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Il linguaggio della geograficità

Per “linguaggio della geograficità” si vuole intendere il linguaggio che si sviluppa dall’unione degli strumenti geometrici di rappresentazione spaziale e geografici di descrizione e analisi di un territorio. Nella scuola primaria e secondaria di primo grado, ala Geografia è demandato il compito della costruzione del “senso dello spazio” nell’allievo; di fargli acquistare, durante le fasi di crescita e apprendimento, un linguaggio dello spazio in cui esso si muove. Un linguaggio della geograficità.
Come si può evincere da una lettura approfondita delle Indicazioni Nazionali sopra esposte, occorre attrezzare l’allievo degli strumenti necessari per lo sviluppo di questo linguaggio. Passando, durante le fasi dell’apprendimento del primo ciclo di istruzione, dalla descrizione del territorio vissuto a quello rappresentato. In un processo di crescita della capacità di astrazione, l’allievo acquisisce durante gli anni le capacità descrittive e di sintesi di territori estranei al territorio vissuto. L’ultima fase, con conseguente compimento delle capacità linguistico-geografiche, è quella in cui l’allievo acquisisce gli strumenti per una descrizione profonda dei territori in tutti i suoi aspetti non solo geografici, ma anche socio-politico-economici. In questo contesto formativo-normativo si inserisce il presente lavoro.
Gli strumenti di cui si avvale il linguaggio della geograficità sono di certo gli strumenti in grado di descrivere geometricamente e geograficamente un territorio. La cartografia è senz’altro il metodo fondamentale che è stato utilizzato nei secoli per la descrizione dei territori. Senza entrare nei dettagli delle tecniche di rappresentazione cartografiche possiamo senz’altro affermare che la scienza della cartografia di fatto rappresenta uno strumento fondamentale della geografia e dei suoi linguaggi. I metodi di disegno, le scelte cromatiche e le caratteristiche grafiche fanno parte insieme agli elementi tecnici (tipo di proiezione, scala di rappresentazione etc. ) del linguaggio della geograficità espresso attraverso le rappresentazioni cartografiche.
Gli strumenti di comunicazione hanno, come in tutti i linguaggi, degli elementi di base, elementi fondamentali. Nel linguaggio della geograficità essi sono i dati geometrici/topografici, e i dati che provengono da operazioni di rilievo (diretto o indiretto). Essi a sua volta possono essere quantitativi o semplicemente qualitativi. Il ruolo del linguaggio è fondamentale per il loro utilizzo, per la loro aggregazione e sintesi. I dati statistici sono di gran lunga i più utilizzati per la descrizione delle caratteristiche quantitative e qualitative del territorio, il più delle volte vengono accompagnati da carte tematiche descrittive delle peculiarità da evidenziare. Un ultimo accenno, non meno importante, va fatto all’utilizzo di immagini pittoriche. Spesso indicate come “l’arte della rappresentazione cartografica” sono spesso molto più efficaci in termini comunicativi che di analoghe carte tematiche basate su rappresentazioni geometriche. A questa famiglia appartengono anche tutte le rappresentazioni slegate dai vincoli geometrici della forma del territorio. Mappe e cartografie spesso utilizzate per veicolare informazioni in maniera diretta piuttosto che “rilevata dalla carta”.

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Il linguaggio delle geograficità Percorsi Abilitanti Speciali 4 1. Introduzione: le Indicazioni Nazionali per il Curricolo 2012 Viene esposta una breve cronologia degli interventi normativi che portano all’adozione nel dicembre 2012 delle Indicazioni nazionali per il Curricolo. Con l’adozione dell’autonomia didattica (L. 59/1997) e con la successiva emanazione del regolamento (DPR 275/99), vengono definiti in modo chiaro il senso ed il significato delle indicazioni nazionali per il curricolo, precisando i compiti dello Stato e quelli relativi alle singole istituzioni scolastiche.  L. 59/1997 – art.21 c.9: “L’autonomia didattica è finalizzata al perseguimento degli obiettivi generali del sistema di istruzione […]. Essa si sostanzia nella scelta libera e programmata di metodologie, strumenti, organizzazione e tempi di insegnamento.”  DPR 275/1999 (Regolamento dell’Autonomia scolastica) – cap. III – Curricolo nell’Autonomia, art. 8: “Il Ministro della Pubblica Istruzione […] definisce […] a) gli obiettivi generali del processo formativo; b) gli obiettivi specifici di apprendimento […]; c) le discipline e le attività costituenti la quota nazionale dei curricoli e il relativo monte ore […] etc…” In virtù dell’art. 8 del DPR 275/1999 è compito delle singole istituzioni scolastiche definire nel Piano dell’Offerta Formativa della Scuola, il curricolo obbligatorio per i propri alunni, in modo da integrare le quote definite a livello nazionale con quelle riservate per attività facoltative e flessibili. Un altro importante contributo normativo alla definizione del curricolo si attua con la Legge n. 53 del 28 marzo 2003, (legge Delega) che all’art. 2 c.1 recita: “I Piani di studio personalizzati nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, contengono un nucleo fondamentale omogeneo su base nazionale (Indicazioni

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Luigi Musilli Contatta »

Composta da 51 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.