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Sistema monetario europeo e politica monetaria unica - Implicazioni per il sistema bancario italiano

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Torregrossa
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Vincenzo Fazio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 140

In questo lavoro, si vuole analizzare ed approfondire lo scenario che scaturirà con l’introduzione della moneta unica e, quindi, con la creazione dell’UME. Caratteristica fondamentale del nuovo contesto che si verrà a creare, è la presenza di un’unica politica monetaria, di competenza della Banca Centrale Europea (BCE), e di conseguenza l’adozione di una moneta unica, venendo così i singoli stati a perdere uno strumento importante di politica economica. A proposito della moneta unica, il Presidente della Banca Centrale Europea (BCE), l’olandese Win Duisemberg, ha affermato: «Spero che l’Euro possa diventare il simbolo unificante per gli europei. La politica monetaria, normalmente parte essenziale delle sovranità nazionali, sarà decisa da un’istituzione veramente europea, la BCE. Questa sarà una grande sfida. L’Euro diventerà una moneta che guadagnerà valore nel tempo, contribuendo alla costruzione di un’Europa stabile, prospera e pacifica ». Per quanto concerne invece, la politica di bilancio, i singoli Paesi goderanno di una minore autonomia, dal momento che gli eventuali shocks negativi di un Paese si potranno ripercuotere più velocemente sugli altri. Per evitare tale possibile scenario negativo, i Paesi partecipanti hanno elaborato il Patto di stabilità, stabilendo in esso, dei criteri e dei limiti a cui devono attenersi.
All’atto della nascita dell’UME, nel trattato di Maastricht vengono evidenziate le contrapposte posizioni prese dagli aderenti all’UME, reminiscenza delle controversie degli anni 70 tra «economisti» e «monetaristi». La Germania (insieme a Belgio, Paesi Bassi e Danimarca), era l’esponente di punta della visione economica dell’UME, in particolar modo, dell’idea che la convergenza economica deve precedere l’unificazione monetaria. Invece la Francia e l’Italia erano gli esponenti di punta della visione monetarista, in particolare dell’idea che l’unione economica, avrebbe facilitato la convergenza economica. La Germania era favorevole ad un lungo periodo di transizione e a formali criteri di convergenza prima dell’UME, la Francia e l’Italia, al contrario, volevano realizzare l’unione velocemente, senza forti condizioni preliminari. Per cui, l’approccio a più velocità era quello preferito e voluta dalla Germania.
Autori come Alesina e Grilli sollevano due obiezioni contro l’integrazione monetaria a più velocità, e cioè:
- i paesi che si qualificano prima possono avere incentivi per creare nuove regole che bloccherebbero la partecipazione degli altri paesi membri,
- il rischio che i paesi più lenti vengano percepiti dall’elettorato come inferiori, anche se questi, in seguito, avrebbero raggiunto i medesimi risultati dei paesi più veloci, ovviamente con maggiore sforzi. .
Nel primo capitolo si parlerà sia del processo storico politico che ha condotto alla realizzazione dell’Unione Europea (UE) (Trattato di Maastricht, direttive più importanti), sia degli obiettivi che si prefigge l’UE. Verrà inoltre, fornita anche una trattazione degli organi dell’UE, soffermandosi sui principali cambiamenti avvenuti in Italia in seguito al processo di integrazione.
Dopo aver fornito un quadro generale dello scenario europeo, si analizzeranno, nel secondo capitolo, i costi e i benefici derivanti dall’UE, al fine di constatare se i vantaggi di tale unione ne possano compensare i costi.
Si tratterà, in particolare della teoria delle aree monetarie ottimali e dei costi e benefici che derivano dall’adozione di una moneta unica.
Più specificatamente, l’area monetaria ottimale è un concetto teorico riferibile ad una regione economica avente le caratteristiche, alternativamente:
- di sufficiente omogeneità, atta a garantire che una politica monetaria unica sia appropriata per tutta la regione;
- di elevata mobilità del lavoro da permettere che l’economia fronteggi situazioni di emergenza economica localizzata, senza registrare alti livelli di disoccupazione.
Se l’UE, o un suo sotto insieme, costituiscano un’area valutaria ottimale, è un tema lungamente dibattuto in sede accademica.
Successivamente, nel capitolo tre, verrà trattata in maniera analitica la Banca Centrale Europea (BCE), e il Sistema Europeo di Banche Centrali (SEBC), osservando la sua operatività, ed in particolare, analizzando le sue funzioni, i suoi obiettivi (in termini di stabilità di prezzo) e strumenti. Si parlerà anche dell’azione della Banche Centrali, in una via di mezzo, per così dire tra arbitrio e discrezionalità.
Prima, però di esaminare la BCE, si tratterà della perdita dell’autonomia in tema di politica monetaria per i singoli Stati e della politica monetaria unica svolta dalla BCE e dal SEBC.

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3 Introduzione: In questo lavoro, si vuole analizzare ed approfondire lo scenario che scaturirà con l’introduzione della moneta unica e, quindi, con la creazione dell’UME. Caratteristica fondamentale del nuovo contesto che si verrà a creare, è la presenza di un’unica politica monetaria, di competenza della Banca Centrale Europea (BCE), e di conseguenza l’adozione di una moneta unica, venendo così i singoli stati a perdere uno strumento importante di politica economica. A proposito della moneta unica, il Presidente della Banca Centrale Europea (BCE), l’olandese Win Duisemberg, ha affermato: “Spero che l’Euro possa diventare il simbolo unificante per gli europei. La politica monetaria, normalmente parte essenziale delle sovranità nazionali, sarà decisa da un’istituzione veramente europea, la BCE. Questa sarà una grande sfida. L’Euro diventerà una moneta che guadagnerà valore nel tempo, contribuendo alla costruzione di un’Europa stabile, prospera e pacifica 1 ”. Per quanto concerne invece, la politica di bilancio, i singoli Paesi goderanno di una minore autonomia, dal momento che gli eventuali shocks negativi di un Paese si potranno ripercuotere più velocemente sugli altri. Per evitare tale possibile scenario negativo, i Paesi partecipanti hanno elaborato il Patto di stabilità, stabilendo in esso, dei criteri e dei limiti a cui devono attenersi.

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