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La fortuna italiana di un trovatore. Sordello nei secoli XIV e XV

La fortuna di Sordello da Goito, poeta mantovano, vissuto nel XIII secolo, legato alla corte dei Gonzaga, è stata a lungo oggetto di discussione, a partire dalla trasfigurazione di Dante nella Commedia.
L' elaborato mette in luce la fortuna di Sordello nel tardo Medio Evo, analizzando le opere in cui il personaggio presenta caratteristiche completamente diverse da quelle che gli hanno conferito la fama di poeta.

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3 Premessa Nelle corti italiane dei San Bonifacio e dei Da Romano, emerge agli inizi del XIII secolo, la figura di un illustre trovatore: Sordello da Goito. Il suo personaggio fu destinato a godere di ampia fama tra i suoi contemporanei per la natura delle sue rime e per le sue abilità di compositore. Oggetto di questo lavoro, nato da una curiosità, è stato quello di districare e distribuire fornendone una panoramica aggiornata, le informazioni sulla fortuna post mortem di Sordello. Poiché la maggior parte dei documenti riguardanti il trovatore verte sulla sua immagine comune di poeta, ho rintracciato le opere, che al contrario, ci consegnano una nuova immagine di Sordello: quella di prode cavaliere. Mi sono mossa sulla scia dell' immagine di Sordello, tracciata da Dante nella Commedia, che rappresenta una notevole testimonianza. Mi sono poi concentrata sull' analisi di documenti, atti, saggi, che forniscono informazioni sulla fortuna tardo medievale di Sordello. Il punto di partenza della mia analisi, a cui è dedicato tutto il primo capitolo , sono le attestazioni manoscritte delle vidas del trovatore, le poesie e gli studi fatti su Sordello poeta e compositore di splendide rime, pellegrino di corte in corte, ritenuto il migliore dagli autori a lui coevi. Nella parte centrale, ho presentato la figura di Sordello all' interno della Cronica de Mantua di Bonamente Aliprandi, delineandone i caratteri della trasfigurazione che lo vuole valoroso cavaliere. Per dimostrare in che modo Aliprandi ne ridisegna l'immagine ho riportato e commentato estratti di testo. Non ho tralasciato le opere di carattere cronachistico, diffusesi tra '400 e '500, che suffragano Sordello aliprandino. Nella terza ed ultima parte, ho rivolto l' attenzione al Fortleben di Sordello nella opera più famosa di Teofilo Folengo : il Baldus. Folengo consegna al lettore un Sordello ancora diverso, vecchio, abile difensore dell' eponimo protagonista dell'opera suffragando la succitata Cronica de Mantua.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Noemi Gloria Distefano Contatta »

Composta da 79 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 251 click dal 04/03/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.