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Il Restauro del Moderno – Il caso tipo dell’ex Cinema Ariston di Piazza Armerina

Informazioni tesi

  Autore: Marco Raffiotta
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: UKE - Università Kore di Enna
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Maria Teresa Campisi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 89

La tesi di laurea, esamina la tematica del restauro del moderno per cercare di chiarire al meglio il significato e la posizione che esso ha all’interno della cultura architettonica contemporanea. Le questioni legate alla conservazione dell’eredità architettonica, vengono chiarite analizzando diversi aspetti: il concetto di moderno e di restauro del moderno, il suo rapporto con l’antico, con la tradizione e con la critica del restauro, l’analisi delle problematiche in merito al caso studio in oggetto della presente tesi di laurea, ovvero della trasformazione, rifunzionalizzazione e restauro dell’ex Cinema Ariston di Piazza Armerina. Il tutto è stato preceduto dalla ricerca, dall’attenta analisi e studio e dalla completa storia della nascita dei cinematografi, in Italia e in Sicilia, dalle origini al secondo dopoguerra circa.
Il fenomeno dei cinematografi che hanno subìto cambi d'uso, ammodernamenti o ampliamenti delle funzioni originarie, è oggi un fatto assai comune, il tutto avvalorato dalla tipologia di impianto spaziale poco restrittivo, ma anche dalla collocazione centrale nei centri urbani. Fenomeno questo coincidente spesso con la perdita di utilità in seguito alla diffusione della televisione.
Lo studio di questa tesi sul restauro dell’ex Cinema Ariston di Piazza Armeria, si pone il problema sia della riqualificazione della zona limitrofa da un punto di vista architettonico e funzionale, sia della realizzazione di un intervento pubblico di grande valenza sociale. Tale progetto ha lo scopo di rendere la struttura polivalente: sala cinematografica e teatrale (con la sostanziale trasformazione da cinematografo monosala a multisala); sala attrezzata per la didattica teatrale; centro esposizioni e mostre temporanee.
L’intervento di maggiore priorità esecutiva è costituito dal consolidamento strutturale, nelle zone interessate dai cedimenti del terreno di riporto su cui sorge parte della struttura. Il tutto non altera assolutamente la sagoma dell’edificio ed il suo rapporto con il contesto.
Il fine ultimo della tesi è la conservazione del moderno nel contesto delle tematiche del restauro. Il gesto conservativo ha valore culturale e non può ridursi alla semplice conservazione dei segni del tempo sull’opera, né ad una sua manutenzione invasiva.
Uno degli obiettivi è fare chiarezza su una tematica molto complessa e dibattuta, non il raggiungimento di soluzioni definitive, ordinando su basi scientifiche i problemi inerenti a queste tematiche e ipotizzando infine diverse soluzioni interpretative. La tesi quindi rappresenta un contributo ad una tematica ancora poco studiata nel contesto del restauro contemporaneo.

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Il Restauro del Moderno – Il caso tipo dell’ex Cinema Ariston di Piazza Armerina Marco Raffiotta 7 CAPITOLO I Il restauro del moderno Il restauro, con i suoi due secoli, è una disciplina relativamente giovane per la quale non ha molto senso ricercare una definizione scientifica ed assoluta poiché il suo valore è relativo all’oggetto dell’intervento. L’itinerario concettuale di questa disciplina è pieno di complessità e ancora oggi la sua evoluzione procede per continue revisioni disciplinari. In essa convergono diversi aspetti: storia e arte, storia e valori, storia e progetto. È chiamata ad operare tra antinomie quali: materia/forma, forma/contenuto, natura artificio, natura/cultura, natura/storia, nuovo/antico, tradizione/progresso, creazione/ripetizione, autenticità/inautenticità, vero/falso, comprensione/precomprensione, produzione/riproduzione, libertà/necessità. 1 I parametri con cui si valuta la conservazione del patrimonio culturale sono variabili e contingenti e mutano in relazione al contesto sociale in cui è effettuato l’intervento, poiché differenti culture ed epoche storiche intraprendono scelte diverse. La metodologia è correlata alla realtà dell’oggetto di studio, all’ambiente culturale, alla reale possibilità di conservazione, che devono essere preliminari al progetto di restauro e procede sequenzialmente dall’osservazione diretta, all’attivazione di strumenti analitici per la conservazione, fino al progetto diagnostico dettagliato. Il bagaglio di valori insito in ogni monumento è capace di tramandare frammenti di vita sociale, culturale ed economica; le regole per la sua conservazione non sono generalizzabili ma vanno ricercate all’interno del medesimo monumento. Ogni intervento di restauro, poiché modifica le relazioni all’interno di ciò che esiste e ne instaura di nuove, deve essere in armonia con la conoscenza, la condivisione, la partecipazione alla storia del luogo. La conservazione deve comprendere i criteri che hanno regolato la realizzazione, la fruizione, la trasformazione di un monumento, e il restauro, prima che intervento tecnico, deve essere riconoscimento critico e culturale del suo “messaggio”. Non esiste una differente metodologia tra restauro del Moderno e restauro dell’Antico: studio storico, analisi dei materiali, rilievo, sono le tappe comuni; inoltre, se un edificio è da restaurare, non è più moderno ma è del passato, anche se prossimo. 2 Per questo, Antico e Moderno possono essere sincronici, cioè avere lo stesso valore all’interno di un sistema architettonico-temporale, e un bene culturale, anche non molto datato, anche originariamente pensato per essere distrutto, può essere ritenuto degno di conservazione nel tempo e di essere 1 Cfr. R. Masiero, Nel definire il restauro, in B. P. Torsello (a cura di), Che cos’è il restauro? Nove studiosi a confronto, Venezia, Marsilio, 2005, pp. 158-159 2 Cfr. G. Dorfles, Il restauro del Moderno rispetto all’Antico, in “Arte/Architettura/Ambiente”, settembre 2004, pp. 9-10

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Parole chiave

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