INTRODUZIONE E’ difficile immaginare la sofferenza in un bambino, eppure i bambini soffrono. Hanno sofferto nei tempi passati e soffrono oggi nonostante la condizione dell’infanzia sia stata molto rivalutata anche attraverso documenti ufficiali, come la Convenzione ONU per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989. Il disagio infantile è rimasto invisibile per molto tempo, ma ancora oggi affrontare questo argomento trova notevoli resistenze. Anzitutto, accostandoci al disagio infantile, dobbiamo combattere contro quello che viene definito lo “stato di negazione”, che consiste in quel processo psichico inconscio che non vuole prendere atto ed affrontare il disagio e il dolore, soprattutto nei bambini. Inoltre è ancora ben radicata la concezione secondo cui l’età dell’infanzia viene vista come un’età estranea al disagio e alla sofferenza, come un’età in cui tutto passa senza lasciare segno. In realtà non è così. Anche i bambini vivono il disagio e il dolore ma non possiedono, al contrario degli adulti, l’esperienza di vita necessaria che permetta loro di rielaborarli, affrontarli e accettarli. La capacità comunicativa dei bambini è diversa da quella degli adulti, spesso difficile da codificare, dobbiamo sempre tenere presente che i bambini sono “altro” da noi adulti. Per aiutare un bambino in una situazione di disagio, per capire il disagio di un bambino occorre empatia, è necessario porsi in una posizione di ascolto attivo, leggere il suo dolore ed accoglierlo. Solo così il bambino potrà a sua volta divenirne cosciente per poi affrontarlo e lenirlo. In tutto ciò il gioco rappresenta uno spazio dalle notevoli potenzialità, soprattutto il gioco simbolico che stimola la creatività e la narrazione. Avendo avuto io occasione, durante il mio percorso di studi, di riflettere sui vari aspetti che caratterizzano il disagio infantile, è nata in me la volontà di

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Parole chiave

gioco
infanzia
maltrattamento
gioco simbolico
disagio infantile
gioco del far finta

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