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Accertamento sintetico e redditometro: l'evoluzione recente della disciplina.

Informazioni tesi

  Autore: Luca Marrone
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi dell'Aquila
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Susanna Cannizzaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

Al fine di ricostruire il percorso di sviluppo dello strumento e porre in evidenza virtù e limiti dello stesso, il presente lavoro di tesi, strutturato in due capitoli, analizzerà in chiave critica l’evoluzione di giurisprudenza, dottrina e prassi a riguardo; partendo dalle origini della disciplina moderna, identificabile con l’emanazione del D.p.r. n. 600 del 1973, e giungendo alle più recenti novità.
Più nello specifico, nel primo capitolo, dopo aver fornito il quadro giuridico di riferimento, l’attenzione si soffermerà sulla descrizione delle caratteristiche e della legittimità Costituzionale del vecchio strumento per poi spostarsi, nel secondo capitolo, sull’analisi della riforma del 2010 che, con l’emanazione del D.L. n.78, ha integralmente rivisto le precedenti disposizioni in materia.

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4 Introduzione Negli ultimi anni, in un contesto internazionale funestato dalla gravissima crisi economico/finanziaria che ha portato ad una pesante recessione, ha acquisito sempre più rilevanza nel nostro Paese un problema per troppi anni sottovalutato: l’evasione fiscale. Recenti indagini ci attribuiscono, infatti, il poco invidiabile primato di paese Europeo con il maggior tasso di evasione fiscale, potendo vantare, si fa per dire, un’economia sommersa pari al 21% del PIL, circa 340 miliardi di Euro l’anno, e 180,9 miliardi di Euro di imposte sottratte ogni anno all’Erario. 1 In ragione delle enormi dimensioni che il fenomeno ha raggiunto nel corso degli anni, il tema dell’evasione rappresenta il momento centrale della politica fiscale, con cui i vari governi che si sono susseguiti al potere hanno dovuto misurarsi nel tentativo di arginare l’erosione del gettito erariale e raggiungere un miglior livello di equità sociale. Mai quanto ora, infatti, il recupero a tassazione dell’imponibile nascosto, o quanto meno di una parte di esso, rappresenterebbe una vera e propria boccata di ossigeno per i conti dello Stato, oltre che la chiave di una ritrovata credibilità in ambito Europeo. Alla base di una simile deriva vi è un circolo vizioso che, partendo da piccoli fenomeni evasivi o elusivi, intesi come la più semplice reazione del contribuente ai propri gravosi obblighi tributari (soprattutto in periodi di depressione economica, in cui la diminuzione della capacità contributiva rende intollerabile l’anelastica pressione fiscale esistente), spinge l’Amministrazione finanziaria, nel tentativo di garantire la propria sostenibilità, ad aumentare la pressione fiscale, e quindi ad “incoraggiare” nuova evasione. Una situazione in cui ad essere danneggiati saranno sempre i contribuenti onesti, che scontano l’onere derivante dall’altrui inadempimento sotto forma di nuove imposte o maggiori aliquote. Di fronte a tale scenario, constatata l’impossibilità per l’Amministrazione di sottoporre a controllo analitico ogni singolo contribuente, risulta essere un fattore critico di successo l’utilizzo di strumenti che, individuando incongruenze tra tenore di vita e reddito dichiarato, vadano a colpire gli evasori più incalliti ricostruendo “a ritroso” la base imponibile reale. In tale ottica, al pari di quanto accade in ambito commerciale con gli studi di settore, nel corso degli ultimi decenni ha assunto sempre maggior peso l’accertamento sintetico dei redditi delle persone fisiche, originariamente pensato come procedura “straordinaria” da utilizzare solo in via residuale. Uno strumento controverso e discusso, sospeso tra necessità di efficacia 1 Dati tratti dalla ricerca effettuata da KRLS Network of business, per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani, 2012, disponibili on-line sul sito: www.contribuenti.it.

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