Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Guida sotto l’effetto della droga cannabis: il ruolo del laboratorio di analisi chimico-tossicologiche

Quanto intrapreso per la preparazione della tesi qui presentata ha prodotto risultati degni di nota al fine di evidenziare il decisivo contributo del Laboratorio di Analisi Chimico-Tossicologiche laddove sia necessario acclarare stati di guida sotto l’effetto di preparazioni attive della droga cannabis.
In primo luogo perché si sono rese disponibili metodiche applicabili al solo campione biologico adeguato nell’ambito specifico, vale a dire il sangue: gli esiti dei modi operativi da noi predisposti per la ricerca ed il dosaggio del principio attivo della cannabis e del suo principale metabolita nel campione ematico hanno prodotto risultati del tutto affidabili in termini di sensibilità e di specificità. In tal senso ha giocato ruolo decisivo l’utilizzo di una metodica di tipo gascromatografico con rivelazione di massa che rappresenta una vera e propria panacea nell’analisi chimico-tossicologica.
Poi, perché quanto predisposto “in vitro” ha avuto modo di essere applicato a campioni ematici reali di soggetti risultati positivi ai preliminari accertamenti eseguiti sull’urina. Abbiamo osservato che nel sangue di 7 dei 16 giovani che erano rimasti vittime di incidenti del traffico e che avevano introdotto nell’organismo il principio stupefacente tetraidrocannabinolo, questo composto era ancora presente insieme col suo principale metabolita inattivo, potendo così individuare senza ombra di dubbio una sua attualità d’uso. I rimanenti soggetti non stavano, invece, conducendo il loro automezzo sotto l’azione della cannabis ma, in più casi, manifestavano livelli misurabili, o eccedenti la norma, di altre molecole disabilitanti.
Siffatti rilievi sono senza dubbio del tutto adeguati a soddisfare le esigenze del Pubblico Ministero quando predispone l’attribuzione di incarichi di consulenza in merito al dettato dell’art. 187 del Nuovo Codice della Strada (guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti). Vale plaudire all’intervento della Magistratura allorchè prevede, come nei casi controllati, il sequestro e l’analisi del sangue, dal momento che, come già detto, né l’urina né la saliva, ancorchè liquidi biologici acquisibili mediante prelievo non invasivo, consentirebbero di essere esaustivi nell’ambito specifico. Né alcuna informazione utile potrebbe provenire dall’analisi del capello, matrice organica capace di conservare memoria di assunzioni pregresse di preparati della cannabis, come è stato documentato in uno dei soggetti controllati. L’analisi del capello trova, invece, proficua applicazione in altre situazioni connesse con la conduzione di autoveicoli, in particolare nel rilascio/rinnovo della patente di soggetti che hanno avuto “contatti” con sostanze stupefacenti.
In definitiva il Laboratorio di Analisi Chimico-Tossicologiche, semprechè possa esercitare la propria azione bioanalitica sul campione ematico, si configura come partner irrinunciabile dell’Autorità Giudiziaria nella produzione di risultati con valenza amministrativa e medico legale (che possiedano dunque valore di prova) nell’accertamento dell’attualità d’uso di preparazioni della cannabis (e di altre sostanze stupefacenti) capaci di produrre alterazioni psico-fisiche che connotano uno stato di inabilità nella conduzione di veicoli a motore.

Mostra/Nascondi contenuto.
INTRODUZIONE L’azione della Magistratura volta ad individuare situazioni di “Guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti”, trae elementi decisionali irrinunciabili dall’acquisizione di dati chimico-tossicologici del tutto affidabili in termini di sensibilità e di specificità analitiche. La specificità degli accertamenti di laboratorio non può, però, prescindere dal controllo del campione biologico che per definizione rappresenta il momento dell’attualità d’uso dello xenobiotico, vale a dire il sangue. Solo il ritrovamento del principio ad azione stupefacente (non certo di suoi eventuali metaboliti inattivi sotto il profilo farmaco-tossicologico) in questo liquido organico consentirà pertanto di porre diagnosi di esistenza di effetti psicosomatici capaci di alterare le capacità di conduzione di veicoli a motore. Questo per mettere bene in evidenza che i risultati prodotti dall’esame delle urine, senz’altro utilmente indicativi del consumo di sostanze dell’abuso, non sono in alcun modo significativi per documentare stati di inidoneità alla conduzione di autoveicoli nel momento dell’accertamento da parte delle Forze dell’Ordine, avuto riguardo al fatto che il ritrovamento degli xenobiotici e loro metaboliti oggetto dell’indagine di laboratorio può in molti casi avere luogo dopo che lo stupefacente ha ormai abbandonato il torrente circolatorio e non è dunque più in grado di manifestare la propria attività. Esistono tuttavia problemi talora insormontabili nell’analisi del sangue, liquido organico che può essere raccolto (diversamente dall’urina) solo a seguito di prelievo di tipo invasivo. Un siffatto prelievo può essere realizzato solo a seguito del consenso fornito dall’interessato (a meno che non si debba eseguire con finalità cliniche). Ne deriva che il conducente di [ ] 6

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Pilade Cortellazzi Contatta »

Composta da 82 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 575 click dal 19/05/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.