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Caratterizzazione fenotipica e funzionale di cellule dendritiche in soggetti con carcinoma mammario

Il carcinoma mammario esprime antigeni che possono venire riconosciuti dal sistema immunitario dell'ospite evocando una risposta immunitaria rivolta contro il tumore stesso. Ciò è documentato dalla presenza di segni di attivazione nei linfonodi regionali e di infiltrati a livello del focolaio neoplastico, quali linfociti CD4+ e CD8+, monociti e cellule dendritiche. Il sistema immunitario è in grado di generare una risposta diretta contro il tumore si di tipo cellulo-mediato, sia umorale, in quanto le cellule principalmente coinvolte sono i linfociti T che generano risposte antigene-specifiche, le cellule NK con azione citotossica, i linfociti B che secernono anticorpi e le cellule dendritiche che presentano l'antigene ai linfociti.
Nel sangue periferico sono presenti tre distinte popolazioni della linea dendritica: le cellule immature CD11c+ di origine mieloide, le cellule CD123+ di origine linfoide e i monociti CD14+ che possono dare origine a DC di tipo mieloide.
Le cellule dendritiche sono APC professionali in grado perciò di attivare i linfociti grazie all'espressione in superficie di molecole di costimolazione. Sono inoltre in grado di orientare la risposta immunitaria in senso cellulo-mediato o umorale mediante la produzione di citochine regolatrici quali IL-12 e IL-10.

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4 1. LA RISPOSTA IMMUNITARIA CONTRO I TUMORI 1.1 La teoria dell’immunosorveglianza Agli inizi del 1900, Paul Ehrlich postulò che cellule maligne si formino frequentemente nel corso della vita e che sul loro plasmalemma compaiano continuamente nuove molecole antigeniche contro le quali l’ospite può produrre una risposta anticorpale che, nella maggior parte dei casi, sarebbe sufficiente ad eliminare gli elementi neoplastici. Cinquant’anni più tardi Thomas sviluppò l’ipotesi che, nel corso dell’evoluzione della specie, lo sviluppo dell’immunità cellulare venisse stimolato dalla necessità di rigettare le cellule maligne insorte per mutazione somatica. La forma più radicale di teoria del controllo immune fu sviluppata da Burnet nel corso degli anni 70, sotto la spinta della scoperta dei meccanismi immunologici del rigetto dei trapianti da parte dei linfociti T, ed è nota come “Teoria dell’immunosorveglianza”. Burnet ipotizzò che i meccanismi di rigetto, estremamente precisi ed efficienti, fossero deputati all'eliminazione delle cellule potenzialmente neoplastiche. Burnet coniò il termine sorveglianza immunologica per definire la capacità dell’ospite di riconoscere tempestivamente i cloni cellulari maligni non appena emergono, in modo da distruggerli prima che la massa

Tesi di Laurea

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Laura Azzolini Contatta »

Composta da 115 pagine.

 

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