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Tecniche innovative di svezzamento per vitelle bufaline

Informazioni tesi

  Autore: Sara Consalvo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Medicina Veterinaria
  Corso: Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali
  Relatore: Serena Calabrò
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

L’allevamento delle vitelle rappresenta una delle fasi più delicate dell’intero processo produttivo in un’azienda zootecnica da latte, sia bovina sia bufalina. Infatti, la carriera degli animali, le loro future prestazioni e, in definitiva, l’avvenire stesso della stalla dipendono in gran parte dalle cure ricevute durante il primo periodo di vita: le vitelle indebolite da un’alimentazione inadeguata o penalizzate da condizioni ambientali insalubri difficilmente potranno divenire adulti di gran pregio sotto il profilo morfologico e produttivo. Frequenti sono le domande degli allevatori e dei nutrizionisti riguardo i criteri da utilizzare per svezzare correttamente e nel modo più efficiente un vitello “da latte”. Nell’allevamento bovino si raccomanda di svezzare il vitello quando il consumo di calf starter, per almeno 2-3 giorni consecutivi, è pari ad almeno 0,700 kg/die per le grandi razze (es. Holstein) e più di 0,500 kg/die per la razza Jersey; man mano che il vitello si avvicina alla fase critica dello svezzamento, la somministrazione di metà dose di latte ricostituito incoraggerà il consumo di calf starter; il quale tenderà ad aumentare rapidamente dopo lo svezzamento. L’interesse suscitato dall’utilizzo dei calf starter nell’alimentazione del vitello bovino “da latte” e la scarsa presenza di dati in bibliografia relativi alla specie bufalina ha motivato questa nostra sperimentazione, finalizzata a comprendere la convenienza dell’uso dei calf starter in relazione ai meccanismi fisiologici coinvolti nella somministrazione degli stessi ai vitelli bufalini. In particolare, nella presente ricerca è stata studiata l’influenza dei calf starter sul profilo metabolico, sull’accrescimento corporeo e sullo sviluppo della capacità digestiva di vitelle bufaline dalla nascita allo svezzamento (90 gg) confrontando piani alimentari “tradizionali” [dieta ricca di una componente fibrosa diretta (fieno)] e all’avanguardia [dieta costituita da calf starter (pellettato o texurizzato) e priva di una componente fibrosa diretta (fieno)]. Lo scopo di non somministrare il fieno fino al momento dello svezzamento [come suggerito nel 2011 dalla Penn State University (Pennsylvania, US) nelle “Linee guida dell’alimentazione e svezzamento del vitello bovino”] è quello di favorire un’adeguata ingestione di concentrati evitando di fornire alimenti a bassa concentrazione energetica (foraggi), per verificare se anche nel vitello bufalino (come già da anni è noto in ambito bovino) si possono migliorare le performance di accrescimento e sviluppo. Tale sperimentazione, pertanto, si è proposta di valutare la gestione dell’alimentazione delle vitelle sin dai primi giorni di vita e ha previsto le seguenti valutazioni: profilo metabolico, ingestione di sostanza secca, performance di accrescimento e sviluppo anatomo-fisiologico dei prestomaci.

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7    PREMESSA   L’allevamento delle vitelle rappresenta una delle fasi più delicate dell’intero processo produttivo in un’azienda zootecnica da latte, sia bovina sia bufalina. Infatti, la carriera degli animali, le loro future prestazioni e, in definitiva, l’avvenire stesso della stalla dipendono in gran parte dalle cure ricevute durante il primo periodo di vita: le vitelle indebolite da un’alimentazione inadeguata o penalizzate da condizioni ambientali insalubri difficilmente potranno divenire adulti di gran pregio sotto il profilo morfologico e produttivo.

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Parole chiave

innovazione
alimentazione
tecnologie
tecniche
latte
svezzamento
pellet
bufala
vitello
calf starter

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