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Il tortellino: motore del turismo a Valeggio sul Mincio

Informazioni tesi

  Autore: Maurizio Cappatti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere
  Corso: Scienze del turismo
  Relatore: Stefano Marchioro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

Partendo dal patrimonio artistico-culturale del territorio e arrivando ad una eccellenza gastronomica viene valutata la possibilità della nascita di una DMO (Destination Management Organization) al fine di uno sviluppo turistico del territorio gestito in loco al fine di evitare la colonizzazione del vicino Lago di Garda.

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8 1. Il turismo oggi 1.1 Le origini del turismo Abbiamo superato un frate e un soldato - le due maledizioni dell’Italia, ciascuna a suo modo - che camminavano con fare amichevole, l’uno accanto all’altro. ( Nathalie Hawthorne, 1858 ). Per tre secoli l’Italia ha rappresentato la meta prediletta dei viaggiatori europei, paradiso della cultura e dei sensi, con le reliquie del passato, il clima e le bellezze paesaggistiche. E’ così che il 700 fu il secolo d’oro per il Grand Tour. Era il viaggio dell’iniziazione all’età adulta dei giovani della nobiltà inglese, accompagnati da tutors più forniti d’anni e di esperienza; aveva la durata di circa tre anni e attraverso percorsi consolidati prevedeva una sosta iniziale a Parigi di almeno sei mesi, durante la quale il “nobile rampollo” veniva a contatto con la cultura e i costumi dominanti dell’epoca. Il percorso proseguiva verso sud, attraverso varie tappe che immancabilmente comprendevano Firenze, Roma e Venezia, e poteva arrivare anche fino a Napoli. Ecco allora che la presenza degli italiani in questo nostro paradiso risultava al viaggiatore quasi sempre fastidiosa ed ingombrante, a meno che essi non si travestissero da comparse consone ad uno scenario fittizio. Nascono così quegli stereotipi, talvolta veri, che ancora oggi condizionano la percezione del nostro modo di vivere agli occhi degli stranieri. E così i giovani potevano godere le bellezze artistiche, paesaggistiche, culinarie e … femminili offerte allora dal nostro tribolato paese. Si stava via via affermando un tipo di turismo di svago, come divertimento e piacere, il più delle volte mascherato da fini nobili e culturali. Il ciclone napoleonico interruppe e modificò queste pratiche turistiche nel corso del XIX secolo. Durante il periodo della Restaurazione i nobili ed ancor più i regnanti venivano emulati nelle loro scelte dalla classe borghese, unica a praticare il turismo che, per non essere da meno dell’aristocrazia, soggiornava nelle loro stesse località. Ecco allora che le terme di Vichy o Plombières devono il loro successo alla presenza di Napoleone III, l’imperatrice Eugenia lega il suo nome al successo di Biarritz e la regina Vittoria a Mentone, così come la regina Margherita per Gressoney o Giorgio IV per Brighton e non ultima Sissi a Merano. 1.2 Lo sviluppo Dobbiamo però attendere fino agli anni del primo dopoguerra del XX secolo perché avvenga la trasformazione da fenomeno elitario a pratica diffusa. Vari sono i cambiamenti intervenuti nella società in questo periodo: le ferie retribuite (1924), un miglioramento delle condizioni socio-economiche, un impulso sia della motorizzazione che dei trasporti pubblici. Assistiamo inoltre, nel periodo tra le due guerre, al fenomeno che può essere definito “inversione della stagionalità”. Fino ad allora il clima mite da ottobre a maggio

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