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Bosnia-Erzegovina: dalla multietnicità e multiculturalità allo scoppio dei nazionalismi. Il ''bosniaco'': una nuova lingua?

Informazioni tesi

  Autore: Maria Luisa Di Prospero
  Tipo: Tesi di Master
Master in Letterature, Storia eCulture dell'Area Adriatica
Anno: 2004
Docente/Relatore: Giovanni Brancaccio
Istituito da: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

L'elaborato si propone di analizzare i cambiamenti linguistici, avvenuti nell’area balcanica a seguito delle note vicende belliche, in un'ottica contrastiva, mettendo a confronto gli alfabeti e le caratteristiche morfologiche e lessicali delle varie lingue sorte dalle ceneri della ex-Jugoslavia.
La parte linguistica, partendo dal paleoslavo, ripercorre le fasi della nascita, sviluppo e successiva divisione delle due lingue il “croato” e il “serbo” e si sofferma sulla nascita di una terza lingua “il bosniaco” che presenta la particolarità dei “turcismi” ossia parole turche, adattate al sistema fonologico slavo. Con esse gli stati indipendenti hanno voluto rivendicare la propria identità nazionale, avvalendosi di “neologismi” di cui non si ha traccia nei comuni dizionari universalmente adottati e che vengono riportati in tabelle nell’elaborato.
La parte storica offre un esaustivo quadro geo-politico dei Balcani e della ex- Jugoslavia, partendo dall’impero ottomano e passando per la Jugoslavia socialista per approdare alle “elezioni costituenti” del 1990, con particolare riguardo alla Bosnia-Erzegovina e a Sarajevo, considerato il “centro del mondo”: un microcosmo che, secondo gli insegnamenti degli esoterici, contiene tutto il mondo, una Nuova Gerusalemme.
Non mancano spunti di riflessione sui futuri destini, all’estero ed in madrepatria, dei popoli dell’ex-Jugoslavia, terra di confine fra Oriente ed Occidente ove la Bosnia, che costituisce l’hinterland di tre quarti del mare Adriatico è il “tassello centrale della nuova configurazione geopolitica”, emersa dalle ceneri della vecchia Repubblica socialista. La Bosnia, infatti, con la sua tradizione di tolleranza e la sua cultura rappresenta il ponte fra i due mondi, quel “ponte”, simbolo del collegamento fra oriente e occidente che, nel 1961, valse ad Ivo Andrić il premio Nobel per il suo romanzo “Il ponte sulla Drina”. Per la parola “ponte” Andrić non usa la voce slava “most”, bensì il turcismo “ćuprija” che riflette quella duplice atmosfera occidentale e orientale che si respira a Sarajevo, capitale e “cuore” della Bosnia-Erzegovina.

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1 PREMESSA In questo lavoro ho inteso riassumere la storia della ex- Jugoslavia, prima, durante e dopo l’ultima guerra civile che ha lasciato nel Paese profonde ferite, visibili ancor oggi. «Forse lo “jugoslavismo” era qualcosa di troppo grande per gli jugoslavi», 1 un progetto geopolitico molto ambizioso dalle cui ceneri, però, non è nato un nuovo “Dedalus” 2 , bensì tante nuove realtà, difficili da capire e, soprattutto, difficili da accettare anche da parte di molti ex jugoslavi. Di questa “federazione degli Stati del Sud”, la Bosnia, con la sua capitale Sarajevo, era considerata il “cuore”. Per Karahasan, 3 Sarajevo è, addirittura, “il centro del mondo”: un microcosmo che, secondo gli insegnamenti degli esoterici, contiene tutto il mondo, una Nuova Gerusalemme. 1 Cfr. Lekić Miodrag, In morte della Jugoslavia (promemoria scritto al tempo di Solania), in Limes, 2003, pag. 245. 2 Cfr. V. Slaven, Cercasi Dedalus disperatamente, ed. Tracce, Chieti, 1987. 3 Scrittore bosniaco, autore del romanzo Il centro del mondo.

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Parole chiave

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bosnia erzegovina
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lingua slava
nazionalismo,musulmani, religione cattolica,
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