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Analisi ingegneristica dei Moduli Abitativi Provvisori: il sisma de L'Aquila del 6 Aprile 2009

Informazioni tesi

  Autore: Matteo Bagnoli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi Guglielmo Marconi
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria civile e ambientale
  Relatore: Matteo Martini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

Il 6 aprile 2009 a L’Aquila, alle ore 3:32, un grande boato squarciava la notte di quel nefasto lunedì, portando con se lutti e distruzioni. Mentre mi accingo a pubblicare il mio lavoro di tesi sul sisma de L’Aquila, mi giungono le immagini della distruzione che ha nuovamente ferito l’Italia Centrale e rivivo il dramma delle popolazioni interessate come allora, quando mi recai in Abruzzo nei luoghi colpiti dal sisma. Tuttavia osservo che come in quel momento le considerazioni da fare sono sempre le stesse: Prevenzione, educare alla Prevenzione la popolazione, altrimenti il nostro patrimonio più antico, i nostri centri storici minori e non solo, saranno destinati, col ripetersi di eventi simili, alla distruzione. Dunque mi sono chiesto, se eventi sismici di tale entità possano essere affrontati in modo da conciliare esigenze di sveltezza nelle procedure e nelle realizzazioni dei nuovi alloggiamenti, al fine di alleviare i disagi e le sofferenze delle popolazioni, ovvero, se la ricostruzione, specialmente nei centri storici come L’Aquila, debba avvenire secondo le intenzioni dei residenti, com’era e dov’era o se sono giuste le intuizioni relative alla costruzione di “new town”. L’Abruzzo è una regione ricca di edifici storici di notevole pregio architettonico e monumentale, come in tutte le regioni italiane, ma vi sono, come ad esempio nelle zone colpite dal sisma, centri storici minori di uguale valore; insieme a questa migliore qualità architettonica esistono, e sono la stragrande maggioranza, gli edifici abitativi che formano i bellissimi centri storici e questi, lo sappiamo, sono quelli che soffrono maggiormente l’aggressione sismica. Ecco, nonostante quest’ultimi, sia per L’Aquila città che per i paesi d’Abruzzo, siano stati costruiti in passato con buona tecnica muraria e le strutture portanti verticali delle murature siano state realizzate con la tecnologia a regola d’arte in uso al tempo, al verificarsi dell’evento sismico del 6 aprile 2009, le strutture murarie si sono dimostrate assai vulnerabili, soprattutto anche per la scarsissima resistenza delle murature alle sollecitazioni di trazione e a quelle ondulatorie che producono flessioni. Il risultato è stato catastrofico: le murature si sono come sfarinate: all’osservazione esse presentavano malta polverulenta priva ormai anche di una minima resistenza. Queste riflessioni, assieme al caso studio che andrò ad introdurre, frutto della mia diretta esperienza sul campo nel luglio 2009, mi hanno indotto ad intraprendere il lavoro di ricerca sul fenomeno terremoto.

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I Introduzione Le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa singolare: ma so- no come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Carlo Emilio Gadda Il 6 aprile 2009 a L’Aquila, alle ore 3:32, un grande boato squarcia- va la notte di quel nefasto lunedì, portando con se lutti e distruzioni. Sappiamo dalle dichiarazioni di Enzo Boschi (Direttore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) che “il terremoto, come l’economia e la storia, non si prevedono: sono conseguenze di sistemi complessi. Con molti parametri, molti dei quali non sono neanche noti: sono sistemi caotici. I terremoti non sono prevedibili singolarmente”. Dunque mi sono chiesto, se un evento sismico di tale entità possa essere affrontato in modo da conciliare esigenze di sveltezza nelle proce- dure e nelle realizzazioni dei nuovi alloggiamenti, al fine di alleviare i di- sagi e le sofferenze delle popolazioni colpite, ovvero, se la ricostruzione, specialmente nei centri storici come L’Aquila, debba avvenire secondo le intenzioni dei residenti, com’era e dov’era o se sono giuste le intuizioni re- lative alla costruzione di “new town”. Queste riflessioni, assieme al caso studio che andrò ad illustrare, frutto della mia diretta esperienza sul campo nel luglio 2009, mi hanno indotto ad intraprendere questo approfondimento sul fenomeno terremo- to. Il lavoro che presento, non ha la pretesa di essere esauriente, tutta- via affronta il fenomeno nella sua generalità con alcuni approfondimenti in relazione al sisma aquilano del 6 aprile 2009. Si articola in quattro parti, specificate in capitoli e in vari paragrafi.

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Parole chiave

sisma
terremoto
map
aquila
l'aquila
6 aprile 2009
m.a.p.
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c.a.s.e.
moduli abitativi provvisori

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