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Uno studio sul gioco ed i suoi aspetti simbolici

Informazioni tesi

  Autore: Marco Corsi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Scienze e tecniche psicologiche
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Gian Luca Barbieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 61

La tesi analizza le principali teorie psicologiche e socio-antropologiche sul fenomeno del gioco nell'uomo. Nel primo capitolo vengono considerati i contributi di vari autori, tra cui i seguenti: Spencer, Stanley Hall, Groos, Piaget, Vygotsky, Bruner, Bateson, Huizinga, Caillois, Freud, Winnicott. La seconda parte è una revisione della letteratura psicologica sul gioco simbolico, in particolare è analizzata la sua definizione, evoluzione, rapporto con sviluppo cognitivo, linguaggio e funzioni simboliche.

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Introduzione Lo presente tesi tratta il tema del gioco, in particolare come è stato definito nelle principali teorie psicologiche delle sviluppo, in psicologia dinamica ed in ambito socio-antropologico. Viene inoltre approfondito l’aspetto del gioco di finzione, analizzando le ricerche che lo collegano allo sviluppo cognitivo e linguistico. L’interesse per l’argomento nasce dalla particolare natura del fenomeno ludico, presente in maniera pervasiva nell’uomo e negli animali, ma di cui sappiamo ancora molto poco. Baumgartner (2002) osserva come alla fine degli anni ottanta l’interesse per questo aspetto dello sviluppo infantile si sia arenato. Ad oggi il gioco viene considerato un elemento fondamentale della crescita affettiva e intellettiva dell’individuo, ma le difficoltà nella ricerca hanno reso meno attraente la sua indagine. Sorgono spesso disaccordi tra gli studiosi riguardo alla definizione stessa di gioco, e ciò si riflette in problemi metodologici al momento di dare una definizione operativa dei comportamenti da osservare. Inoltre i risultati di molte ricerche volte a conoscere gli effetti e le funzioni del gioco hanno dato risultati poco chiari, quando non discordanti. Tutto questo è dovuto alla natura stessa del fenomeno in osservazione, multiforme ed evanescente, che ci sfugge dalla vista quando lo cerchiamo, come un bambino che smette di giocare perché osservato seriamente da uno sperimentatore. Nella prima parte farò una rassegna delle principali teorie che definiscono il ruolo, l’evoluzione e la natura del gioco. Le concezioni residuali di Spencer e Stanley Hall vedono appunto il ludico come un residuo, ciò che rimane dallo svolgimento di attività più serie o remunerative, come il lavoro o l’evoluzione culturale della specie. Il filosofo tedesco Karl Groos ha pensato al gioco come un fenomeno di una certa rilevanza, sia nell’uomo che negli animali, per via della sua funzione preparatoria in vista della vita adulta. Anche le scienze socio-antropologiche hanno dato il loro contributo sull’argomento: Johan 3

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