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Riformismo in tarda epoca Qing: continuità e rottura nella ricerca di una nuova identità nazionale

Informazioni tesi

  Autore: Sabrina Sbaccanti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Dipartimento di lingue, letterature e culture straniere
  Corso: Lingue e Mediazione Linguistico Culturale
  Relatore: Mauro Crocenzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 136

Questa tesi si propone di analizzare il riformismo in epoca coloniale durante gli ultimi anni della dinastia Qing in Cina, il movimento dei Cento Giorni del 1898 e le riforme dell’ultimo decennio, le riforme Xinzheng, nel periodo dal 1901 al 1911. Il periodo analizzato è di particolare interesse dal punto di vista non solo istituzionale ma anche culturale, poiché in quegli anni ebbero luogo enormi cambiamenti in Cina. La civiltà cinese è una delle più antiche esistenti al mondo e i cambiamenti che ebbero luogo in un periodo così breve furono senza precedenti nella lunga storia dell’impero cinese.
La quantità di studi storiografici disponibili in lingua italiana sul tema è minima, perciò abbiamo dovuto orientare la ricerca su materiale in inglese e in cinese semplificato. Di estrema importanza è stato il lavoro di Meribeth E. Cameron, specialmente per la cronaca storica dei primi due capitoli, mentre per il terzo capitolo abbiamo utilizzato principalmente l’opera di Peter Zarrow relativa alle ideologie dei principali riformisti dei due movimenti della tarda epoca Qing. Il testo di Santangelo L’Impero del mandato Celeste ci ha fornito un’ottima base di partenza per un’analisi più approfondita di dove i cambiamenti istituzionali hanno inciso di più. Una lettura stimolante è stata inoltre quella di Hsü, Zhongguo jindaishi – 1600-2000: Zhongguo de fendou. Altre problematiche più specifiche che hanno fornito importanti spunti di riflessione sono state reperite in articoli di riviste specializzate in storia della Cina.
Nel primo capitolo descriviamo brevemente la situazione della Cina dei Qing alla fine del XIX secolo, introducendo il quadro storico che fece da cornice al movimento dei Cento Giorni, così chiamato perché durò effettivamente 104 giorni. In quel periodo al trono vi era l’imperatore Guangxu, strettamente sorvegliato però dalla zia, l’Imperatrice Vedova Cixi. Questa divisione informale del potere fu una delle cause principali del fallimento delle riforme dei Cento Giorni, assieme all’ostruzionismo esercitato dal movimento conservatore a corte e dai funzionari provinciali. Kang Youwei e i giovani riformisti, così come l’altrettanto giovane imperatore, non disponevano inoltre dell’esperienza politica necessaria per la gestione della corte cinese. Fra le altre cause che hanno portato al fallimento dei Cento Giorni vi è anche la volontà del giovane imperatore di eliminare sinecure e privilegi esclusivamente mancesi: fu questo il passo falso dell’imperatore che portò al colpo di stato dell’Imperatrice Vedova.
Il fallimento delle riforme, interrotte improvvisamente da Cixi nel settembre del 1898, ebbe un ruolo cruciale nella nascita di una nuova sfera sociale, la nuova intelligencija cinese. Il colpo di stato attuato da Cixi con il supporto della fazione conservatrice a corte e il “martirio” dei liu junzi1 furono alla base di proteste popolari che diedero voce al sentimento anti-mancese, nazionalista e xenofobo che dilagava in Cina. La rivolta dei Boxer del 1900 segnò una rottura con il passato e portò l’Imperatrice Vedova ad iniziare un nuovo movimento di riforme. Abbiamo infine tracciato i contorni dello stato imperiale Qing all’indomani delle riforme del 1898.
