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Riabilitazione e Neuroni Specchio: applicazione nel recupero funzionale dei deficit motori e cognitivi

Lo scopo di questa tesi è quello di illustrare le diverse ricerche condotte fino ad oggi circa le proprietà dei Neuroni Specchio, una particolare tipologia di neuroni scoperta nella corteccia premotoria dei macachi (F5) nei primi anni '90 da un team di ricercatori dell'Università di Parma, così chiamati perchè attivati sia dall'esecuzione che dall'osservazione di un'azione compiuta da un altro individuo, quasi come se fosse "riflessa" come in uno specchio nel proprio sistema motorio. Diversi studi hanno dimostrato come in alcune regioni del cervello mano siano presenti neuroni con caratteristiche simili, che formano quello che viene definito il Sistema dei Neuroni Specchio. Verranno inoltre messe in evidenza le potenzialità terapeutiche di questo sistema nella pratica clinica, in particolare nella riabilitazione dei deficit motori causati dall'ictus, dell'afasia e del disturbo autistico, mostrando le diverse terapie che mirano alla stimolazione della funzione dei neuroni specchio attraverso un uso terapeutico di tecniche basate sull'osservazione e sull'imitazione dell'azione. Le diverse evidenze presentate metteranno in luce i risultati promettenti di questi diversi trattamenti, in grado di promuovere un miglioramento nella produzione verbale in pazienti afasici, nelle capacità motorie in seguito ad un ictus e nei comportamenti sociali appropriati in bambini con autismo, portando ad un maggior recupero funzionale e ad un miglioramento, dove possibile, della qualità di vita dei pazienti.

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FIG. 7 Aree cerebrali dell'uomo in cui si trova il Sistema dei Neuroni Specchio 1.2.2 STUDI NEUROFISIOLOGICI La prima prova dell’esistenza del sistema dei neuroni specchio nell’uomo è stata fornita da Fadiga e collaboratori (Fadiga L., Fogassi L., Pavesi G., Rizzolatti G., 1995) attraverso un esperimento che ha utilizzato la stimolazione magnetica transcranica a singolo impulso (TMS), basato sul presupposto per cui se questi neuroni esistano, allora dovrebbero trovarsi in un’area simile funzionalmente alla F5 della scimmia. Questo esperimento consisteva nella stimolazione di alcuni punti della corteccia motoria primaria e nella registrazione dell’attività dei potenziali motori evocati (PME) in un gruppo di soggetti sani a cui venivano fatti vedere due tipi di movimento: una mano che afferrava un oggetto oppure un braccio che si muoveva nello spazio disegnando figure geometriche in aria. I risultati dello studio hanno evidenziato una maggiore ampiezza dei PME in seguito all’osservazione dei movimenti della mano piuttosto che a quelli del braccio. In uno studio successivo, gli stessi autori (Fadiga et al. 1995) hanno invece chiesto ai partecipanti stessi di eseguire un movimento con il braccio registrando ancora una volta i potenziali motori evocati. A questa condizione ne seguiva una di osservazione, in cui i soggetti 12

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Roberta Tuscano Contatta »

Composta da 99 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.