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L’educazione domiciliare, la singolarità delle esperienze e le plusvalenze della condivisione. Dalla frammentazione di una categoria ad alcune strategie per la sua ricomposizione

A trent’anni dalle prime esperienze di Genova e Milano, per quanto riguarda l’educazione domiciliare, non possiamo non ribadirne un funzionamento – per così dire con il freno a mano tirato. Far incontrare una esperienza individuale e la sua rielaborazione con un “idealtipico” percorso educativo dei giorni nostri, così come la storia di una professione dalle sue origini agli attuali rapporti con le politiche socio-educative, date anche le evidenti criticità contemporanee, ha rappresentato una occasione alquanto preziosa per una tesi di laurea. La singolarità delle esperienze spesso mimetizzate nel fitto sottobosco dei servizi socio-educativi locali e delle loro problematiche, ci ha quindi indotto ad ampliare lo sguardo verso ciò che si trova oltre le loro linee di demarcazione, altrimenti mutilate e irriducibili a un comune senso di appartenenza. L’attenzione su quanto elementi organizzativi e condizioni lavorative possano incidere sulla qualità di un servizio educativo, ma anche su quanto questo legame dipenda da uno sbilanciamento dei rapporti tra i responsabili delle politiche socio-educative, i rappresentanti delle organizzazioni del Terzo Settore e degli educatori domiciliari, costituisce il leitmotiv di questo elaborato.

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INTRODUZIONE Ogni forma di organizzazione sociale a noi nota, in una prospettiva sia sincronica, che diacronica, è e d è stata caratterizzata dalla stratificazione dei suoi abitanti, relativamente alle loro condizioni materiali di vita. Di questi tempi, il concetto di multistratificazione lo riteniamo tuttavia più adeguato, poiché in grado di abbracciare anche altri tratti distinguenti, in particolare quelli riconducibili al loisir e al tempo libero: stili, tendenze, mode, generi, gruppi di interesse selettivo, ecc. ognuno dei quali circoscritto dall’autoreferenzialità dei propri apparati iconografici. L’humus nel quale cresce in maniera esponenziale la differenziazione sociale in una serie “infinita” di microcosmi, sembra risiedere nelle sempre più sofisticate strategie di marketing, rese ancora più efficaci dal la mancanza di alternative. O meglio, dalla scomparsa dei luoghi tradizionali di aggregazione trasversale e intergenerazionale, rappresentati un tempo da parrocchie, circoli, cortili, giardini pubblici, partiti, ecc. . Scenografie sempre più scintillanti, ma più anonime, come quelle di ipermercati, multisale e centri commerciali oltre ai social network di ultimissima generazione, attraversano costantemente le nostre vite, senza tuttavia ampliarne il senso. <<Gli oggetti sono sempre più differenziati, [m a] i nostri gesti sempre più uniformi…oggi sono divenuti quasi gli attori di un processo globale di cui l’uomo è solo il copione, o al massimo lo spettatore>> 3 . Si dilatano dunque le urbanistiche del non luogo, così come quelle del nonsense, quelle che non creano <<né identità singola, né relazione, ma solitudine e similitudine…[senza lasciare] spazio nemmeno 3 J. Baudrillard, Il sistema degli oggetti, (ed. orig.: 1968), Milano, RCS Libri, 2007, p. 71. 8

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Tiziano Martinelli Contatta »

Composta da 93 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 440 click dal 23/11/2015.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.