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Per un ritratto linguistico e comunicativo di Giulio Andreotti

Informazioni tesi

  Autore: Fabio Favale
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi del Salento
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della politica
  Relatore: Maria Vittoria Dell'Anna
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 130

Giulio Andreotti è stato senza dubbio uno dei personaggi storici più importanti dal dopoguerra italiano ai giorni nostri. Capirne la figura porta inevitabilmente a confrontarsi con la storia del Paese, ma anche e soprattutto a studiarne il linguaggio politico nella sua evoluzione spazio-temporale, dagli anni della Prima Repubblica alla Seconda Repubblica ed oltre. Il linguaggio politico, ed ancor più nella fattispecie il discorso politico, assume così connotati diversi a seconda del periodo storico di riferimento, del luogo e della situazione in cui si pronuncia, e in funzione del mezzo di comunicazione utilizzato che lo confeziona, lo produce e lo riproduce.
Andreotti, oltre che un politico, è stato anche un saggista, uno storico e un giornalista italiano. Numerosi sono stati i suoi incarichi di governo, molto attiva la sua attività parlamentare, ma alquanto discussa è stata anche la sua moralità politica per via delle importanti vicende giudiziarie che lo hanno visto coinvolto e provato umanamente in tutto l’arco della sua vita.
Dopo un’accurata ricerca - ai fini del lavoro di tesi - alcuni tra i più importanti discorsi sono stati così selezionati e analizzati nelle tre dimensioni sintattica, lessico-semantica e pragmatica, con particolare riferimento alle principali figure retoriche adottate. La relazione congressuale analizzata è quella del ’59 di Firenze: la relazione è un discorso parlato basato su un testo scritto, indirizzato per lo più agli addetti ai lavori. Tra i discorsi programmatici sono stati presi in particolare considerazione quelli del 1972 e del 1989, rispettivamente in occasione del secondo e del sesto governo Andreotti; mentre le repliche esaminate quelle del 1978 (anno del dramma del rapimento di Aldo Moro) e, ancora, del 1989. La situazione di enunciazione è ufficiale e delinea specificità lessicali proprie: il discorso programmatico può così considerarsi un discorso con linguaggio prettamente settoriale. Tuttavia, dichiarazioni programmatiche e repliche hanno caratteristiche diverse in quanto le prime sono testi scritti-parlati mentre le seconde sono testi parlati-scritti; pur avendo lo stesso destinatario, le repliche sono discorsi pronunciati per lo più a braccio e poi trascritti, motivo per quale conservano uno schema più libero e un linguaggio meno settoriale. Tra gli editoriali, invece, hanno assunto importanza quelli pubblicati su “30 Giorni”, una rivista politico-culturale - cui egli stesso era direttore - indirizzata a un pubblico di nicchia, e quelli del 1998 comparsi sul quotidiano “Il Tempo”. Oltre ai due editoriali del 1998 e del 2000 (“Consigli a un giovane parlamentare” e “Missa de Angelis”), importanti sono state le prese di posizione andreottiane sull’intervento anglo-americano in Iraq; ancora, “30” Giorni pubblica nel 1999 uno scambio epistolare tra Indro Montanelli e il direttore Andreotti. L’editoriale è un testo che comprende opinioni, commenti, giudizi personali, ma anche messaggi in codice dell’autore su una questione, impostati secondo uno schema organizzativo sintattico-lessicale libero, a discrezione dello stesso. Stampa e tv sono i mezzi più datati e comuni di diffusione politica; i quotidiani sono le fonti più analizzate negli studi sul messaggio politico. L’intervista giornalistica sui quotidiani, in particolare, si pone a cavallo tra testi primari e testi secondari, in quanto l’intervista vera e propria non sempre viene riportata testualmente ma spesso è mediata e riformulata dal giornalista. Nel 2007, in occasione della caduta del secondo governo Prodi, il senatore rilascia un’importante intervista al “Corriere della Sera” in cui emerge francamente, da cattolico osservante, il suo totale punto di vista politico sui temi etici; nel 2009 su “La Repubblica”, in chiave revisionistica, dispensa giudizi sul passato e sul futuro politico del Paese.

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INTRODUZIONE Sin dalla nascita dell’Italia repubblicana Giulio Andreotti è stato senza dubbio uno dei personaggi principali della storia politica e istitu- zionale italiana. Lungo questi anni, che vanno dalla fine del secondo do- poguerra sino ai giorni nostri, la figura politica del “Senatore” sarà una costante assoluta. Protagonista sia perché è considerato l’uomo di potere per antonomasia (sempre eletto in Parlamento, più volte ministro e Pre- sidente del Consiglio, firmatario di numerose iniziative legislative e diri- gente di spicco del suo partito), sia perché, incuneato stabilmente nei meandri dei Palazzi romani, è divenuto ben presto una figura a tratti con- troversa, molto discussa e alla ribalta mediatica per le sue non poche e infelici vicende giudiziarie. Attraverso l’analisi dei suoi discorsi, delle interviste giornalistiche o radiofoniche, ma anche della sua produzione letteraria in generale, proveremo a tracciare un ritratto linguistico e comunicativo d’insieme del personaggio. Un lavoro non facile, non solo perché le fonti sono ab- bondantissime, ma anche perché la bibliografia sul personaggio - nulla sotto il profilo comunicativo - ne fa ad oggi un argomento innovativo e ancora del tutto inesplorato. Non è un caso, inoltre, se Giulio Andreotti è stato parlamentare sin da giovane, e ininterrottamente sin dall’età di fondazione della Repub- blica italiana: è stato infatti questo un periodo di notevoli cambiamenti anche nel campo della comunicazione politica. 1

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