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L'uso di sostanze psicoattive. Fragilità, libero arbitrio, resilienza

Informazioni tesi

  Autore: Luigi Olivetto
  Tipo: Tesi di Master
Master in Master Universitario in Bioetica
Anno: 2015
Docente/Relatore: Augusto Consoli
Istituito da: Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 39

Questo lavoro, prendendo atto delle più recenti acquisizioni in tema di dipendenza raggiunte e segnate dall'avvento delle neuroscienze, vuol essere una riflessione, personale e certamente non esaustiva, sulle implicazioni bioetiche derivanti da una interpretazione forse troppo sbilanciata sul versante biologico, nell'intento di restituire una dimensione più umana, ispirata ad una visione olistica e più vicina agli stilemi della medicina narrativa.
In alternativa ad una lettura riduzionistica che rischia di medicalizzare l'intera problematica della dipendenza, espellendo dalla patologia tutti quegli elementi non prettamente inquadrabili in termini biologici e scientifici, tenterò di esaminare da un punto di vista antropologico e/o filosofico e/o esistenziale alcuni aspetti intimamente connessi al problema dell'abuso, posando lo sguardo su alcuni snodi cruciali: la vulnerabilità delle persone esposte o che entrano nel circolo della dipendenza e la fragilità umana come condizione esistenziale; il tema del libero arbitrio in relazione alla visione deterministica della dipendenza e le conseguenze etiche e normative del riduzionismo biologico; le risorse individuali e la resilienza come forma di risposta alla schiavitù della droga e della dipendenza senza sostanze.

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<<Ci  sono  le  persone,  con  i  loro  bisogni  e  le  loro  fragilità.  Ci  sono  le  sostanze,  quelle  di  ieri  (l’eroina),  di   oggi  (le  droghe  chimiche,  la  cocaina)  e  di  sempre  (l’alcol).  Ci  sono  le  poliche,  fae  di  repressione  del   narcotraffico,  di  prevenzione  dei  consumi,  di  cura  delle  persone,  di  riduzione  dei  rischi  individuali  e   collevi.  E  ci  sono  le  leure  di  un  fenomeno  che,  a    oltre  35  anni  dal  suo  apparire,  connua  a  dividere  e  ad   accendere  il  dibato.  L’universo  delle  dipendenze  è  un  universo  frastagliato  e  complesso:  per  avvicinarlo   occorrono  chiavi  di  leura  che  non  semplifichino.  E  occorre  una  disponibilità  emova  a  meersi  in  contao   con  le  fragilità  e  le  fache  umane,  che  nelle  sostanze  cercano  illusioni  di  riscao  e  di  benessere>> .   1 Se  seguiamo  l'evoluzione  della  tossicodipendenza  in  Italia,  intesa  come  problema   sociale  e  sanitario,  ci  accorgiamo  che  storicamente  le  prime  risposte  istuzionali  offerte   a   chi   aveva   problemi   di   droga   erano   esclusivamente   due   –   il   carcere   o   l’ospedale   psichiatrico,   ambedue   del   tuo   inadeguate   –   fruo   di   disposizioni   legislave   che   risalivano  agli  anni  ‘50.     Solo   con   molta   faca,   grazie   anche   al   contributo   delle   comunità   terapeuche,   improntate  dall'idea  del  'camminare  insieme',  si  è  faa  strada  poco  a  poco  e  con  molta   faca  l'esigenza  di  una  aenzione  e  approccio  istuzionale  e  sanitario  diversi,  più  vicini  al   bisogno   di   ritrovare   un   percorso   di   senso   che   aiu   i   'ragazzi'   a   liberarsi   dalla   loro   dipendenza.  Una  consapevolezza  diffusa  negli  operatori  che  hanno  a  che  fare  con  il   pianeta  'droga',  da  estendere  anche  all'opinione  pubblica  per  sensibilizzarla  nei  confron   di  un  problema  sociale  ancora  oggeo  di  sgma  e  paralizzato  dal  rifiuto.   E   questo   vale   a   tu'oggi,   a   dispeo   del   fao   che   la   prima   vera   legge   sulla   tossicodipendenza  in  Italia,  la  685  –  quella  che  istuiva  servizi  apposi  per  la  cura  e  il   sostegno  delle  persone  tossicodipenden  –  risalga  ormai  al  1975.   L'importanza  del  senre  comune  su  questo  tema  traspare  chiaramente  dalle  molte     peripezie  legislave:  lo  tesmonia  il  fao  che  dopo  15  anni,  nel  1990,  la  legislazione   venne   modificata   perché   ritenuta   troppo   permissiva.   Ne   seguì   un   aspro   dibato   parlamentare  -­‐  promosso  dal  Gruppo  Abele  e  da  altre  realtà  sociali  all'insegna  dal  moo   'Educare,  non  punire'  –  soprauo  riguardo  la  prevista  introduzione  della  cosiddea       La  citazione  e  l'arcolazione  di  questa  introduzione  traggono  spunto  dall'arcolo  Gruppo  Abele:  30  anni  di  lavoro   1 sulle  dipendenze,  i  vol  di  ieri  e  quelli  di  oggi    del  3  gennaio  2005,  a  cura  del  Centro  Studi  Gruppo  Abele,  reperibile   online  sul  sito  www.Ristre.it

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