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La Mindfulness come incontro tra psicologia, neuroscienze e psicoterapia: una prospettiva terapeutica nella disregolazione emozionale

Informazioni tesi

  Autore: Alberta Ponte
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia clinica e di comunità
  Relatore: Giorgio  Nespoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 151

Nel contesto socio-culturale degli ultimi anni, il concetto di meditazione ha incontrato sempre maggiori consensi: si assiste ad un continuo proliferare di corsi, seminari, workshops che illustrano ed insegnano questo metodo con l'obiettivo del raggiungimento di un sempre maggiore benessere. Pare proprio che la meditazione sia entrata a pieno titolo nel mondo occidentale e che sia stata abbracciata dalla psicologia e dalla medicina come strumento utile a migliorare la qualità della vita delle persone sia per integrare gli strumenti terapeutici esistenti nella cura del disagio psicologico.
Il concetto di mindfulness condensa in sé queste tendenze e viene utilizzato quando ci si vuole riferire alla consapevolezza dei propri pensieri, alla presenza mentale, all'accoglimento della propria esperienza nel momento presente. Jon Kabat-Zinn, fondatore e direttore della clinica per la riduzione dello stress dell'Università del Massachusetts, la definisce “il processo di prestare attenzione in modo particolare, intenzionalmente, in maniera non giudicante, allo scorrere dell'esperienza nel presente, momento dopo momento” (Kabat-Zinn 1994).
Il mio interesse per la mindfulness è nato partecipando ad alcuni seminari sul tema, ed è cresciuta in me la curiosità di approfondire quanto e come la meditazione potesse essere applicata per alleviare le sofferenze.
Gli studi a dimostrazione della validità della mindfulness sono moltissimi e tutti molto interessanti. La tecnica nasce in oriente e come tale è sbarcata da noi, tuttavia, per dimostrare di essere una pratica valida e generalizzabile, è stato necessario il superamento del rigore della ricerca scientifica ed un adeguato processo di sistematizzazione, così da inquadrarla nelle categorie di significato tipiche del pensiero occidentale e tradotta nel linguaggio scientifico.
Alla fine, pur mantenendo inalterata la sua esecuzione pratica ed i suoi effetti terapeutici, è stata validata solo in parte e praticata nell'ambito della cura sia fisica che mentale senza una piena accettazione come terapia se non pionieristica o sperimentale.
Questa è la ragione che mi ha portata alla ricerca di una validazione delle tecniche di meditazione attraverso l'analisi di molte ricerche scientifiche che prospettano molti possibili ambiti di applicazione, su quali disturbi specifici mostra la propria efficacia e quali sono gli elementi che ne consentono l'azione, nonché l'analisi dei correlati neurofisiologici a supporto dei risultati.
Durante la mia ricerca bibliografica ho trovato parecchio materiale sull'uso clinico della mindfulness e ho svolto il mio lavoro con l'obiettivo di definire il significato della pratica di consapevolezza offrendo informazioni che mirano a chiarire la sua genesi, le fasi attraverso le quali è giunta ad interessare la medicina e la psicologia, i suoi correlati neuro-fisiologici, fino alla sua applicazione in ambito psicoterapeutico con particolare riferimento alle problematiche che condividono il nucleo della disregolazione emozionale.

Nel primo capitolo presenterò l'origine della mindfulness, le filosofie e le pratiche a cui si riferisce e dalle quali prende spunto, gli effetti che produce, concludendo poi con un confronto tra la visione orientale e la visione occidentale.

Nel secondo capitolo prenderò in esame le modalità di funzionamento della nostra mente e come la mindfulness agisca su di essa.

Nel terzo capitolo presenterò una disamina sul come la mindfulness sia utilizzata per promuovere il benessere psicologico e quali siano perciò le modificazioni che si possono registrare quando la persona è in uno stato mindful. Sempre all'interno di questo capitolo farò una breve rassegna degli strumenti utilizzati per valutare gli effetti della consapevolezza.

Il quarto capitolo sarà dedicato alla presentazione dei correlati neurofisiologici della meditazione di consapevolezza, attraverso gli studi di neuro-imaging, sia funzionale che strutturale, che mostrano quali sono le regioni cerebrali ad essere associate ai meccanismi di consapevolezza.

Nel quinto capitolo tratterò la relazione tra la disregolazione emozionale e la mindfulness, analizzando, nello specifico, le evidenze neurofisiologiche e i cambiamenti comportamentali indotti dalla pratica di consapevolezza.

Il sesto capitolo sarà dedicato all'analisi dei benefici della mindfulness sulle funzioni superiori della nostra mente: sulle capacità cognitive, con particolare riferimento all'attenzione e alla memoria.

Nel settimo capitolo passerò in rassegna le psicoterapie basate sulla mindfulness e i protocolli mindfulness-based.

L'ottavo ed ultimo capitolo tratterà di uno studio riguardante l'applicazione della mindfulness per trattare l'abuso di sostanze.

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INTRODUZIONE Nel contesto socio-culturale degli ultimi anni, il concetto di meditazione ha incontrato sempre maggiori consensi: si assiste ad un continuo proliferare di corsi, seminari, workshops che illustrano ed insegnano questo metodo con l’obiettivo del raggiungimento di un sempre maggiore benessere. Pare proprio che la meditazione sia entrata a pieno titolo nel mondo occidentale e che sia stata abbracciata dalla psicologia e dalla medicina come strumento utile a migliorare la qualità della vita delle persone sia per integrare gli strumenti terapeutici esistenti nella cura del disagio psicologico. Il concetto di mindfulness condensa in sé queste tendenze e viene utilizzato quando ci si vuole riferire alla consapevolezza dei propri pensieri, alla presenza mentale, all’accoglimento della propria esperienza nel momento presente. Jon Kabat-Zinn, fondatore e direttore della clinica per la riduzione dello stress dell’Università del Massachusetts, la definisce “il processo di prestare attenzione in modo particolare, intenzionalmente, in maniera non giudicante, allo scorrere dell’esperienza nel presente, momento dopo momento” (Kabat-Zinn 1994). Il mio interesse per la mindfulness è nato partecipando ad alcuni seminari sul tema, ed è cresciuta in me la curiosità di approfondire quanto e come la meditazione potesse essere applicata per alleviare le sofferenze. Gli studi a dimostrazione della validità della mindfulness sono moltissimi e tutti molto interessanti. La tecnica nasce in oriente e come tale è sbarcata da noi, tuttavia, per dimostrare di essere una pratica valida e 7

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neuroscienze
mindfulness
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