Nel secondo capitolo analizziamo nel dettaglio le riforme portate avanti da Cixi e dai “nuovi” riformisti, specialmente quelle in ambito educativo, militare e istituzionale. Nello stesso periodo fu portata avanti una campagna contro l’oppio, ma questo aspetto non incise particolarmente sul governo e lo abbiamo quindi escluso da questa analisi. In campo educativo le due maggiori novità furono l’abolizione del sistema di esami imperiali e l’istituzione di un sistema scolastico nazionale. Il sistema di esami, vecchio di più di mille anni, svolgeva la funzione di selezione del personale della burocrazia imperiale. Tradizionalmente gli esami imperiali si basavano sulla conoscenza dei canoni confuciani, i Sishu wujing, e permettevano l’ingresso nell’apparato burocratico imperiale. Conoscenza e prestigio erano stati quindi associati per secoli e la massima aspirazione di una famiglia benestante era quella di poter pagare l’educazione privata per il proprio figlio, in modo che accedesse al sistema istituzionale. Nonostante non fosse una misura originariamente prevista, l’abolizione degli esami statali fu anch’essa figlia dell’entusiasmo che pervase la Cina quando il Giappone Meiji, all’epoca una monarchia costituzionale, vinse la guerra contro la Russia zarista nel 1904-5. La creazione di un sistema scolastico nazionale, seppur non obbligatorio, rese la scolarizzazione più disponibile per molte famiglie che non potevano permettersi di pagare un tutore privato. Il sistema incorporò una forte componente tradizionale, data la preminenza degli studi confuciani nel curriculum, affiancandola a nuove discipline di carattere più tecnico e scientifico importate dall’Occidente. La mancanza di fondi portò la dinastia regnante ad affidare il compito di costruire nuove scuole ai governatori generali, provinciali e locali, facendo sì che la buona riuscita di questo progetto venisse pregiudicata anche dall’ostruzionismo esercitato da parte di questi ultimi.
A livello militare furono fatti numerosi sforzi volti alla modernizzazione e riorganizzazione sia dell’esercito che della marina militare, e per la prima volta l’appartenenza all’esercito acquistò un nuovo prestigio a livello sociale. Non esisteva tuttavia un vero e proprio esercito nazionale e nuovamente l’incarico di formarne uno fu lasciato ai governatori generali. In questo ambito si distinse Yuan Shikai, comandante dell’esercito Beiyang, il più moderno e potente che l’impero potesse vantare all’epoca. La mancanza di fondi pregiudicò la buona riuscita del piano estremamente ambizioso disegnato dalla corte imperiale. Infine la politica di nepotismo attuata dal principe Chun contribuì ad abbassare ulteriormente il morale delle armate.
Le riforme istituzionali costituirono senza dubbio l’opera più imponente dell’ormai anziana Cixi. Oltre alla riorganizzazione dei tradizionali Sei Consigli in più Ministeri dai doveri più circoscritti, vennero introdotti cambiamenti epocali quali l’eliminazione del divieto di matrimonio fra mancesi e cinesi, l’abolizione del sistema di eunuchi e di alcune sinecure (quest’ultima misura ebbe tuttavia gli scarsi risultati prodotti dai tentativi dei Cento Giorni). Anche in questo ambito la vittoria del Giappone sulla Russia ebbe importantissime ripercussioni, dato che nel 1905 la dinastia annunciò l’adesione dell’impero ai principi del costituzionalismo. I preparativi per una costituzione e per il parlamento vennero saggiamente rimandati nel tempo poiché la popolazione cinese non era in grado di praticare l’autogoverno. Nel mentre vennero ordinati il riordino fiscale e l’ottimizzazione degli uffici amministrativi, ma queste misure non ottennero i risultati sperati dato l’ostruzionismo praticato dalla burocrazia provinciale e locale: la mancanza di centralizzazione e di controllo da parte del governo centrale, che così a lungo aveva permesso la sopravvivenza di fenomeni di corruzione e parassitismo, costituirono fattori determinanti nel fallimento delle riforme Xinzheng, assieme allo stato di mancanza di fondi permanente nel quale la Cina versava sin dalla seconda metà del XIX secolo.
Nel 1909 vennero inaugurate le assemblee deliberative provinciali e l’anno successivo si tenne la prima sessione dell’Assemblea Nazionale. Questi organi, seppur fortemente limitati dai regolamenti imperiali, non si limitarono all’agenda proposta loro dal principe Chun, bensì presentarono petizioni e fecero pressione a corte affinché fossero istituiti un parlamento e una costituzione nel futuro più immediato, altrimenti programmati per il 1917. Guidate principalmente da studenti tornati in patria dopo un periodo all’estero ed esposti alle idee radicali e rivoluzionarie, le assemblee provinciali e quella Nazionale furono importanti agenti nel processo di agitazione dell’opinione pubblica. In questo ambito fu altrettanto importante il giornale Shibao, fondato e gestito dal costituzionalista Liang Qichao.
