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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Ripamonti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Politecnico di Milano
  Facoltà: Design e Arti
  Corso: interior design
  Relatore: Alessandro Biamonti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 87

Cosa vuol dire oggi parlare di rovine? In un’ epoca sempre più virtuale, le rovine sembrano essere delle specie in via di estinzione. Tuttavia proprio in questo momento esse sono vive, incarnazioni di paradossi moderni, di una materialità che svanisce, di un trascorrere irreversibile del tempo.

La ricerca pone l’ attenzione su quegli spazi definiti interstiziali, ovvero quei luoghi- non luoghi presenti nelle crepe del tessuto urbano.
Tutto ciò che nasce già abbandonato o lo diventa, viene ignorato o rigettato perché inservibile, rovinato o per sua stessa natura destinato ad essere contenitore di “rifiuto”.
Spazi di per sé insignificanti, residui di una storiamateriale apparentemente conclusa, fallita o inutile, sintomi della necessità moderna e soprattutto contemporanea di occultare il marginale.
Scarti urbani, le tracce anti-eroiche di un passato recente.
Tracce che non hanno la pretesa di essere contemplate. Si tratta piuttosto di essere viste con occhi nuovi, che ne facciano emergere gli aspetti più autentici, forse nascosti, ma comunque vitali. Forse in questo processo continuo di mimesi, la natura potrebbe nuovamente andare a interagire con il sistema dell’uomo e spingere a un avanzamento del sistema stesso.

L’intervento prende in considerazione i vuoti infrastrutturali, in particolare gli spazi sottostanti le strade sopraelevate.
In una continua tensione tra naturale ed artificiale, si crea un equilibrio sinergico. Nasce uno spazio quasi simbiotico, una collaborazione inaspettata tra l’opera umana e quella naturale.
Un filtro verde, una giungla urbana appesa nel vuoto che permetta una riqualificazione estetica e ecologica dell’ambiente.
Un sistema tubolare, su cui si sviluppa la vegetazione, è ancorato alla struttura della strada sopraelevata e ne trae la sua linfa vitale: l’acqua piovana e il traffico veicolare diventano fonti di energia per la sopravvivenza del sistema stesso.
L’utilizzo di piante come la tillandsia in grado di assorbire il pulviscolo atmosferico da respiro alla città stessa, e crea uno spazio di attraversamento nuovo, naturale.

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ABOUT Cosa vuol dire oggi parlare di rovine? In un’ epoca sempre più virtuale, le rovine sem- brano essere delle specie in via di estinzio- ne. Tuttavia proprio in questo momento esse sono vive, incarnazioni di paradossi moderni, di una materialità che svanisce, di un trascorrere irreversibile del tempo. La ricerca pone l’ attenzione su quegli spa- zi definiti interstiziali, ovvero quei luoghi- non luoghi presenti nelle crepe del tessuto urbano. Tutto ciò che nasce già abbandonato o lo diventa, viene ignorato o rigettato perché inservibile, rovinato o per sua stes- sa natura destinato ad essere contenitore di “rifiuto”. Spazi di per sé insi- gnicanti, residui di una storia materiale apparentemente conclusa, fallita o inutile, sintomi della necessità moderna e soprattutto contemporanea di occultare il marginale. Scarti urbani, le tracce anti-eroiche di un passato recente. Tracce che non hanno la pretesa di essere contemplate. Si tratta piuttosto di essere viste con occhi nuovi, che ne facciano emergere gli aspetti più autentici, forse nascosti, ma comunque vitali. Forse in que- sto processo continuo di mimesi, la natura potrebbe nuovamente andare a interagire con il sistema dell’uomo e spingere a un avanzamento del sistema stesso. L’intervento prende in considerazione i vuoti infrastrutturali, in particolare gli spazi sottostanti le strade sopraelevate. In una continua tensione tra naturale ed artificiale, si crea un equilibrio sinergico. Nasce uno spazio quasi simbiotico, una col- laborazione inaspettata tra l’opera umana e quella naturale. Un filtro verde, una giungla urbana appesa nel vuoto che permetta una riqualificazio- ne estetica e ecologica dell’ambiente. Un sistema tubolare, su cui si sviluppa la vegetazione, è ancorato alla struttura del- la strada sopraelevata e ne trae la sua linfa vitale: l’acqua piovana e il traffico veicolare diventano fonti di energia per la sopravvi- venza del sistema stesso. L’utilizzo di piante in grado di assorbire il pulviscolo atmosferico da respiro alla città stessa, e crea uno spazio di attraversamen- to nuovo, naturale.

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Parole chiave

riqualificazione
non luoghi
giardino
rovine
simbiosi
ecosostenibilità
interior design
tangenziale est roma
filtro verde

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