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Gioco d'azzardo patologico. Diagnosi, eziopatogenesi, trattamenti

Informazioni tesi

  Autore: Pierpaolo Calanna
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Margherita Lang
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

Il gioco d’azzardo è una forma d’intrattenimento antichissima risalente, lungo la linea del tempo, fino alle popolazioni degli Assiri e dei Sumeri nel 3600 ac.

Da sempre - pur avendo subito i capricci di passioni e mode passeggere - è stato considerato emblema dell’evasione dello spirito, luogo fantastico (alternativo alla realtà) governato dalle leggi del divertimento, vera e propria “oasi della gioia”.

Eppure, accanto a questa dimensione “positiva”, ne esiste un’altra ben diversa: è la dimensione della patologia, dello spazio ludico lacerato. In particolari condizioni - tuttora da definire con chiarezza - l’atmosfera di distensione che dovrebbe caratterizzare il gioco s’incupisce e gradualmente viene sostituita dalla tragica obbligatorietà dell’impulso.

Alla luce di questa sostanziale duplicità, gli studiosi che si sono occupati del problema hanno proposto di collocare le condotte di gioco entro un ideale continuum: ad un estremo, gli individui che praticano l’azzardo in forme socialmente adeguate, all’estremo opposto i giocatori francamente devianti che esibiscono comportamenti persistenti e maladattivi, tali da compromettere la loro vita personale, familiare e professionale; per questi ultimi, la nosografia ufficiale ha previsto la diagnosi di Gioco di Azzardo Patologico (GAP).

Il presente lavoro, che si articolerà in tre parti principali, si propone di esaminare tale condizione e il disagio che ne scaturisce, compiendo un’attenta disamina della letteratura scientifica in proposito.

La prima parte sarà dedicata alla fenomenologia, alla descrizione delle forme cliniche e alla comorbilità del GAP, al fine di tracciarne un quadro descrittivo esauriente. Partendo dal concetto fondamentale di “rincorsa”, il disturbo verrà considerato come (i) condotta impulsiva, (ii) come complesso sindromico dello spettro ossessivo-compulsivo e (iii) come dipendenza “non farmacologica”; inoltre, attraverso l’esposizione degli studi di comorbilità effettuati si cercherà di inquadrare il GAP nel multiforme universo del disagio psichico. Da ultimo, saranno presentati gli strumenti di assessment - in gran parte questionari - con i quali si è soliti determinare l’effettiva esistenza e la gravità della patologia.

Nella seconda parte del lavoro, l’attenzione sarà rivolta alla complessa eziopatogenesi del GAP. I modelli che verranno illustrati sono stati raggruppati in tre macro-categorie: (i) IPOTESI BIOLOGICHE. In tale ambito rientrano le ricerche volte a dimostrare l’esistenza di specifiche anomalie di funzionamento del SNC; gli studiosi del settore si sono concentrati maggiormente sull’attività di alcuni neurotrasmettitori (serotonina, dopamina e noradrenalina) assurti al ruolo di “marker biologici” del disturbo, ma non mancano le indagini genetiche tese a confermare l’esistenza di un possibile fattore di rischio ereditario; (ii) IPOTESI PSICOLOGICHE. Molti studi si rifanno a specifici orientamenti psicologici per comprendere le dinamiche del GAP; in particolare, sono stati impiegati modelli: di derivazione psicoanalitica che indagano le determinanti intrapsichiche del gioco maladattivo, enfatizzando il ruolo del senso di colpa e delle propensioni masochistiche quali principali derivati inconsci; comportamentali che analizzano le condotte di gioco alla luce dei meccanismi del condizionamento operante; cognitivi che tentano di spiegare l’apparente irrazionalità delle strategie adottate dal giocatore patologico nello scommettere; relativi alla teoria dei tratti o fattoriale che mirano a rintracciare nella poliedrica personalità del giocatore disfunzionale le variabili caratterologiche più rappresentative; (iii) IPOTESI SOCIOLOGICHE. In questa macro-categoria rientrano le investigazioni volte ad analizzare le principali caratteristiche del milieu sociale entro cui il giocatore patologico si muove.

Nella terza parte dello studio, saranno descritte le terapie adottate per la cura del GAP. Saranno oggetto di indagine (i) la psicoanalisi e le psicoterapie a orientamento psicoanalitico, che per molto tempo sono state considerate i trattamenti d’elezione; (ii) le terapie comportamentali e cognitive che, rinunciando ad una profonda ristrutturazione della personalità, si limitano invece all’hic et nunc esperienziale del paziente (iii) altre forme di intervento non riconducibili ad uno specifico orientamento teorico e (iv) i trattamenti farmacologici, che intervengono sulle patologie psichiatriche associate al GAP.

Stante la complessità del disturbo, su cui influiscono fattori di diversa natura, nella parte conclusiva della tesi verrà sottolineata la necessità di affrontare lo studio del GAP in un’ottica di tipo bio-psico-sociale, giungendo così ad una visione integrata e dunque legittimando, senza discriminazioni ideologiche, tutti i modelli eziopatogenetici e terapici proposti.

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- 1 - 1. INTRODUZIONE Voi fate come colui che annega e si aggrappa a una pagliuzza. Sarete d�accordo che costui, se non fosse l� l� per annegare, non prenderebbe una pagliuzza per un ramo di quercia. Dostoevskij, 1866, Il Giocatore. Stando alle pi� remote testimonianze storico-archeologiche documentabili, il gioco d�azzardo � una forma d�intrattenimento antichissima risalente, lungo la linea del tempo, fino alle popolazioni degli Assiri e dei Sumeri nel 3600 ac 1 . Da sempre - pur avendo subito i capricci di passioni e mode passeggere - � stato considerato emblema dell�evasione dello spirito, luogo fantastico (alternativo alla realt�) governato dalle leggi del divertimento, vera e propria �oasi della gioia� 2 . Cos� almeno per il giocatore sociale che - pur soggetto alla lusinga dell�Alea, al “fascino di guadagnare tutto in una volta, senza fatica, in un attimo� 3 - intuisce il labile confine (senza oltrepassarlo) tra innocua disten- sione e morboso accanimento; certo, le perdite potranno pure suscitare del rammarico, ma il loro influsso non durer� che per brevi istanti: in fondo, il denaro puntato, il �piatto� - come si usa dire - non era gran cosa. Eppure, accanto a questa dimensione �neutra�, ne esiste un�altra ben diversa: � la dimensione della patologia, dello spazio ludico lacerato. In particolari condizioni - tuttora da definire con chiarezza - l�atmosfera di distensione che dovrebbe caratterizzare il gioco s�incupisce e gradualmente 1 Packel E., 1988, Matematica dei Giochi e dell�Azzardo, Bologna: Zanichelli, pag. 1. 2 Fink E., 1957, Oasi della gioia. Idee per una ontologia del gioco (citato in Caillois R., 1967, I giochi e gli uomini, trad.it. Guario L., 1995, Milano: RCS, pag. VII). 3 Caillois R., 1967, I giochi e gli uomini (trad.it. Guario L., 1995, Milano: RCS, pag. 169).

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