Viene naturale domandarsi che passaggio avvenne dal movimento di auto rafforzamento, parzialmente di successo e parzialmente fallito, ai Cento Giorni e infine alle riforme Xinzheng. Un fattore di cambiamento fu sicuramente l’accettazione consapevole e senza riserve della superiorità tecnica e militare dell’Occidente: mentre durante tutto il XIX secolo il movimento di “auto rafforzamento” aveva proposto una soluzione “mutilata”, il XX secolo è palcoscenico della penetrazione delle forme istituzionali, economiche e militari occidentali anche in Cina. La visione sinocentrica del mondo adottata tradizionalmente dalle dinastie regnanti in Cina aveva sempre osteggiato una maggiore apertura al mondo esterno. Per la prima volta in molti anni la dinastia morente dovette fare i conti non solo con un mondo sconvolto e accelerato dall’industrializzazione e dalla militarizzazione ma anche con una concezione totalmente nuova di stato. La “nazione-stato” comportava anche una differente concezione di popolo e nazionalità: per la prima volta in Cina si iniziò a parlare di “cittadino” invece che di “suddito”.
Questa analisi ci ha portato ad individuare alcuni elementi costanti nel periodo preso in considerazione. L’ampiezza stessa dell’apparato burocratico, data l’estensione geografica della Cina, rappresentava un ostacolo all’applicazione degli ordini e delle riforme provenienti dal governo centrale. La mancanza di centralizzazione creava indirettamente un ampio margine di manovra per le autorità provinciali, incoraggiate anche dal fatto che molti ambiti amministrativi non erano chiaramente regolamentati, come nel caso delle finanze pubbliche. L’attuazione di pratiche di nepotismo e favoritismo nei confronti dei membri della famiglia reale, unita al trattamento di favore di cui già godevano i sudditi mancesi, aggravò la situazione di malcontento popolare.
La mancanza di fondi pregiudicò la riuscita delle riforme Xinzheng, causata sia dalle indennità di guerra dovute alle potenze occidentali sia alla corruzione dilagante nella burocrazia cinese. Come in una sorta di circolo vizioso, più il governo tentava di controllare le province e più queste ultime le sfuggivano, perpetrando fenomeni e abitudini che avevano condotto la Cina del XX secolo a una situazione di necessità impellente di riforme. Un aumento delle tasse avrebbe portato a un accresciuto malcontento nei confronti della dinastia mancese e sarebbe stata molto probabilmente una mossa inutile data la mancanza di controllo sul gettito fiscale e le frequenti pratiche di estorsione da parte delle autorità provinciali e locali. La retorica nazionalista in primis e poi quella rivoluzionaria fecero particolarmente leva sul processo di alienazione dalla dinastia “esterna” mancese. In questo senso i rivoluzionari consideravano il rovesciamento della dinastia come la nemesi storica dei mancesi, sempre più considerati dei parassiti che vivevano nel lusso grazie al lavoro dei cinesi.
Ad ogni modo non fu solo questa la causa del crollo dell’impero e della progressiva erosione del sistema confuciano tradizionale. Il contatto con l’Occidente comportò anche la penetrazione di nuove dottrine e ideologie. La guerra sino-giapponese prima e la vittoria del Giappone nella guerra russo-giapponese dopo ebbero un ruolo fondamentale nell’inizio e nel cambiamento del processo di riforme che avvenne nelle ultime due decadi della dinastia Qing. Possiamo dunque considerare come momenti essenziali di cambiamento il 1898 (con le riforme dei Cento Giorni), il 1900 (con la Rivolta dei Boxer e la guerra che ne scaturì), il 1905 (con la vittoria del Giappone nella guerra con la Russia) e infine il 1909 (dopo la morte di Cixi e di Guangxu, l’ascesa al trono del principe Chun e l’inaugurazione delle assemblee provinciali).

