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La persistenza della memoria: il diritto all'oblio nell'era digitale

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Santucci
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche, Sociali, della Comunicazione
  Corso: Editoria multimediale e nuove professioni dell'informazione
  Relatore: Maria Romana Allegri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 111

Questa tesi di laurea dà conto dell’evoluzione normativa italiana ed europea in merito al diritto all’oblio. Sostanzialmente tale tutela si può definire come il diritto di un soggetto a non veder pubblicate informazioni relative a vicende, già legittimamente diffuse in passato, rispetto alle quali è trascorso un considerevole lasso di tempo.
La materia presa in esame è oggi particolarmente rilevante per effetto dei mutamenti in atto nel campo delle tecnologie della comunicazione digitale: archivi online, motori di ricerca e social network infatti memorizzano e rendono accessibili milioni di dati che permangono a tempo indeterminato sulla rete e modificano indissolubilmente il rapporto fra memoria e oblio.
Sviluppatosi come un particolare profilo del diritto alla riservatezza e della tutela dell’identità personale, il diritto all’oblio ha acquisito col tempo il rango di fattispecie autonoma ed ha ottenuto negli ultimi decenni un pieno riconoscimento dalla giurisprudenza dei paesi dell’Unione Europea. Molti sono i casi in cui le Corti hanno affrontato le conseguenze della pubblicazione, sugli organi di informazione, di vicende passate che per l’interessato risultavano lesive della sua dignità e riservatezza. In linea generale l’orientamento scelto dalle Corti è stato quello di affermare l’esistenza di un diritto all’oblio nei casi in cui manchi una utilità sociale alla ripubblicazione della notizia contestata.
Più di recente la Corte europea di Giustizia ha riconosciuto per la prima volta i motori di ricerca responsabili del trattamento dei dati che gli stessi compiono nell’indicizzare le informazioni sulla rete. La decisione dei giudici di Lussemburgo ha stravolto la prassi fin lì prevalente ed ha imposto ai motori di ricerca di intervenire direttamente nell’applicazione del diritto all’oblio, de-indicizzando le informazioni ritenute lesive dall’interessato.
La sentenza della Corte europea di Giustizia ha suscitato parecchio clamore fra la dottrina giuridica ed è al centro delle discussioni sul nuovo “Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali” in fase di approvazione nelle istituzioni comunitarie.
Ciò che emerge chiaramente dall’intera analisi svolta sul diritto all’oblio è la necessità di una normativa che ne chiarisca definitivamente gli ambiti e le modalità di applicazione e ne precisi i criteri di bilanciamento con i diritti confliggenti, in primis quello degli utenti ad avere accesso alle informazioni. Diritto primario per la partecipazione e realizzazione democratica dei cittadini.

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4 INTRODUZIONE Questo studio intende analizzare la sussistenza giuridica e le implicazioni legislative del diritto all’oblio, divenuto oggi attualissimo. Una definizione di tale diritto la fornisce la Cassazione civile che lo indica come: “il giusto interesse di ogni persona a non restare indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore e alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia in passato legittimamente divulgata” 1 . Il diritto all’oblio, in conseguenza dei mutamenti avvenuti negli ultimi decenni nel campo dell’informazione telematica, acquisisce sempre più importanza, configurandosi innanzitutto come un particolare risvolto del diritto alla privacy. E’ chiaro infatti che la digitalizzazione dei quotidiani e la loro indicizzazione nei motori di ricerca, rende impossibile cancellare avvenimenti del passato e di conseguenza i dati personali riconducibili alle persone coinvolte in quell’avvenimento. Ciò porta indiscutibilmente ad una opposizione tra il diritto di cronaca, invocato dalle testate giornalistiche, e quello alla privacy, alla cui tutela si appellano i soggetti coinvolti. Su un altro versante il diritto all’oblio si sviluppa a corollario della tutela dell’identità personale. La nascita dei social network ha provocato una moltiplicazione della quantità di dati personali presenti online. Il rischio è quello di perdere il controllo su tali dati che, archiviati sulla rete a tempo indeterminato, possono compromettere l’immagine attuale e la reputazione del singolo individuo con pesanti ripercussioni a livello sociale e professionale. In mancanza di una disciplina organica sull’applicazione e sui limiti del diritto all’oblio, in Italia sempre più spesso, negli ultimi anni, sono stati gli interventi 1 Cassazione civile 09.04.1998, n. 3679

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