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Religione, economia e finanza islamica

Il lavoro svolto è diviso in quattro capitoli e seguono un procedimento deduttivo: nel primo capitolo si traccerà il pensiero economico islamico attraverso l’analisi delle fonti sacre e giuridiche. Si delineano inoltre gli obiettivi che si pone l'Islam nella sfera economica e vengono evidenziate le regole e gli obblighi fondamentali che vigono all’interno del sistema.
Successivamente nel secondo capitolo verranno illustrati nel dettaglio la struttura e le regole dei contratti commerciali più importanti e il funzionamento della banca islamica, evidenziandone le peculiarità rispetto alla banca convenzionale. Verrà trattato inoltre il ruolo dell'arbitrato e dei consigli consultativi sciaraitici.
Nel terzo capitolo verranno illustrate le caratteristiche del mercato islamico dei capitali e in particolare il funzionamento delle obbligazioni islamiche (sukuk) e dei fondi comuni islamici.
Infine, il quarto capitolo affronterà il sistema delle assicurazioni islamiche denominato Takaful e si cercherà di comprendere quali vantaggi può fornire lo sviluppo delle assicurazioni per i fedeli e per le istituzioni islamiche.

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8 Introduzione. Il processo di secolarizzazione in ambito economico ha prodotto una netta separazione tra religione, che nutre e alimenta lo spirito, ed economia, che riguarda gli aspetti prettamente materiali del vivere sociale. Tale distinzione ha avvalorato l’idea di autonomia e di autoreferenzialità del sistema economico regolato da leggi proprie e indipendenti dall’influenza di dottrine di natura etica, politica e religiosa. Tale processo di laicizzazione del concetto di economia si è sviluppato nel XVIII secolo in seguito alle teorie sviluppate da Bernard de Mandeville e da Adam Smith. Attraverso un provocatorio poema satirico, Mandeville si pone la seguente domanda: per avere una società economicamente prospera, occorre che gli individui che la compongono siano virtuosi? All’interno del poemetto l’autore descrive la vita di una società di api, resa opulenta e prospera dai traffici dei suoi abitanti, ciascuno dei quali si sforza di soddisfare le proprie passioni, guidato esclusivamente dall’interesse privato. Nonostante la prosperità, favorita dall’arte politica dei governanti, le api non la smettono di alimentarsi, ipocritamente, dei vizi che inevitabilmente si diffondono. Così Giove, esasperato, decide di intervenire, esaudendo il loro desiderio di moralizzazione. Il risultato è che nella nuova società, in cui regnano la frugalità e la temperanza, le attività e i commerci si bloccano, le api si impoveriscono e rimangono in poche, esponendosi così alla conquista da parte dei nemici esterni. La morale della favola, con cui Mandeville conclude, è chiara nel suo significato: «Cessate dunque di brontolare: soltanto i pazzi si sforzano di far diventare onesto un grande alveare. Godere dei piaceri del mondo, essere famosi in guerra, e pure vivere in pace, senza grandi vizi, è una vana utopia dell'intelletto. Frode, lusso e superbia debbono esistere fino a quando ne cogliamo i benefici. La fame è una piaga spaventosa, non c'è dubbio, ma senza d'essa, chi

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Maria Grazia Daniele Contatta »

Composta da 111 pagine.

 

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