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Il microcosmo sardo: naturalismo e folklore in quattro romanzi di Grazia Deledda

Il lavoro svolto si concentra su quattro romanzi scritti nel primo quindicennio del Novecento, i quali, come abbiamo visto, presentano tutti lo stesso schema strutturale basato sul trittico tentazione-colpa-espiazione/punizione, innestato sullo sfondo paesaggistico e culturale del microcosmo sardo.
L’intento della mia tesi di laurea è quello di sviluppare uno studio analitico sulla Sardegna primitiva che il premio Nobel Grazia Deledda descrisse nei suoi più celebri romanzi. Ho preso come punto di riferimento quattro opere: Elias Portolu, Marianna Sirca, L’edera e Cenere; romanzi che rappresentano i capi saldi, insieme a Canne al vento, di una vastissima produzione letteraria dell’autrice. È evidente in questi romanzi, scritti all’apice della maturità artistica, la folgorante capacità espressiva dell’autrice che ci mostra le viscere della propria terra arrovellata tra rimorsi, colpe e le delusioni dei suoi personaggi. La Deledda si immerge nel clima e nel paesaggio tipico della sua straordinaria Sardegna, che prende vita dalle descrizioni, è costituisce un elemento determinante nella psicologia dei personaggi. L’autrice utilizza, a proprio piacimento, gli effetti climatici come si può vedere dai titoli come Canne al vento ed Il Paese del vento, dove per portare a compimento i suoi messaggi narrativi usa appunto il vento.

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Primo capitolo Marianna Sirca 1.1. Una giovinezza perduta Romanzo scritto nel pieno della maturità linguistica della Deledda, porta come titolo il nome della protagonista Marianna Sirca, una giovane donna adulta della Sardegna dei primi anni del XX secolo. È proprio la figura femminile, in quest’opera, che la Deledda vuol far prevalere con dei tratti distintivi rispetto agli altri suoi scritti. Il romanzo è un suo omaggio all’incontaminata bellezza del paesaggio della Barbagia, una terra che si estende nell’entroterra nuorese per chilometri e chilometri. Un territorio selvaggio dove i personaggi crescono e vivono una vita dura e piena di sacrifici, in continua lotta per sopravvivere non soltanto alle avversità che la natura spontaneamente regala, ma anche per far fronte alle innate cattiverie che l’uomo imperterrito impone. I personaggi deleddiani sono trascinati dall’ineluttabilità del loro destino e dalle loro passioni ancestrali, restando così imprigionati in un lembo di terra attanagliato dal passato, e che ancora non lascia spazio al moderno. Un mondo in cui le feroci passioni e le brevi ma impetuose fantasie generano un’antica drammaticità che governa ogni umana determinazione. La società in cui vive, Marianna Sirca, è ancora divisa gerarchicamente in strati sociali che si mescolano senza mai confondersi gli uni con gli altri: la società della tanca barbaricina divisa nelle tre categorie principali di padroni, servi e briganti. Al denaro, alle sue necessità, alle fatiche per mantenerlo si assoggettano i padroni (così va letto il sacrificio della giovinezza di Marianna in cambio di una fortuna familiare); al suo valore, al valore del potere che inevitabilmente conferisce si piegano i servi. In posizione intermedia si collocano i banditi che, di provenienza spesso servile (il caso, nel romanzo, di Simone Sole), osano almeno sognare uno status diverso, una libertà che ai padroni dà solo e parzialmente il denaro, ma pagando poi per questo sogno, e la 2

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Emanuele Vinci Contatta »

Composta da 40 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 208 click dal 20/09/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.