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La Fiscalità dell'acqua

Informazioni tesi

  Autore: Michele Patrono
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Antonio Felice Uricchio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 151

L’accesso all’acqua si paga attraverso una tariffa, in quanto bisogno, chi utilizza l’acqua paga per accedere al servizio. I principi gestionali che sono stati introdotti sono stati i seguenti:
Chi paga accede all’acqua potabile.
Chi inquina paga.
Chi più consuma meno paga.
Canoni bassi/assenza di fatturazione per usi produttivi.
A livello nazionale questo principio è stato introdotto dalla Legge Galli/1994. Potendo scegliere tra due strumenti economici: le tasse pagate da tutti i cittadini per garantire accesso all’acqua,oppure la “tariffa” pagata dagli utenti del servizio,è stato scelto il secondo sistema di finanziamento. Questo approccio economicistico dell’acqua, vige a livello europeo e conseguentemente a livello di paesi membri. Il finanziamento dell’acqua avviene attraverso l’uso dell’acqua. Il secondo principio introdotto è quello è quello che l’acqua finanzia l’acqua. L’acqua non è un diritto,un servizio di interesse pubblico,garantito dalla fiscalità generale e quindi preso in carico dallo Stato, ma un servizio industriale ( legge Galli ) che si può delegare al mercato. Il finanziamento dell’acqua viene dalla tariffa che deve coprire tutti i costi dell’investimento, i costi della depurazione, i costi della remunerazione del capitale, i costi della gestione e del controllo.

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La cosa migliore è l’acqua Pindaro,Olimpiche, I, 1 Introduzione L’acqua è la matrice della cultura, la base della vita. Oggi, purtroppo, questa preziosa risorsa è in pericolo: benché il pianeta sia fatto per due terzi di acqua, ci troviamo di fronte ad una acuta scarsità idrica. La crisi dell’acqua è la dimensione più pervasiva, più grave e meno visibile della devastazione ecologica della Terra. Il numero di persone che vivono in paesi privi di una quantità adeguata di acqua salirà, tra il 1990 e il 2025, da 131 milioni a 817 milioni. Si parla di grave crisi idrica quando la quantità disponibile di acqua disponibile pro capite è inferiore ai 1000 metri cubo l’anno. Al di sotto di questa soglia la salute e lo sviluppo economico di un paese sono fortemente ostacolati. Un sostituto di questo liquido prezioso, indispensabile per la sopravvivenza biologica di animali e piante, semplicemente non esiste. La crisi dell’acqua è una crisi ecologica che ha cause commerciali ma non soluzioni di mercato. Le soluzioni di mercato distruggono la terra e aumentano le disuguaglianze. La soluzione di una crisi ecologica è ecologica, e la soluzione dell’ingiustizia è la democrazia. La cessazione della crisi dell’acqua impone una rinascita della democrazia ecologica. A chi appartiene l’acqua? È una proprietà privata o un bene pubblico? Quali diritti hanno, o dovrebbero avere, le persone? Quali sono i diritti dello Stato? Quali quelli delle imprese e degli interessi commerciali? Nel corso della storia tutte le società si sono poste questi interrogativi fondamentali. Oggi ci troviamo di fronte ad una crisi planetaria dell’acqua, che minaccia di aggravarsi nel corso dei prossimi decenni. Il peggioramento della crisi è accompagnato da nuove iniziative per ridefinire i diritti sull’acqua. L’economia globalizzata sta cambiando la definizione di acqua da bene

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