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Leandro Caselli a Carrara 1884-1890

L'ingegnere Leandro Caselli, allievo di Alessandro Antonelli, in meno di dieci anni, stravolge completamente, rendendolo moderno e funzionale il piccolo borgo di Carrara, in Toscana.

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TRASFORMAZIONI URBANISTICHE DI FINE SECOLO “Carrara sia l’ultima meta del nostro itinerario, del quale poteva essere il principio come luogo di partenza. Già dissi. Che essa è situata a tre miglia e mezzo dalla spiaggia del mare, all’imboccatura della Valle Carrarese propriamente detta, cioè, in quel centro appunto, in cui da ogni dove i poggi di Montia, di Monte d’arme, di Torano, di Bedizzano, e di Codona, concorrendo a guisa di tanti bastioni, servono a far confluire, ed a incassare nel Carrione tutte le acque sparse in quell’istessa Valle. Vi si arriva per due strade carrozzabili provenienti l’una per Avenza dalla Liguria, l’altra per Massa dalla Toscana. Il territorio di Massa Carrara nella parte vicina al mare era attraversato da due antiche strade Romane, una detta anche oggidì Strada Vecchia o via Francesca si crede l’antica Via Cassia; l’altra è la nuova Via Aurelia, o Emilia Scaura, che attualmente chiamasi Via Antiqua o Silcia, perché, selciata, cioè lastricata di grossi massi quadrati secondo l’antica magnificenza Romana. (…) Nell’avvicinarsi alle mura di Carrara e più che mai nel percorrerne le sue interne vie sentensi a ogni dove risuonare i martelli e scarpelli, vedonsi da pertutto blocchi sparsi, informi gli uni, altri abbozzati, altri più avvanzati, altri finalmente, che hanno ricevuto coll’ultima mano l’estremo pulimento, adornare i numerosi studj ed officine di quella piccola, ed animata Città. Ivi le scaglie marmoree ricopruono il suolo e vengono poi trasportate per assodare le strade carrozzabili a guisa di ghiaje.”1 Carrara era dunque una piccola città piena di laboratori di marmo; nel 1820 Emanuele Repetti annota: “La popolazione di Carrara può considerarsi distribuita nelle seguenti proporzioni: Carrara e sobborghi 4100 abitanti…”2 Al momento dell’Unità d’Italia, era formata, soprattutto nel centro storico, da “case basse, piccole porte, finestre strette e tetti di piagne di ardesia; pochissimi i tratti di strada lastricata. Colori scuri a base di terre sugli intonaci, la pesantezza delle strutture alleviata da decorazioni orizzontali e longitudinali in calce bianca.”3 Solo alla fine degli anni sessanta, la città iniziò una progressiva espansione verso la via della Foce e le strade per il mare fino a San Ceccardo; iniziò anche, un processo di lento ma inarrestabile esodo dei ceti più abbienti dal centro storico verso i nuovi quartieri residenziali di via Verdi, via Cavour e di Corso Vittorio Emanuele. A quest’esodo corrispose una sempre maggiore proletarizzazione dei quartieri di Grazzano, Caffaggio e del nucleo medievale ed il conseguente lento degrado delle strutture abitative e delle condizioni igieniche. Nel “corso del Consiglio comunale del 14 agosto 1868 si pubblicava una relazione per il “riordinamento di piazze e vie della città di Carrara e sobborghi” per cura del Conte Emilio Lazzoni e dell’avvocato Andrea Passani.”4 L’anno successivo, nel 1869, gli 1Repet Emauele - Sopra l’Alpe Apuana ed i marmi di Carrara cenni di Emanuele Repet, Dalla Badia Fiesolana 1820 2Repet Emanuele, op. cit. 3Canali Daniele, La Ferrovia Marmifera di Carrara, Carrara, Società Editrice Apuana, 1995 4Canali Daniele, op. cit. 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elisabetta Carli Contatta »

Composta da 42 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.