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Il delitto di tortura in Italia. Dall'habeas corpus alla norma penale

L’introduzione del delitto di tortura in Italia è al centro di un dibattito che prosegue in sede politica da oltre un trentennio, senza pervenire a un punto di approdo. Il monito della dottrina si leva unanime per denunciare l’inadempimento degli obblighi internazionali da parte dell’Italia. I termini della questione sono sempre i medesimi: da un lato, il nostro Paese nel 1984 ha sottoscritto in sede ONU la Convention against Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment, con la quale si è impegnato ad introdurre la fattispecie delittuosa di tortura nell’ordinamento penale interno, dall’altro lato, la perdurante inadempienza del legislatore manifesta i suoi più drammatici risvolti ogniqualvolta si traduce nella sostanziale impunità di chi adotta comportamenti riconducibili alla fattispecie tortura.

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47 2.1.Una retrospettiva storica. Terminata l’analisi della disposizione costituzionale relativa alla inviolabilità della libertà personale, prima di esaminare la proposta di legge sulla introduzione del reato di tortura, attualmente in discussione presso le due Camere del Parlamento, nelle pagine che seguono si intende tracciare un percorso a ritroso nel tempo, a partire dai lavori dell’Assemblea costituente, per giungere nella Inghilterra del 1215, anno in cui trovò la sua compiuta formulazione l’habeas corpus right, all’interno della Magna Charta Libertatum. Scopo di questa ricostruzione storica è quello di mettere in luce le diverse pregnanze di significato che hanno interessato il diritto di libertà personale, nei vari documenti che ne hanno sancito la tutela, e il differente sostrato sociale e filosofico nel cui contesto tali documenti hanno avuto origine, fino alla possibile individuazione di un nucleo essenziale, che possa configurarsi come contenuto minimo del diritto. Prima tappa della retrospettiva proposta è dunque il riepilogo del vivace dibattito sviluppatosi in seno all’Assemblea costituente, circa i contenuti e la formulazione dell’articolo 13. Verranno esaminati alcuni interventi, al fine di evidenziare il pluralismo ideologico e politico che ha caratterizzato tutta l’attività dei Padri costituenti. In seguito l’attenzione verterà sull’articolo 26 dello Statuto Albertino, con riguardo alla sua scarsa portata garantistica e alla sua rilevanza organica nel complessivo disegno istituzionale della Carta ottriata del 1848. Il terzo paragrafo di questo percorso storico sarà incentrato sulle dichiarazioni dei diritti proclamate nel diciottesimo secolo e sulla teorica dello Stato moderno e del contratto sociale che è stata il centro

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Davide Fratta Contatta »

Composta da 281 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 605 click dal 04/08/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.