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Messa a punto e validazione di una metodica HPLC-UV per il dosaggio della Doxofillina plasmatica

Informazioni tesi

Autore: Giovanni Pistidda
Tipo: Diploma di Laurea
Anno: 2014-15
Università: Università degli Studi di Torino
Facoltà: Medicina e Chirurgia
Corso: Tecniche di Laboratorio Biomedico
Relatore: SilviaRacca
Lingua: Italiano
Num. pagine: 61

Il monitoraggio terapeutico dei farmaci (TDM o Therapeutic Drug Monitoring) è un processo volto ad ottimizzare la terapia farmacologica nel singolo individuo al fine di ridurre l’eventuale tossicità del trattamento prescelto, massimizzandone, al contempo, l’efficacia. Strumento funzionale al TDM è la quantificazione delle concentrazioni dei farmaci circolanti, dunque riscontrabili nel plasma o siero di ciascun paziente ed il successivo controllo di esse nel tempo. Si ritiene, infatti, che ci sia una miglior correlazione tra la concentrazione del farmaco nel sangue ed i suoi effetti, piuttosto che tra la dose somministrata e gli effetti stessi. La prima relazione infatti risente della variabilità individuale a livello di assorbimento ed eliminazione del farmaco, mentre la seconda basandosi solamente sulla dose di farmaco somministrata, trascura l’importante aspetto della variabilità interindividuale. Non è detto, infatti che la dose standard sia giusta per tutti i pazienti, dal momento che numerosi fattori possono influenzare l’assorbimento e l’eliminazione dei farmaci, alcuni dei quali dipendenti dalla struttura e dalle proprietà chimiche-fisiche dei singoli composti, ma altri, invece, strettamente legati alle caratteristiche di ciascun individuo.
Normalmente la determinazione delle concentrazioni dei farmaci può avvenire su plasma, siero o sangue intero. Le concentrazioni riscontrate vengono riferite, ove noto, all’ intervallo definito “terapeutico”, intendendo per “intervallo terapeutico” il range di concentrazioni all’interno del quale il farmaco è efficace senza essere tossico per l’organismo. In seguito ai valori di concentrazione riscontrati la posologia può subire modificazioni, in aumento o in diminuzione, al fine di mantenere le concentrazioni del farmaco all'interno del range terapeutico. Il monitoraggio risulta, perciò, particolarmente rilevante per i farmaci con una ristretta finestra terapeutica, con i quali è più difficile ottenere una terapia efficace in assenza di effetti tossici. Il TDM risulta utile, inoltre, per verificare che il paziente rispetti il protocollo terapeutico adottato, spesso difficoltoso, soprattutto in caso di terapia cronica. Alla base del suo impiego, tuttavia, deve esistere una correlazione ragionevole tra concentrazioni plasmatiche ed outcome clinico del paziente (evento non sempre dimostrabile per tutti i farmaci), in modo da giustificare l’eventuale variazione del protocollo terapeutico. E’ opportuno ricorrere al TDM, infine, quando si sospetta la presenza di possibili interazioni farmacologiche che possano incidere in maniera significativa sulla farmacocinetica degli stessi farmaci e quando è provata l’esistenza di una rilevante variabilità cinetica inter- ed intra-individuale, nell’ottica di massimizzare in tutti i pazienti l’esposizione al farmaco.

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1 INTRODUZIONE CAPITOLO 1 CENNI DI TERAPIA ANTIASMATICA E PER PATOLOGIE BRONCOOSTRUTTIVE La medicina odierna definisce l’asma come: «una condizione infiammatoria caratterizzata da ostruzione, generalmente reversibile, delle vie aeree inferiori spesso in seguito a sensibilizzazione da parte di allergeni» . Il termine “asma” nacque circa 850 anni prima di Cristo, coniato per l’occasione dal celebre poeta Omero, per descrivere la sensazione di oppressione e soffocamento che afflisse Ettore nel XV canto dell’Iliade. Ciò dimostra come l’asma abbia sempre accompagnato l’uomo nel corso della sua storia. Il primo accademico a studiare dal punto di vista scientifico la patologia fu Ippocrate, che giunse all’esatta conclusione di una possibile ostruzione delle vie aeree. La terapia che per secoli venne adottata nella medicina popolare, in Europa come in Asia, consisteva in una mistura di polvere di Efedra e vino nero secco. Gli alcaloidi, Efedrina e Pseudoefedrina, contenuti all’interno dell’arbusto avevano azione broncodilatatrice. L’uso della sostanza, benchØ in maniera limitata, è stato protratto fino ai giorni nostri [1], lentamente sostituita da terapie piø selettive, mirate e sicure, seppur non definitive. Oggigiorno le sindromi respiratorie affliggono nel mondo circa 300 milioni di persone, con percentuali variabili a seconda delle zone prese in esame. In

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hplc
metilxantine
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