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Il dialetto siciliano, tra grecità e latinità. Lo strato bizantino

Informazioni tesi

  Autore: Sabrina Perrone
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere Classiche
  Relatore: Marina Calogera Castiglione
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 50

Lo studioso Varvaro considera errata l’idea che, una volta divenuta provincia romana, la Sicilia abbia subito il processo di latinizzazione. Gli indizi per valutare la situazione linguistica sono scarsi ma la presenza di legende greche, il fatto che Cicerone nomina il suo interprete Valerius ad linguam graecam a proposito di appalti delle decime di Lipari e di una lettera agrigentina fa pensare che alla persistente lingua alta, il greco, si fosse sovrapposta un’altra lingua alta, il latino, che sembra però limitata all’uso interno dell’amministrazione.
Che il greco fosse lingua di moda in uso presso tutta la classe alta dell’isola pare indiscutibile: greci sono i nomi di tutti i siciliani menzionati da Cicerone e stando alle affermazioni dello storico Finley, alla fine dell’età repubblicana, anche la maggior parte degli schiavi era di lingua greca. Quest’ultimo dato è relativo al fatto che, in ogni società schiavista, il determinarsi della solidarietà di classe costringe ad accettare una lingua di scambio che costituisca un mezzo di comunicazione minimo tra genti di varia provenienza e vario livello sociale. Dunque è ovvio che nel caso degli schiavi siciliani tale lingua dovette essere il greco. In età repubblicana il latino in Sicilia era parlato solo da pochi dipendenti dell’amministrazione romana, quindi non si è avuta diffusione della lingua sopraindicata. È difficile affermare cosa sia rimasto delle lingue preromane e anelleniche nel primo secolo ma in un contesto sparso, con consistente presenza di pastori è verosimile che le reti idi interazioni siciliane fossero in parte assai limitate e chiuse e permettessero perciò in alcuni casi la sopravvivenza di lingue che non fossero né il greco né il latino. Per un certo tempo però l’originaria situazione di mosaico linguistico dovette tornare a vantaggio del greco e anche sotto il governo romano. Varvaro, non condividendo il punto di vista di Finley quando afferma «Tutti i siciliani di allora avevano come lingua madre il greco, qualsiasi fosse la loro origine nel lontano passato», sostiene che la diversitas linguistica in senso diatopico e diastratico si sarà senza dubbio semplificata ma non scomparendo in toto perché il latino era pur presente in modo più sensibile sull’asse diastratico che su quello diatopico ma era comunque una lingua madre di un certo numero di siciliani.

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7 Capitolo I Grecità e latinità in Sicilia 1.1 La colonizzazione greca Da millenni il mondo mediterraneo rappresenta uno dei principali scenari dei movimenti della popolazione e la circolazione di grandi masse umane è divenuta una delle caratteristiche specifiche di questa regione del mondo. Delle diverse civiltà che si sono succedute in Sicilia permane tuttora indelebile l’impronta dell’Ellade e lo stanno a testimoniare la magnificenza dei templi sicelioti di Selinunte, Agrigento, Imera, Siracusa, i resti grandiosi degli antichi teatri di Siracusa, Segesta, Tindari, Acre, Eraclea Minoa, Eloro. L’opinione, più volte, e anche di recente, avanzata da archeologi e storici, secondo la quale la Sicilia sarebbe stata compresa nell’orbita della civiltà minoica e micenea, già all’epoca della talassocrazia cretese, sfugge al controllo del linguista che non voglia lavorare di fantasia. 3 Il nome di Heraclea Minoa (Ἡράκλεια Μινῴα), fondata verso il VI secolo a.C. dai Megaresi di Selinunte, ci dice indubbiamente che il culto di Ἡρακλἤς fu introdotto in Sicilia da colonizzatori greci provenienti da Megara di Grecia e che l’attributo di Μινῴα ripete il nome di un’isoletta posta di fronte alla città greca. Lo stesso vale per la leggenda relativa alla fondazione, nel territorio agrigentino, della fortezza di Καμικός 4 sede del re sicano Κώκαλος e dinanzi alla quale sarebbe venuto Μίνως per inseguire Δαίδαλος 5 dove Καμικός e Κώκαλος “Σικάνός βασιλέυς” rappresentano l’elemento indigeno e Δαίδαλος e Μίνος l’elemento importato dai Greci a Καμικός. Parlando della fortuna della grecità linguistica in Sicilia è bene conoscere il movimento migratorio del secolo VIII a.C. che rappresenta un momento fondamentale per tutta la Sicilia: è il periodo della colonizzazione greca. L’interesse per la Sicilia da parte dei Greci è molto antico e già in fase di precolonizzazione la Sicilia rientra nelle rotte micenee verso occidente alla ricerca di metalli, rotte indicate nei testi omerici col sintema “mare colore del vino”. Omero conosce la Sicilia come Sikanie 6 e di Sikania parla pure Erodoto 7 . 3 G. Alessio,1970, p.13. 4 Diodoro Siculo, Biblioteca Storica, IV, 78,2. 5 Voce greca connessa con δαιδάλλω «lavoro artisticamente», forma con raddoppiamento intensivo; Boisaq, p.161; Walde-Hofmann, Lew. I, p.364 sgg. 6 Omero, Odissea, XXIV v. 307. 7 Erodoto, Storie, VII par. 170.

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