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La subcultura dello yaoi/Boys’ Love in Italia: Omoerotismo, creatività e interazioni sociali nel fandom femminile

Informazioni tesi

  Autore: Simone Benedetti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Civiltà Orientali
  Relatore: Toshio Miyake
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 167

Questa tesi si propone di indagare il fandom italiano relativo al fenomeno dello yaoi/Boys’ Love, originatosi in Giappone negli anni Settanta come prodotto della subcultura otaku. Nonostante spesso tra le stesse appassionate italiane questi due termini vengano utilizzati indiscriminatamente come sinonimi, in Giappone sono ben distinti. Infatti, si definisce yaoi quel genere di produzione amatoriale a carattere parodico prevalentemente creato da donne per un pubblico femminile, nel quale vengono rappresentati in relazioni romantiche non intenzionali personaggi maschili tratti da anime, manga e videogiochi; mentre si distingue il Boys’ Love (d’ora in poi BL) come equivalente di questo genere, ma con opere, storie e personaggi originali soprattutto di destinazione commerciale.
Lo studio inizia con una panoramica sulle modalità mediante le quali le nuove tecnologie hanno cambiato le dinamiche di fruizione, produzione e ridistribuzione dei contenuti mediatici, trasformando gli appassionati appartenenti alle correnti subculturali in prosumer (al tempo stesso produttori e consumatori), dando vita a una nuova forma di cultura partecipativa “dal basso”. Inoltre, si introduce l’argomento principale dell’elaborato attraverso gli studi sullo yaoi/BL e i vari approcci (psicanalitico, rappresentazione delle minoranze sessuali, mediatico, queer e comunitario) utilizzati finora per spiegare questo fenomeno da più punti di vista in Giappone.
Successivamente, si ripercorre l’evoluzione di un fenomeno ormai consolidato in Giappone e non più subculturale, partendo dalle sue origini negli anni Settanta con la nascita del genere manga shōnen’ai 少年愛 (lett. “amore tra ragazzi”) e con la comparsa dei primi grandi eventi di ritrovo che offrivano la possibilità di vendere e scambiare i propri lavori amatoriali negli anni Ottanta. Si procede poi con l’analisi della subcultura che si dedica al consumo e alla produzione di questo genere, in cui le fan giapponesi si identificano ironicamente come fujoshi (腐女子, lett. “donne avariate”). Una delle attività caratterizzanti di questa subcultura è il coupling o “accoppiamento”: l’interpretazione dei riferimenti impliciti al potenziale erotico-emotivo presente tra i personaggi delle opere commerciali e la loro re-immaginazione in storie omoerotiche per la ricerca di sentimenti di tipo moe. Il termine moe 萌え (dal verbo moeru, lett. “germogliare”; omofono di “bruciare”) è un neologismo gergale nato negli anni Novanta tra le subculture otaku, diventato un elemento della cultura di massa giapponese dell’ultimo decennio Nonostante sia ambiguo e di difficile definizione, il moe può essere riassunto come «una reazione euforica di affetto verso dei personaggi fittizi o verso loro rappresentazioni» .
Con queste premesse, si arriva a tracciare la storia dell’affermazione globale della pop culture giapponese e delle altre forme di produzione omoerotica maschile da parte del pubblico femminile, che hanno prodotto un terreno fertile per la ricezione di questa subcultura nel contesto socioculturale italiano. Infine, viene presentato il “Questionario sullo yaoi e il Boys' Love in Italia”, diffuso in rete su scala nazionale da giugno a ottobre 2015 . Questo sondaggio è finalizzato all’analisi dei dati raccolti su un totale di 2.623 risposte per fornire un primo profilo delle fan italiane – di cui buona parte si definiscono yaoiste – e verificare le ragioni che le spingono a fruire/produrre il genere ed osservare, ove possibile, le eventuali differenze con le loro controparti nipponiche. Inoltre, per comprendere meglio questo fenomeno, si è deciso di effettuare dapprima un lavoro di intervista con dieci partecipanti del questionario e successivamente delle sessioni di osservazione partecipante condotte in un gruppo di tre fan da ottobre a dicembre 2015 a Venezia, opportunamente integrate nei risultati del questionario.
L’ipotesi di fondo è che le yaoiste (comprese le fan che non si riconoscono in questa etichetta) esercitino le loro attività mediante lo yaoi/BL non solamente come strumento di fuga dalla realtà, ma soprattutto per riuscire a vivere serenamente la loro sessualità (slegata da pregiudizi e imposizioni di una società basata un’egemonia maschile ed eteronormativa). Con questa ricerca si è voluto verificare questa ipotesi, ponendo particolare attenzione al carattere creativo delle pratiche culturali, comunicative e sociali messe in atto nell’ambito subculturale italiano, ancora del tutto trascurato dalla ricerca accademica. Lo scopo finale è quello di delineare cosa significhi per le appassionate vivere quotidianamente lo yaoi/BL, un’esperienza ancora stigmatizzata come comportamento deviante da una buona parte del pubblico esterno, sia adulto che giovanile.

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IV ABSTRACT Questa tesi si propone di indagare il fandom italiano relativo al fenomeno dello yaoi/Boys’ Love, originatosi in Giappone negli anni Settanta come prodotto della subcultura otaku. Nonostante spesso tra le stesse appassionate italiane questi due termini vengano utilizzati indiscriminatamente come sinonimi, in Giappone sono ben distinti. Infatti, si definisce yaoi quel genere di produzione amatoriale a carattere parodico prevalentemente creato da donne per un pubblico femminile, nel quale vengono rappresentati in relazioni romantiche non intenzionali personaggi maschili tratti da anime, manga e videogiochi; mentre si distingue il Boys’ Love (d’ora in poi BL) come equivalente di questo genere, ma con opere, storie e personaggi originali soprattutto di destinazione commerciale. Lo studio inizia con una panoramica sulle modalità mediante le quali le nuove tecnologie hanno cambiato le dinamiche di fruizione, produzione e ridistribuzione dei contenuti mediatici, trasformando gli appassionati appartenenti alle correnti subculturali in prosumer (al tempo stesso produttori e consumatori), dando vita a una nuova forma di cultura partecipativa “dal basso”. Inoltre, si introduce l’argomento principale dell’elaborato attraverso gli studi sullo yaoi/BL e i vari approcci (psicanalitico, rappresentazione delle minoranze sessuali, mediatico, queer e comunitario) utilizzati finora per spiegare questo fenomeno da più punti di vista in Giappone. Successivamente, si ripercorre l’evoluzione di un fenomeno ormai consolidato in Giappone e non più subculturale, partendo dalle sue origini negli anni Settanta con la nascita del genere manga sh ōnen’ai 少年愛 (lett. “amore tra ragazzi”) e con la comparsa dei primi grandi eventi di ritrovo che offrivano la possibilità di vendere e scambiare i propri lavori amatoriali negli anni Ottanta. Si procede poi con l’analisi della subcultura che si dedica al consumo e alla produzione di questo genere, in cui le fan giapponesi si identificano ironicamente come fujoshi (腐女子, lett. “donne avariate”). Una delle attività caratterizzanti di questa subcultura è il coupling o “accoppiamento”:

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Parole chiave

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