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Costruzione Identitaria e Crimine. Può il Crimine Soddisfare il Bisogno di Unicità?

Con il presente lavoro intendo analizzare il processo di costruzione identitaria e i cambiamenti che esso ha subito nella nostra era e collegarlo identitaria al crimine, come uno degli elementi che concorrono a determinare un atto criminale.

La tesi è strutturata come segue: Nel primo capitolo ho deciso di analizzare il tema dell’identità e delle problematiche che l’individuo incontra nella sua costruzione nella postmodernità, come cambia il soggetto moderno e qual è il percorso che lo porta al profondo disagio che vive in quest’era incerta.
Nel secondo capitolo, ho esaminato più approfonditamente la teoria di Wilson soprattutto tramite la lettura e l’analisi del suo testo “The serial killers. A study in the psycology of violence” e ho trattato anche altre teorie che collegano l’affermazione di sé con l’atto deviante, il collegamento con le dinamiche del gruppo, in particolare con quello deviante, e dell’ingresso in esso è venuto naturalmente in quanto il gruppo è il luogo in cui l’individuo incontra l’altro da se e quindi inizia a definirsi ,inoltre le recenti spinte di atomizzazione hanno creato l’effetto contrario, in molti casi il nuovo bisogno di gruppo e coesione si esaspera e si assiste al proliferare di gruppi totalizzanti, soprattutto quelli “non sani” che spesso portano alla devianza.
Il terzo capitolo è dedicato all’analisi di due serie tv “Dexter” e “The Following”. Le produzioni culturali (film, libri, serie tv, giochi…) possono dire molto della società da cui provengono ed è per questo che ho deciso di inserirli nel presente lavoro,
In Dexter il tema dell’identità ma in particolare quello della maschera sociale è portato all’estremo, si gioca molto sul concetto d’identità, di realizzazione dei propri desideri e su quello di devianza dalle norme sociali, spesso la domanda che il telefilm lascia nella testa dello spettatore è “qual è il confine fra giusto e sbagliato? In base a quali valori posso giudicare le azioni degli altri? Posso giudicare una persona in base a come appare?”, in altre parole questa serie ha il potere di mettere tutto in prospettiva e di far riflettere sul fatto che ogni giorno ognuno di noi per farsi accettare deve portare una maschera, che l’identità è un concetto che deve “fare i conti” anche con le persone che circondano il soggetto, non vive di sé e per sé.
“The Following” mette in scena la setta, i gruppi devianti totalizzanti che inglobano chi ne fa parte in nome di un ideale che diventa legge attraverso il carisma del leader, nella normale dinamica delle cose l’individuo riesce a definirsi anche in quanto parte di un gruppo, nel caso del gruppo totalizzante riesce a definirsi solo in quanto parte del gruppo, è frequente, infatti, che, i gruppi di questo tipo portino gli adepti a compiere atti devianti accecate e deresponsabilizzate da esso.

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7 Capitolo I COSTRUZIONE IDENTITARIA 1.1 Costruzione identitaria e rapporto con l’Altro In questo paragrafo si cercherà, dopo un breve excursus storico e disciplinare, di descrivere attraverso quali processi passa la costruzione identitaria e di individuare le sue basi, con uno sguardo macro-sociologico, analizzando i processi che vengono messi in atto dalla società e successivamente con uno sguardo micro-sociologico, concentrando l’attenzione sull’individuo ed il suo rapporto con l’Altro. 1.1.1 Excursus storico e disciplinare Saper rispondere all’interrogativo inderogabile “chi sono io?”, avere una costruzione di sé, cioè percepire e consolidare la propria personalità, è stato percepito come un aspetto fondamentale dell’esistenza umana già dalla filosofia greca, il primo momento dell’evoluzione del pensiero filosofico, la prima scienza che si è interrogata sull’uomo in quanto essere legato non solo al mondo materiale. L’identità e la destinazione della vita umana venivano pensate in una teoria dell’anima, finalizzata a scoprire il senso della vita dell’uomo. Il termine “soggetto” deriva dal greco upokeimenon che letteralmente significa “ciò che sta sotto” da cui proviene il termine latino subiectum che richiama l’idea della sostanza che si trova al di sotto di un accidenti. La linea di pensiero filosofico è stata sostanzialmente la stessa con l’avvento del cristianesimo e le riflessioni di Agostino. A partire dal “cogito ergo sum” cartesiano il soggetto diventa soggetto individuale, viene inteso come autocoscienza, Cartesio quindi costruisce il concetto ma non usa ancora la parola soggetto in questo senso, più tardi saranno Hobbes e Leibniz ad usarla nel senso cartesiano di “soggetto individuale”. Fino a Cartesio e la sua res cogitans, l’io era considerato qualcosa d’identico a se stesso anche nel variare delle situazioni. In realtà è con Kant, in particolare nella Critica della ragion pura che, per la prima volta, si può parlare di una vera e propria autoconsapevolezza, all’io-penso come funzione logica grazie alla quale l’uomo conosce e sa conoscere. La critica kantiana rimanda alla posizione di Locke, che attraverso l’espressione “the self” indica il sé come il modo in cui la realtà personale appare al soggetto nell’autoriflessione.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Umanistiche

Autore: Giulia Avantaggiato Contatta »

Composta da 81 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.