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La testimonianza del prossimo congiunto dell'imputato

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Buscemi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Giuseppe Di Chiara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 43

La presente tesi che ha per oggetto la testimonianza del prossimo congiunto dell’imputato, è composta da due capitoli. Nel primo capitolo ho focalizzato la mia attenzione sui profili strutturali della facoltà di astensione del prossimo congiunto dell’imputato, illustrando, dapprima, i principali orientamenti dottrinali concernenti la ratio che sta’ alla base della facoltà di astensione dal deporre dei prossimi congiunti, ed in seguito discutendo rispettivamente: dei soggetti che possono avvalersi della facoltà di astensione, con riferimento all’art. 307 co. 4 c.p., alla luce del quale vengono considerati prossimi congiunti: “gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti: nondimeno, nella denominazione di prossimi congiunti, non si comprendono gli affini, allorché sia morto il coniuge e non vi sia prole”; della peculiare tutela accordata al coniuge separato o divorziato, che a norma dell’art. 307 c.p. non rientrano nel novero dei prossimi congiunti; della disciplina del convivente more uxorio, cui il codice di procedura penale del 1988, al fine di conformare la disciplina legislativa ai mutamenti intervenuti nei costumi sociali ha accordato la facoltà di non rispondere entro gli stessi limiti previsti per il coniuge separato o divorziato ed infine delle deroghe alla facoltà di astensione, che sussistono in determinati casi.
Nel secondo capitolo, invece, ho analizzato le dinamiche ed i profili comparatistici concernenti l’esercizio della facoltà di astensione.
Nei primi tre paragrafi mi sono concentrato sulle dinamiche riguardanti l’esercizio della facoltà di astensione, esaminando, in primo luogo, l’importante questione della rinuncia alla facoltà di astensione dal deporre, che implica per i prossimi congiunti l’obbligo di deporre secondo verità, al pari di qualsiasi testimone a norma dell’art. 198 co. 1 c.p.p., ed in seguito le conseguenze derivanti dall’astensione tardiva dal testimoniare del congiunto dell’imputato alla luce della modifica dell’art. 111 Cost., e l’ordinanza n° 19 del 2003 con cui la Corte costituzionale ha analizzato la situazione del testimone prossimo congiunto di un imputato di un procedimento connesso o collegato rispetto a quello nel quale il teste stesso è chiamato a deporre.
Nel quarto paragrafo, infine, ho ritenuto interessante affrontare, per completezza di trattazione, la regolamentazione della testimonianza dei prossimi congiunti dell’imputato nei principali Paesi dell’Unione Europea.

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INTRODUZIONE La presente tesi che ha per oggetto la testimonianza del prossimo congiunto dell’imputato, è composta da due capitoli. Nel primo capitolo ho focalizzato la mia attenzione sui profili strutturali della facoltà di astensione del prossimo congiunto dell’imputato, illustrando, dapprima, i principali orientamenti dottrinali concernenti la ratio che sta’ alla base della facoltà di astensione dal deporre dei prossimi congiunti, ed in seguito discutendo rispettivamente: dei soggetti che possono avvalersi della facoltà di astensione, con riferimento all’art. 307 co. 4 c.p., alla luce del quale vengono considerati prossimi congiunti: “gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti: nondimeno, nella denominazione di prossimi congiunti, non si comprendono gli affini, allorché sia morto il coniuge e non vi sia prole”; della peculiare tutela accordata al coniuge separato o divorziato, che a norma dell’art. 307 c.p. non rientrano nel novero dei prossimi congiunti; della disciplina del convivente more uxorio, cui il codice di procedura penale del 1988, al fine di conformare la disciplina legislativa ai mutamenti intervenuti nei costumi sociali ha accordato la facoltà di non rispondere entro gli stessi limiti previsti per il coniuge separato o divorziato ed infine delle deroghe alla facoltà di astensione, che sussistono in determinati casi. Nel secondo capitolo, invece, ho analizzato le dinamiche ed i profili comparatistici concernenti l’esercizio della facoltà di astensione. Nei primi tre paragrafi mi sono concentrato sulle dinamiche riguardanti l’esercizio della facoltà di astensione, esaminando, in primo luogo, l’importante questione della rinuncia alla facoltà di 3

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