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6 Introduzione Questa tesi si propone di analizzare il riformismo in epoca coloniale durante gli ultimi anni della dinastia Qing in Cina, il movimento dei Cento Giorni del 1898 e le riforme dell’ultimo decennio, le riforme Xinzheng, nel periodo dal 1898 al 1911. Il periodo analizzato è di particolare interesse dal punto di vista non solo istituzionale ma anche culturale, poiché in quegli anni ebbero luogo enormi cambiamenti in Cina. La civiltà cinese è una delle più antiche esistenti al mondo e i cambiamenti che ebbero luogo in un periodo così breve furono senza precedenti nella lunga storia dell’impero cinese. La quantità di studi storiografici disponibili in lingua italiana sul tema è minima, perciò abbiamo dovuto orientare la ricerca su materiale in inglese e in cinese semplificato. Di estrema importanza è stato il lavoro di Meribeth E. Cameron, specialmente per la cronaca storica dei primi due capitoli, mentre per il terzo capitolo abbiamo utilizzato principalmente l’opera di Peter Zarrow relativa alle ideologie dei principali riformisti dei due movimenti della tarda epoca Qing. Il testo di Santangelo L’Impero del mandato Celeste ci ha fornito un’ottima base di partenza per un’analisi più approfondita di dove i cambiamenti istituzionali hanno inciso di più. Una lettura stimolante è stata inoltre quella di Hsü, Zhongguo jindaishi – 1600-2000: Zhongguo de fendou. Altre problematiche più specifiche che hanno fornito importanti spunti di riflessione sono state reperite in articoli di riviste specializzate in storia della Cina. Nel primo capitolo descriviamo brevemente la situazione della Cina dei Qing alla fine del XIX secolo, introducendo il quadro storico che fece da cornice al movimento dei Cento Giorni, così chiamato perché durò effettivamente 104 giorni. In quel periodo al trono vi era l’imperatore Guangxu, strettamente sorvegliato però dalla zia, l’Imperatrice Vedova Cixi. Questa divisione informale del potere fu una delle cause principali del fallimento delle riforme dei Cento Giorni, assieme all’ostruzionismo esercitato dal movimento conservatore a corte e dai funzionari provinciali. Kang Youwei e i giovani riformisti, così come l’altrettanto giovane imperatore, non disponevano inoltre dell’esperienza politica necessaria per la gestione della corte cinese. Fra le altre cause che hanno portato al fallimento dei Cento Giorni vi è anche la volontà del giovane imperatore di eliminare sinecure e privilegi esclusivamente mancesi: fu questo il passo falso dell’imperatore che portò al colpo di stato dell’Imperatrice Vedova. Il fallimento delle riforme, interrotte improvvisamente da Cixi nel settembre del 1898, ebbe un ruolo cruciale nella nascita di una nuova sfera sociale, la nuova intelligencija cinese. Il colpo di stato

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Parole chiave

storia moderna
riforme
storia della cina
riformismo
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cento giorni
1898
xinzheng
guangxu

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