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Paesaggi di pietra in Val d'Ossola: forme insediative emerse dalla coevoluzione natura-uomo

I luoghi marginali di montagna e di alta collina, lontani dalle concentrazioni urbane, sono tra gli ultimi contenitori di futuro di cui le società industrializzate dispongano, dove poter sperimentare nuovi possibili equilibri insediativi tra uomo e ambiente. I villaggi, gli edifici dell'architettura tradizionale e i territori che li circondano, oggi in gran parte abbandonati, sono spazi capaci di assicurarci un futuro dove poter vivere.

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3 1. INTRODUZIONE Il paesaggio costruito rappresenta il punto più alto raggiunto nella ricerca di un equilibrato rapporto fra le esigenze funzionali e le espressioni simbolico-culturali di una comunità. Per secoli questo rapporto ha garantito il presidio umano nelle terre alte, le cui condizioni, talvolta estreme, hanno saputo attivare un processo di creatività e di innovazione riscontrabile fisicamente nelle varie manifestazioni del paesaggio. Ogni pietra posata racchiude in sé un senso riferibile alla coevoluzione natura-uomo, in cui anche la forma fisica degli insediamenti e degli elementi nello spazio rappresenta l’espressione visibile dell’organizzazione sociale che abitava questi territori. A causa delle opportunità di lavoro e di diverso stile di vita offerte dai centri industriali di pianura, la naturalezza degli antichi legami che univa l’uomo con la terra su cui, e di cui, viveva è in larga parte venuta meno, compromettendo, di conseguenza, l’intero patrimonio culturale, storico e architettonico. Alcuni villaggi abbandonati sono ormai quasi del tutto scomparsi fisicamente, conquistati dal bosco e dalla vegetazione, come nel caso dell’antico borgo di Ghesc, sito nelle valli dell’Ossola piemontese, di cui qualche segno è sopravvissuto silenziosamente fra i castagneti per oltre cent’anni e che solo recentemente, come spiegherò nel corso dell’elaborato, sta diventando sede di interventi e iniziative per il suo recupero e per la valorizzazione dell’architettura tradizionale locale. Polverizzati per tutto il territorio della Val d’Ossola si riscontrano così borgate, sistemi terrazzati e altre opere minori in bilico tra riuso e sparizione. Impensabile fare di ciascuna delle centinaia di borgate di montagna abbandonate un museo di se stessa, tuttavia, tali luoghi sono già stati ripopolati da persone trasferitevi a seguito di una scelta consapevole, reinsediando anche attività di tipo produttivo o educativo. Se, infatti, ci si riferisce all’idea di abitare inteso come partecipare attivamente alla vita di un certo luogo, contribuire a costruirne l’identità e sentirsene effettivamente parte, si ritiene necessario, in questo momento storico, rivalutare le potenzialità insite nelle piccole realtà locali.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Dario Santantonio Contatta »

Composta da 74 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 270 click dal 29/01/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.