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La cessione delle azioni di pertinenza della massa nel diritto fallimentare

La cessione delle azioni di pertinenza della massa è una fattispecie introdotta con le riforme del diritto fallimentare del 2006/07, prevista nel concordato fallimentare ex art. 124, a cui è affiancata la cessione delle azioni revocatorie come forma di liquidazione dell'attivo fallimentare, art. 106 l. fall. La tesi propone uno studio sulla natura delle azioni di pertinenza della massa, in particolare con riferimento alla centralità della legittimazione del curatore a introdurre l'azione e alla finalità reintegratoria del patrimonio del fallito come elementi distintivi tipici, per poi passare alla valutazione delle due fattispecie principali, cioè la cessione delle revocatorie come forma di cessione dell'attivo patrimoniale, da un lato, e la cessione delle azioni di pertinenza della massa come patto di concordato, dall'altro, proponendo anche uno spunto di riflessione sulla posizione dell'assuntore di concordato, sia fallimentare che preventivo. Infine la tesi si propone anche l'obiettivo di sciogliere alcuni nodi riguardo alla natura della suddetta cessione, da intendersi come il trasferimento al cessionario del diritto di rivalersi sul ricavato in esecuzione forzata del bene oggetto dell'atto di disposizione revocato; poi sulla necessità di non arrecare pregiudizio al convenuto in revocatoria per il solo fatto dell'intervenuta cessione, relativamente sia al credito nascente dall'avvenuta restituzione del bene oggetto dell'atto revocato, sia relativamente agli eventuali diritti di credito derivanti dal pagamento delle spese processuali qualora il convenuto in revocatoria non risulti soccombente.

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Introduzione Uno degli elementi caratteristici del diritto fallimentare è la presenza contestuale di una molteplicità di interessi tra loro contrapposti che difficilmente possono essere soddisfatti nella loro interezza. Il legislatore ha sempre proposto, anche se con forme e modi differenti, vari strumenti volti al garantire alla massa creditoria la maggior soddisfazione possibile, non sempre però questi sono risultati adeguati allo scopo perseguito, tanto che giurisprudenza e dottrina sovente sono dovute intervenire per rimuovere le varie carenze normative. In questo contesto si inserisce la cessione dell'azione revocatoria, figura che nasce originariamente su una spinta giurisprudenziale e di parte della dottrina, non essendo prevista nei codici del commercio del 1865 e del 1882, che fu poi recepita dal legislatore del 1942, il quale, nella redazione della legge fallimentare, la inserì espressamente. L'interesse sotteso a tale fattispecie era sostanzialmente volto alla semplificazione della cessione del patrimonio dell'imprenditore insolvente all'interno del concordato fallimentare, garantendo l'accesso anche a elementi potenzialmente facenti parte dell'attivo che ancora non erano stati ottenuti dalla procedura. Il legislatore ha poi ulteriormente ampliato tale disciplina con le riforme intercorse tra il 2005 e il 2007, “allargando” la cessione concordataria anche alle altre azioni di pertinenza della massa e ammettendo la cessione delle azioni revocatorie anche nella fase liquidatoria fallimentare ordinaria, come parte dell'attivo disponibile. Andremo quindi a trattare in primo luogo proprio delle azioni della massa, non indicando il legislatore quali esse siano. Non sempre 1

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Lamberto Riccetti Contatta »

Composta da 150 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 869 click dal 12/05/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

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