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L’insider trading e l’insider di se stesso nell’ordinamento del Regno Unito

Informazioni tesi

  Autore: Maria Rosaria Falco
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Filippo Sgubbi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 211

In Italia, gli studiosi del diritto si sono a lungo interrogati sulla possibilità di considerare insider trading la condotta di chiunque sfrutti una notizia auto-elaborata per agire sul mercato finanziario prima che questa, diventata un’informazione pubblica, dispieghi i propri effetti sui titoli dell’emittente alla quale la notizia si riferisce. Questa condotta differisce da quella tipica da insider trading in particolare per l’identità del soggetto fonte dell’informazione e del soggetto informato e quindi agente.
La criminalizzazione dell’insider trading è riuscita in parte ad arginare i casi di operazioni finanziarie che sfruttano un indebito privilegio conoscitivo, ma vi è una categoria di condotte che, per caratteristiche peculiari, è secondo alcuni rimasta fuori dall’area di tutela dell’art. 184 t.u.f., secondo altri è inclusa o comunque meriterebbe di essere criminalizzata. Come è emerso da questo studio, sul tema insider di se stesso ancora oggi si registrano opinioni fortemente contrastanti sia in dottrina sia in giurisprudenza. Tra gli argomenti a sostegno della illiceità penale della fattispecie, l’art. 2 c.2 della Direttiva 2003/6/CE getta luce sulla questione, sebbene non in maniera univoca.
La nuova figura del criminal insider rappresenta un più decisivo argomento a favore della rilevanza penale dell’insider di se stesso, sebbene anche questo risulti ribaltabile, poiché secondo alcuni risiederebbe proprio nell’illiceità dell’intento tipico del criminal insider il disvalore della condotta, così escludendo a contrario casi di sfruttamento di intenti leciti, come il caso di insider di se stesso.

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L’Insider Trading e l’Insider di Se Stesso nel Regno Unito 10 CAPITOLO I DALL’INSIDER TRADING ALL’ “INSIDER DI SE STESSO” IN ITALIA 1.1. Premessa definitoria. Gli studiosi del diritto si sono a lungo interrogati sulla possibilità di considerare insider trading la condotta di chiunque sfrutti una notizia auto- elaborata per agire sul mercato finanziario prima che questa, diventata un’informazione pubblica, dispieghi i propri effetti sui titoli dell’emittente alla quale la notizia si riferisce. Questa condotta differisce da quella tipica da insider trading in particolare per l’identità del soggetto fonte dell’informazione e del soggetto informato e quindi agente. Si parla infatti di notizia auto-elaborata: notizia e, si direbbe, non informazione perché obiettivo di questo studio è anche capire se un semplice intento possa essere ricompreso nel concetto di informazione, necessariamente dilatato; auto-elaborata proprio per sottolineare quell’identità soggettiva fonte- utilizzatore. La criminalizzazione della condotta di abuso di informazione privilegiata rappresentò una svolta nel diritto societario italiano, contaminato da una logica di non trasparenza. Su questa linea evolutiva si inseriscono una serie di obblighi imposti alle società, in particolare il duty of disclosure che le società per azioni devono adempiere nei confronti della Consob, ente che opera a tutela del mercato finanziario e di ogni singolo investitore. Una informazione in grado di alterare gli equilibri del mercato deve essere necessariamente di pubblico dominio, in quanto proprio il suo essere price-sensitive la rende determinante ai fini decisori, qualunque investitore in grado di comprenderla la utilizzerebbe come

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