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L’efficacia della terapia a pressione negativa nei pazienti con ferite difficili: revisione della letteratura

Introduzione: Per ferite difficili s'intende convenzionalmente perdite di sostanza coinvolgenti gli strati tissutali profondi, con tendenza a cronicizzare e recidivare e perciò di difficile, lungo e costoso trattamento. Le lesioni hanno un impatto negativo sulla salute fisica e psichica e più in generale sulla qualità della vita dei pazienti. L'evoluzione della scienza medica, l'esperienza diretta sul campo e la migliore comprensione dei meccanismi di guarigione delle ferite, hanno portato allo sviluppo di modalità avanzate per il trattamento delle lesioni cutanee. Esiste un'ampia gamma di trattamenti avanzati, tra questi la terapia a pressione negativa (TPN). Allorché dimostrata efficacie e sicura, l'utilizzo della TPN per il trattamento delle ferite di difficile guarigione risulta di grande interesse per l'impatto positivo che potrebbe determinare sul sistema sanitario, sull'organizzazione dei servizi, sui pazienti e le loro famiglie e sulle decisioni riguardanti l'utilizzo.
Materiali e metodi: L'obiettivo dello studio è valutare l'efficacia della terapia a pressione negativa sulle lesioni acute o croniche della cute. È stata effettuata una ricerca sistematica della letteratura consultando le banche dati biomediche: Cochrane Library, PubMed e Cinhal. Sono stati inclusi solo articoli in lingua inglese, condotti a partire dal 1993, riguardanti soggetti umani con qualsiasi patologia, di età >18 anni con lesioni acute o croniche trattate con la TPN confrontata con qualsiasi medicazione standard, avanzata o un confronto tra diversi dispositivi di TPN.
Risultati: Sono stati categorizzati 22 studi (19 RCT, 1 studio retrospettivo, 1 studio osservazionale prospettico, 1 studio di coorte retrospettivo), riguardanti ferite post-intervento chirurgico (2 RCT e 1 studio retrospettivo), ferite post-trauma (4 RCT), ulcere da pressione (3 RCT), ustioni (1 RCT), ulcere diabetiche (7 RCT), lesioni infette (1 RCT e 1 studio osservazionale prospettico), ulcere venose (1 studio di coorte retrospettivo), ulcere arteriose (1 RCT) e lesioni spinali (1 studio retrospettivo). In 6 studi la TPN non è risultata efficacie e in 16 si. Di quest'ultimi, 5 studi risultano essere ben condotti.
Discussione: Sono emerse delle problematiche metodologiche in 13 studi: 6 studi sono caratterizzati da un numero limitato di partecipanti, 1 studio presenta un errore di calcolo e 6 studi sono caratterizzati dalla mancanza di dati.
Conclusioni: Lo studio ha dimostrato l'efficacia della TPN nel caso di: ferite post-amputazione; ulcere da pressione di III e IV stadio che non presentano escara; ulcere del piede diabetico dopo rivascolarizzazione o adeguata perfusione; ulcere arteriose alla gamba; innesto di pelle. Qualsiasi potenziale cambiamento nella pratica riguardo l'utilizzo della terapia a pressione negativa dovrebbe tener conto dell'incertezza intorno a questa decisione a causa della qualità dei dati. La mancanza di recenti RCT e di evidenze ben condotte per alcune tipologie di lesioni evidenzia la necessità di ulteriori studi per ridurre le incertezze riguardo decisioni pratiche sull'uso della TPN.
Parole chiave: Terapia a pressione negativa, ulcere da pressione, ulcera diabetica, lesione spinale, qualità della vita, ustioni.

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11 Capitolo II 2. INTERAZIONE CON I TESSUTI 2.1 MECCANISMI D’AZIONE Sono stati individuati quattro principali meccanismi di azione (Orgill et al. 2009): 1 macrodeformazione o restringimento della lesione; 2 microdeformazione; 3 rimozione di fluidi; 4 stabilizzazione dell’ambiente della lesione. Per macrodeformazione s’intende un restringimento della lesione causato dal collasso dei pori e dalla forza centripeta esercitata sulla superficie della lesione dalla spugna. L'estensione della contrazione dipende dalla deformabilità della lesione. Tramite la macrodeformazione, la terapia a pressione negativa permette di avvicinare i lembi della ferita, distribuire uniformemente la pressione, eliminare l'essudato e il materiale infetto (Orgill et al. 2009). La microdeformazione è la deformazione a livello cellulare, che porta a uno stiramento delle cellule con conseguente aumento della proliferazione e migrazione cellulare e promuove la formazione di tessuto di granulazione (Saxena et al. 2004). Altro meccanismo d’azione della terapia a pressione negativa è la rimozione dei fluidi. Nel corpo i fluidi sono divisi fra tre compartimenti: intravascolare, intracellulare ed extracellulare. Eccessivo fluido in quest’ultimo compartimento è definito edema. Il fluido extracellulare è drenato dal sistema linfatico e la distruzione di questo può portare a linfedema. Spesso le lesioni croniche e l’edema sono concomitanti. L’eccesso di fluido è un fattore sfavorente la guarigione, dovuto all’effetto compressivo sui tessuti e sulle cellule impedendo a esse di generare una tensione intrinseca e di indurre una risposta proliferativa (Huang et al. 2014). Applicando la terapia a pressione negativa si riduce il fluido extracellulare. Il fluido rimosso, riduce la compressione sulla microvascolarizzazione, ottimizzando la perfusione tissutale e aumentando l’afflusso di sangue nella lesione (Orgill et al. 2009). Inoltre, la terapia a pressione negativa stabilizza l’ambiente della lesione (Orgill et al. 2009). La schiuma in poliuretano e la pellicola semiocclusiva hanno un’azione

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Giulia Corso Contatta »

Composta da 64 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.