Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il mondo tra verità e finzione cinematografica. La invención de Morel

Quest’elaborato è un’analisi del romanzo La invención de Morel (1940) dello scrittore argentino Adolfo Bioy Casares e del film tratto dal libro, L’invenzione di Morel (1974) diretto da Emidio Greco. Nel primo capitolo si presenta l’autore e il romanzo: vengono offerte alcune notizie biografiche e una lista delle sue più importanti pubblicazioni e collaborazioni con altri autori, Jorge Luis Borges e Silvina Ocampo.
Si passa poi a presentare lo stile narrativo dell’autore, caratterizzato da un sottile umorismo e da un grande rigore intellettuale, e i temi privilegiati delle sue opere, quali l’unione di vita e letteratura, la solitudine, la comunicazione dell’uomo con il mondo e l’amore.
Nel terzo paragrafo del primo capitolo si contestualizza l’autore nel genere fantastico: il fantastico di Bioy Casares, infatti, può essere ben descritto attraverso le parole di Tzvetan Todorov, che afferma che il fantastico affonda le radici nel mondo reale. Le leggi naturali vengono sconvolte da un evento soprannaturale, e l’interpretazione che il protagonista cerca di dare oscilla tra una spiegazione razionale e una spiegazione soprannaturale dell’evento: Todorov definisce questa incertezza come esitazione e ci identifica la vera natura del fantastico.
Il lavoro di Bioy Casares viene poi messo in relazione con il postmoderno, tendenza letteraria degli anni Sessanta, quindi successiva all’autore argentino. Molti temi tipici di questa corrente sono già presenti nelle opere di Bioy Casares, come l’incomunicabilità dell’uomo, la sua continua ricerca di un’identità, la creazione di mondi paralleli e l’impossibilità di determinare l’esistenza del mondo in cui viviamo, messa in discussione dalla riproducibilità tecnica.
Nel quarto paragrafo si espone la trama de La invención de Morel e si opera un’analisi del prologo scritto da Jorge Luis Borges e del simbolismo presente nell’opera: gli specchi, l’isola, i sogni e il ruolo di scrittore riflettono perfettamente i temi tipici del postmoderno.
Nel terzo capitolo si introduce il concetto della riproduzione della vita attraverso una riflessione sul film L’invenzione di Morel diretto da Emidio Greco. Nel primo paragrafo si presenta il contesto cinematografico in cui si inserisce il film, cioè la nascita del cinema moderno. Questa nuova tendenza cinematografica è caratterizzata dall’incertezza: lo spettatore viene spiazzato dalla pellicola perché essa mostra nuove sfaccettature dei personaggi e della trama e sta allo spettatore trovarne il filo conduttore. Lo strumento principale, quindi, è lo sguardo: attraverso abili giochi di inquadrature, i registi del cinema moderno mostrano allo spettatore tutti i punti di vista della realtà, presentandola come frammentata, sia dal punto di vista temporale che spaziale.
Infine, si analizza il film L’invenzione di Morel, esponendo le varie tecniche con cui Emidio Greco ha portato sulla pellicola la condizione del protagonista e i temi più importanti del romanzo.

Mostra/Nascondi contenuto.
3 Capitolo 1 Adolfo Bioy Casares e il fantastico 1.1 L’autore Adolfo Bioy Casares nasce il 15 settembre 1914 a Buenos Aires. Sin da piccolo dimostra una grande creatività, tanto che lui stesso dichiara di aver cominciato a scrivere prima ancora di aver cominciato a leggere. 1 Studia presso il Colegio Libre, dove consolida la sua passione per la scrittura attraverso la pubblicazione del suo primo racconto Vanidad o una aventura terrorífica, a soli quattordici anni. Nel 1929 pubblica il suo primo libro, Prólogo. Non consegue nessun titolo di laurea, nonostante abbia provato a costruire una carriera accademica dapprima in Giurisprudenza, poi Lettere e Filosofia. Nel 1933 pubblica il suo secondo libro, Dieci siete disparos contra lo porvernir, nel 1934 pubblica Caos, una raccolta di racconti che ricevette le critiche più disparate e opposte tra di loro a causa della natura “caotica” – come suggerisce il titolo della raccolta – degli scritti. Data molto importante per la carriera di Bioy Casares è il 1940, con la pubblicazione de La invención de Morel. Lui stesso definisce questo romanzo come prima opera seria, con la quale vince il Premio Municipal de Buenos Aires. Ciò che senza dubbio ha segnato maggiormente la crescita letteraria di Bioy Casares è il rapporto con Jorge Luis Borges. Negli anni ’30 i due scrittori cominciano a collaborare: il loro primo lavoro fu ciò che oggi chiameremmo unfoglio illustrativo scientifico e commerciale riguardante un prodotto dietetico, nel 1937. Poco dopo pubblicarono la rivista Destiempo; inoltre fondarono anche un’omonima casa editrice. La lista delle loro collaborazioni è lunga: pubblicano nel 1940 la Antología de la literatura fantástica e nel 1941 la Antología poética argentina, due pubblicazioni che vedono la collaborazione anche della moglie di Bioy Casares, Silvina Ocampo, anch’essa scrittrice e poetessa argentina; Los memore cuentos policiales nel 1943;numerosi lavori di argomento cinematografico, come Los orilleros, El paraíso de los creyentes, Crónicas e Nuevas crónicas de Bustos Domecq, nel 1967. In questi anni cominciano a usare lo pseudonimo di Honorio Bustos Domecq, in seguito quello di Benito Suárez Lynch. Quando Bioy Casares pubblica La invención de Morel, Borges scrive il prologo all’opera. Questo fa capire come la collaborazione dei due scrittori abbia portato alla nascita di una sincera 1  M. Paley de Francescato, Entrevista a Bioy Casares, Hispamérica núm. 9 (1975), p. 75.

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Roberta Torsello Contatta »

Composta da 38 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 226 click dal 22/02/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.