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Wound care: responsabilità professionale e revisione critica sull utilizzo del miele nella cura delle ferite croniche

Informazioni tesi

  Autore: Thomas Monni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Scienze Infermieristiche
  Relatore: Maria Innocenzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

Le lesioni cutanee, soprattutto quelle di tipo cronico in questi ultimi anni, il loro ha portato a tantissime scoperte utili per il loro trattamento.
Il problema delle lesioni cutanee è una piaga sociale di grande rilevanza, ciò é riscontrabile sia in ambiente ospedaliero che in ambiente domiciliare.
La vita media di una persona è aumentata, nel 1880 si raggiungevano al massimo 35 anni sia per uomini che per le donne, oggi, grazie allo sviluppo della medicina e delle conoscenze scientifiche, le donne riescono ad arrivare ad un’età di oltre 80 anni mentre per gli uomini si riesce a raggiungere un’età media di 74 anni.
Con l’aumentare dell’età anche le malattie cronico degenerative sono aumentate e sono spesso correlate ad altre situazioni come la sindrome da allettamento, con inattività prolungata, atrofia muscolare, malnutrizione, incontinenza urinaria e fecale, disabilità, le patologie metaboliche come il diabete o le malattie circolatorie come l’ipertensione. Tali problematiche portano spesso il paziente ad avere lesioni cutanee.
La disabilità riguarda il 7% degli uomini fra i 65 e i 70 anni, e il 17% delle donne fra gli 80 e gli 85 anni, quella grave è più evidente negli uomini di età avanzata.
La situazione sociale delle ulcere cutanee di tipo cronico è e diventerà un grande problema di salute in futuro perché una persona su quattro ne soffrirà negli ultimi anni di vita. Il problema è mondiale e interessa soprattutto sia Europa che USA, che hanno una popolazione superiore al 20% di quella complessiva mondiale con un’età maggiore dei 65 anni.
Le ferite, soprattutto quelle complesse sono una delle cause maggiori di morte e rappresentano una grande fonte di spesa per il Sistema Sanitario Nazionale, tra queste abbiamo le lesioni da pressione che sono una delle cause maggiori di disabilità e di morte nei pazienti sia ospedalizzati che non, a causa delle infezioni o di una sbagliata gestione della ferita stessa.
Una degenza media in Italia dura all’incirca 30 giorni, mentre negli altri paesi Europei si aggira intorno ai 10-12 giorni.
L’Italia spende all’anno 900 milioni di euro, la Francia 221 milioni, Germania e Gran Bretagna 430 milioni di euro, per tutti quei pazienti che hanno bisogno di medicazioni avanzate dovute alla sindrome di allettamento prolungata e il numero in più di giorni di degenza ospedaliera.
Da qualche decennio, in Inghilterra, negli USA e in Francia, le lesioni sono diventate indicatori di qualità dell’assistenza infermieristica e, come diceva la fondatrice del sapere infermieristico, Florence Nightingale, “Se un paziente è febbrile, se un paziente è debole, se è ammalato dopo l’assunzione di cibo, se ha una piaga da decubito, la colpa è in genere non della malattia, ma del Nursing”, per cui attraverso questo elaborato si è cercato di approfondire l’argomento delle lesioni cutanee e il ruolo che il professionista infermiere esercita nel Wound Care.
L’Infermiere è il professionista sanitario che opera a 360° in vari settori della vita delle persone, ha la responsabilità generale dell’assistenza infermieristica, le aree di intervento sono: prevenzione, cura, riabilitazione ed educazione ed espleta le funzioni individuate dalle norme istituite dal relativo profilo professionale nonché dal codice deontologico ed utilizza metodologie di pianificazione per obiettivi dell'assistenza. Gli aspetti peculiari e la natura degli interventi infermieristici sono: tecnici, relazionali ed educativi. Le principali funzioni sono la prevenzione delle malattie, l’assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età e l’educazione sanitaria.
Classificare e valutare una ferita è stato e rimarrà sempre una delle fasi più importanti da mettere in atto durante il processo decisionale di assistenza relativo al trattamento del paziente con lesioni cutanee.
La ferita va ispezionata e valutata, in base all’aspetto, alla dimensione, al drenaggio, al colore, alla secrezione e alla sintomatologia dolorosa del paziente; se ci sono infezioni o segni di possibili complicanze. Prima di medicare una lesione cutanea è importante osservarla e valutarla. Affinché tale valutazione sia il più possibile oggettiva e riproducibile, è opportuno utilizzare strumenti di classificazione riconosciuti a livello internazionale. Stadiare una lesione è importante al fine di utilizzare un linguaggio comune che consenta ai vari operatori di poter comprendere e capire la lesione ed insieme decidere le strategie terapeutiche ottimizzando le risorse. Esistono diverse classificazioni anatomiche, le più utilizzate sono quelle emanate dalla EPUAP (European Pressure Ulcer Advisory Panel) e dalla NPUAP (National Pressure Ulcer Advisory Panel).

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6 Introduzione L’attenzione rivolta sempre di più alle lesioni cutanee, soprattutto quelle di tipo cronico in questi ultimi anni, ha portato a tantissime scoperte utili per il loro trattamento. Il problema delle lesioni cutanee è una piaga sociale di grande rilevanza, ciò è riscontrabile sia in ambiente ospedaliero che in ambiente domiciliare. La vita media di una persona è aumentata, nel 1880 si raggiungevano al massimo 35 anni sia per uomini che per le donne, oggi, grazie allo sviluppo della medicina e delle conoscenze scientifiche, le donne riescono ad arrivare ad un’età di oltre 80 anni mentre per gli uomini si riesce a raggiungere un’età media di 74 anni. Con l’aumentare dell’età anche le malattie cronico degenerative sono aumentate e sono spesso correlate ad altre situazioni come la sindrome da allettamento, con inattività prolungata, atrofia muscolare, malnutrizione, incontinenza urinaria e fecale, disabilità, le patologie metaboliche come il diabete o le malattie circolatorie come l’ipertensione. Tali problematiche portano spesso il paziente ad avere lesioni cutanee. La disabilità riguarda il 7% degli uomini fra i 65 e i 70 anni, e il 17% delle donne fra gli 80 e gli 85 anni, quella grave è più evidente negli uomini di età avanzata. La situazione sociale delle ulcere cutanee di tipo cronico è e diventerà un grande problema di salute in futuro perché una persona su quattro ne soffrirà negli ultimi anni di vita. Il problema è mondiale e interessa soprattutto sia Europa che USA, che hanno una popolazione superiore al 20% di quella complessiva mondiale con un’età maggiore dei 65 anni. Le ferite, soprattutto quelle complesse sono una delle cause maggiori di morte e rappresentano una grande fonte di spesa per il Sistema Sanitario Nazionale, tra queste abbiamo le lesioni da pressione che sono una delle cause maggiori di disabilità e di morte nei pazienti sia ospedalizzati che non, a causa delle infezioni o di una sbagliata gestione della ferita stessa. Una degenza media in Italia dura all’incirca 30 giorni, mentre negli altri paesi Europei si aggira intorno ai 10-12 giorni. L’Italia spende all’anno 900 milioni di euro, la Francia 221 milioni, Germania e Gran Bretagna 430 milioni di euro, per tutti quei pazienti che hanno bisogno di medicazioni avanzate dovute alla sindrome di allettamento prolungata e il numero in più di giorni di degenza ospedaliera.

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Parole chiave

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