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La ''Gazzetta piemontese'' (1797-1798)

Informazioni tesi

  Autore: Massimo Iberti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Luciano Guerci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 235

Nella tesi ho evidenziato gli aspetti che rivalutano l'interesse per un giornale sino a quel momento considerato soltanto come repertorio di notizie.
La lettura della "Gazzetta" ha rivelato una significativa varietà relativamente alla tipologia dell'informazione fornita da una redazione che recepiva e stimolava la domanda di cultura e la curiosità del lettore per gli eventi mondani e per i fatti di costume dell'Europa di fine Settecento.
L'interesse è ancora più grande se consideriamo che il compilatore, attraverso la selezione, la classificazione e l'elaborazione della notizia, trasformava il giornale da bollettino di informazione in veicolo di orientamento politico del lettore, orientamento funzionale al regime sabaudo, di cui la "Gazzetta" era espressione.

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4 INTRODUZIONE Nel Piemonte del XVIII secolo la rigida censura statale, parallelamente a quella ecclesiastica, ostacolava e scoraggiava le iniziative nel campo della stampa periodica. Vittorio Amedeo II inaugurò la stagione delle riforme ma, esercitando un forte controllo sul processo innovativo, impedì alle riforme stesse di costituire l’occasione di dar vita ad un libero dibattito sulle questioni politiche, sociali e culturali del tempo. Il clima ostile a qualsiasi attività giornalistica promossa dal basso raggiunse il culmine durante il regno di Carlo Emanuele III, che si distinse per una politica tendente all’accentramento delle istituzioni culturali nella capitale, al fine di imbrigliare meglio la ”repubblica letteraria”. Tuttavia è errato ritenere il Piemonte del Settecento un ambiente culturalmente povero ed emarginato dai dibattiti che appassionavano gli intellettuali d’Europa. Seppure in ritardo rispetto ad altre regioni italiane, il regno di Sardegna, tra la metà degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta, visse una felice stagione di fermento culturale che gli permise di uscire gradualmente dall’isolamento. Salito al trono nel 1773, Vittorio Amedeo III si mostrò più aperto del padre alle istanze di autonomia associativa provenienti dalla società civile, favorendo l’avvio di un breve ma intenso periodo di rinnovamento culturale: a Torino nacque

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