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Etica, Responsabilità aziendale, Performance economico-sociale. Il caso del Credito Cooperativo

Informazioni tesi

  Autore: Giulia Cipolloni
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Franco Fontana
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 150

Nell’elaborazione della mia dissertazione di laurea, mi sono ispirata alla responsabilità sociale d’impresa dopo aver visto e letto le vicende della vita di Adriano Olivetti.

Rendere coerenti e compatibili gli interessi di tutti i soggetti che contribuiscono e concorrono alla creazione di valore dell’impresa. L’attenzione alla tutela dell’ambiente, nonché alla sicurezza e alla qualità del posto di lavoro; la capacità di stare sul mercato con un occhio vigile e attento ai valori etici; l’interazione fattiva e responsabile con le comunità in cui si opera. Ecco sono stati questi i valori che spiegano e declinano al meglio il concetto di CSR e a cui mi sono ispirata nella redazione dell’elaborato e che sintetizzerò nel seguito.

L’insieme delle attività previste dalla catena del valore di un’impresa toccano le comunità locali in cui l’azienda opera, arrecando conseguenze sociali positive o negative. Non è solo l’attività delle imprese a interessare la società, ma sono anche le condizioni sociali esterne a influenzare le imprese, nel bene e nel male.

Questi legami esterno-interno possono minare notevolmente la capacità di un’azienda di attuare la propria strategia, specie nel lungo periodo. Garantire il buono stato di salute del contesto competitivo apporta benefici tanto all’impresa quanto alla comunità. Le attività dell’impresa presenteranno anche delle opportunità per la creazione di valore condiviso, specie qualora tocchino temi significativi per il contesto competitivo.

Fare strategia equivale sempre a fare delle scelte e la Corporate Social Responsibility non fa eccezione. Equivale a scegliere su quali cause sociali concentrarsi. Le organizzazioni che fanno le scelte giuste e attivano delle iniziative sociali ben definite, proattive e integrate in linea con le proprie strategie fondamentali si discosteranno sempre più da tutte le altre.

Tra le molteplici traiettorie con cui può essere studiato il percorso della CSR, ho tentato, nel rispetto del rigore metodologico, di offrire alcuni spunti originali sull’impegno di un particolare “segmento” del sistema bancario e di realizzare una felice e approfondita integrazione tra la teoria acquisita e un modello particolare di intermediari, quali sono appunto le Banche di Credito Cooperativo che, non a caso, si qualificano come “differenti” e che ora stanno affrontando la sfida di un importante progetto di ristrutturazione di sistema imposto dal Governo e dalle Autorità di settore.

Il lavoro ha evidenziato l’impegno che il Credito Cooperativo profonde in quell’attività rivolta all’efficienza ed, insieme, alla solidarietà. Nel contesto di mercato, sembra la piena attuazione di questo tradizionale connubio il punto da cui (ri) partire per dare nuovo spessore, nuova visibilità e concretezza alla loro storia, su come attuare il dettato statutario delle BCC, ovvero l’impegno a promuovere la crescita responsabile e sostenibile dei territori, e continuare ad interpretare e declinare i valori della dottrina sociale cristiana nel quotidiano.

Il Credito Cooperativo, per la sua funzionalità allo sviluppo sociale, è uno strumento importante e significativo che costringe tutti ad avere una concezione rinnovata dell’economia e dei suoi strumenti, a partire dai bisogni delle persone, soprattutto a partire dai bisogni dei poveri. Costringe a ripensare, alla libertà delle persone in campo economico. Nella considerazione del credito di tipo cooperativo si ritiene che debbono esser considerati alcuni punti opportunamente ispirati dell’etica sociale cristiana: l’attività bancaria deve rispondere all’impegno di operare nella prospettiva in cui la razionalità economica non venga slegata dalle esigenze della razionalità etica, secondo la quale il centro e il fine di ogni attività economica è la persona umana e la promozione del suo bene nella prospettiva di uno sviluppo di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Per questo motivo, la dottrina sociale esige che il mercato venga inquadrato in una cornice etica e giuridica adeguata, che permetta ad esso di esprimere al meglio le sue potenzialità.

La sfida è quella di realizzare un modello di co-economy, di condivisione dello sviluppo della comunità locale con la comunità locale, un modello per sua natura flessibile nel tempo e nello spazio, “a geometria variabile”, perché le esigenze sono diverse a seconda dei luoghi e a seconda dei momenti. Se le BCC sapranno far questo e far vivere i valori sui quali poggiano, esse continueranno ad essere strumento e motore di promozione e sviluppo per tante Famiglie e imprese. È anche questo un portato positivo della loro biodiversità.

La dissertazione di laurea ha ricevuto il riconoscimento della "Tesi d'Eccellenza" come migliore dissertazione di laurea dell'anno accademico della Luiss Guido Carli. "Etica, responsabilità aziendale e performance economico-sociale. Il caso del Credito Cooperativo", il 16/05/2016 è stato pubblicato il successivo Working Paper, Collana on line, Luiss University Press, 6. selezionato dal Comitato Editoriale attraverso un rigoroso processo di blind peer review che ne qualifica gli standard accademici nazionali e internazionali.

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14 Premesse introduttive La Responsabilità Sociale d’Impresa sta divenendo una delle questioni più innovative e di maggior rilievo nella società odierna, come testimonia l’attenzione crescete che le viene rivolta sia dal mondo accademico che dalle organizzazioni: sempre più forte viene avvertita la necessità di definire la relazione corretta tra impresa e società in generale e di gestire al meglio i rapporti con i diversi soggetti interessati nell’impresa, ossia gli stakeholder. Nella prima parte del lavoro si indaga sul dibattito circa la RSI, concetto di difficile definizione per via della vasta quantità di tematiche e problematiche che va ad abbracciare, sulla quale non si è ancora giunti ad un’unica posizione condivisa. A dispetto del dibattito, le ricerche indicano un interesse delle organizzazioni verso l’implementazione della CSR a livello strategico, per ottenere dei guadagni in termini d’immagine all’esterno ed una migliore efficienza interna, ed anche una crescente preferenza da parte dei consumatori verso i prodotti e servizi provenienti da imprese responsabili. I consumatori si attendono buoni livelli di CSR nelle aziende quando però non è stato definito chiaramente cosa significhi effettivamente tale concetto. Questo crea problemi per il management che deve andare a definire e mettere in atto dei programmi di CSR. Quindi la vera domanda oggi non è più tanto se sia giusto o meno accostarsi alla RSI, ossia se sia o meno giusto puntare esclusivamente alla massimizzazione del profitto per gli azionisti oppure a quella dell’utilità per tutti coloro che nutrono un interesse nell’impresa, ma ci si chiede cosa voglia dire e cosa bisogna fare per essere socialmente e ambientalmente responsabili. Nella seconda parte del lavoro viene studiato il legame esistente tra la Corporate Social Performance e la Corporate Financial Performance, il quale potrebbe rappresentare una delle ragioni strategicamente rilevanti per le organizzazioni della scelta di avvicinarsi alle pratiche di CSR, che però rimane a sua volta ambiguo e poco chiaro, soprattutto per la mancanza di statistiche attendibili dato che spesso le aziende non riportano i risultati di tali iniziativa, oltre all’inesistenza di uno standard internazionale condiviso sulla rendicontazione delle informazioni non finanziarie che permetta il confronto di dati omogenei. Nella terza parte verranno quindi analizzati i documenti e gli strumenti utilizzati per la certificazione sociale ed ambientale delle imprese, fondamentale perché tali sforzi in RSI oltre alla

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