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Alberi, piante, fiori: un mondo tra sacro e profano in Ovidio

Informazioni tesi

  Autore: Carina Coppola
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia Moderna
  Relatore: Valeria Viparelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 98

L'incuria dell'uomo - interessato per lo più al solo benessere economico e al proprio profitto, senza alcuna lungimiranza - verso quello che è - forse - il bene più prezioso che abbiamo (la Natura), non ha conseguenze solo a livello pratico, ma anche - per dir così - a livello culturale.
La Natura, i boschi, gli alberi, le piante, i fiori, hanno da sempre fatto parte dell'immaginario, e, di conseguenza, hanno 'popolato' miti e leggende: le Metamorfosi e i Fasti di Ovidio sono una fonte preziosa per queste 'storie, legate in un modo o nell'altro alla natura.
Al di sopra di questi miti (dei loro significati ed analisi) abbiamo visto essere la persona del Poeta: l' "essenza durevole" dei miti considerati è il poeta stesso, in quanto è colui che dà vita durevole ai miti e così rende immortale anche se stesso.

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5 Introduzione L’incuria dell’uomo –interessato per lo più al solo benessere economico e al proprio profitto, senza alcuna lungimiranza- verso quello che è –forse- il bene più prezioso che abbiamo (la Natura), non ha conseguenze solo a livello pratico, ma anche –per dir così- a livello culturale. La natura, i boschi, gli alberi, le piante, i fiori, hanno da sempre fatto parte dell’immaginario, e, di conseguenza, hanno ‘popolato’ miti e leggende: le Metamorfosi e i Fasti di Ovidio sono una fonte preziosa per queste ‘storie’ legate in un modo o nell’altro alla Natura. Nel I capitolo (Il bosco) abbiamo, innanzitutto, tentato di ricercare il ‘valore’ del bosco nella cultura latina, ossia la sua importanza non solo come parte del creato, ma più ancora come luogo legato alla cultura, alla religione, alla letteratura. Abbiamo visto che i latini disponevano di ben tre termini per indicare il bosco, a seconda che si trattasse di bosco sacro (lucus), di bosco in senso generico (nemus) , o di foresta (silva), e ci siamo interessati soprattutto alla comprensione del significato che assumeva il bosco sacro nella cultura latina. Siamo passati, successivamente, ad analizzare diversi passi della letteratura latina nei quali ‘compaiono’ boschi, che possono essere sacri in diversi sensi, mentre abbiamo notato che sono davvero pochi i boschi intesi solo come luogo ‘fisico’. I boschi, infatti, appaiono quanto mai legati alla filosofia (Seneca, Ep. 41, 3), all’ etnografia (Tacito, Germania, 39), alla ‘storia’ (Lucano, Pharsalia, III, 399- 428), all’ epica (Virgilio, Aen.). Siamo poi passati ad analizzare quei passi delle Metamorfosi e dei Fasti ovidiani in cui dei boschi sacri fanno da sfondo ideale a particolari miti (p. es. quello di Erisittone che viola il bosco sacro a Cerere: met. VIII, vv. 741- 779) o offrono uno spunto per digressioni volte a spiegare alcune feste (p. es. il bosco di Elerno, ‘festeggiato’ nelle Calende di febbraio: fast. II, 67 sgg.); abbiamo visto che, in altri casi, i boschi erano la cornice ideale in cui collocare gli incontri di dèi e ninfe (p. es. Diana e Atteone, met. III, 155- 199; in questo caso la divisione tra bosco sacro e bosco profano risulta fatale per il cacciatore); andando avanti nella ricerca, infine, ci siamo resi conto che il bosco poteva avere una connotazione sacra non perché ispirasse un senso di venerazione o perché vi fosse collocata un’ara, bensì perché risultava in qualche modo legato alle origini di Roma: è un topos celebrativo- eziologico della poesia augustea, infatti, quello secondo cui Roma è sorta in un luogo originariamente coperto da silvae.

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