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Le armi di distruzione di massa in Iraq. Gli accordi, i conflitti e le strategie di potere

Informazioni tesi

  Autore: Alberto Cicora
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni Internazionali
  Relatore: Maurizio Vernassa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 39

Iraq, 2016. Gli attentati terroristici non fanno più neanche tanto clamore, la corruzione è ormai parte del sistema, gli scontri settari tra sunniti e sciiti non sono mai stati così intensi.
Uno dei motivi di questa situazione catastrofica può essere considerato il programma di armi di distruzione di massa iracheno. Un piano che il ra'is Saddam Hussein ha perseguito sin dal suo arrivo al potere e che ha poi intensamente sviluppato, fino a portare di fatto l'Iraq, assieme a molti altri fattori, allo stato di caos attuale.
Pertanto questa tesi si sviluppa attraverso un excursus storico-politico della realtà irachena, aprendosi con i primi accordi con gli Stati e le aziende occidentali per avviare un programma nucleare civile che diventerà in seguito militare. La costruzione del reattore Osirak ad opera della Francia, struttura che verrà bombardata e gravemente danneggiata da un raid dell'aviazione israeliana nel 1981, dato che per il Mossad Osirak rappresentava la più grande minaccia per l'esistenza di Israele.
L'elaborato prosegue con un'analisi degli anni '80 caratterizzati dalla sanguinosa guerra con il vicino Iran per il predominio nella regione del Golfo Persico. Un conflitto profondamente segnato dall'impiego massiccio di armi chimiche da entrambe le parti e la nuova alleanza di Baghdad con Washington. Una guerra che vide nel suo ultimo anno una delle pagine più buie della storia irachena, ovvero il massacro di Halabja compiuto con armi chimiche da parte delle forze di Baghdad, che provocò la morte di migliaia di civili curdi.
Gli anni '90 iniziarono con la Seconda Guerra del Golfo, provocata inizialmente dall'invasione di Hussein del Kuwait, rivendicato come provincia storica irachena, e portata avanti con l'operazione Desert Storm a cui partecipò una coalizione di 35 Stati, guidati dagli Stati Uniti. Dopo la netta sconfitta, con Saddam ancora al potere, l'Iraq dovette attenersi alle Risoluzioni delle Nazioni Unite, che prevedevano la distruzione delle armi di distruzione di massa ancora presenti sul territorio iracheno, la creazione dell'UNSCOM, che avrebbe vigilato sulla produzione e uso di armi chimiche, e l'imposizione di un embargo che mise in ginocchio la popolazione irachena, privandola di medicinali e beni di prima necessità. Gli anni '90 proseguirono quindi con le ispezioni dell'UNSCOM fino al 1998; l'anno successivo, con la Risoluzione 1284 del Consiglio di Sicurezza, venne creata l'UNMOVIC per continuare il lavoro dell'UNSCOM e per portare a termine il mandato di disarmo dell'Iraq. La situazione non migliorò con l'inizio del nuovo millennio. Nel 2003, in un mondo scosso dagli attentati al World Trade Center e al Pentagono dell'11 settembre 2001, l'Iraq divenne il principale bersaglio dell'amministrazione Bush, ufficialmente accusato di possedere ancora armi di distruzione di massa e di avere legami con Al-Qaeda. Nonostante queste accuse non siano mai state provate, l'Iraq subì una nuova invasione da parte delle forze anglo-americane che, violando il diritto internazionale, intrapresero la guerra e rovesciarono il regime baathista di Hussein. Questa "guerra sporca" non portò altro che morte e distruzione in Iraq che, ancora oggi, subisce le tremende conseguenze di quella sconsiderata invasione.
Nella conclusione ho voluto evidenziare come anni di giochi di potere, politiche sbagliate, conflitti armati e cambi di alleanze abbiano ad oggi influenzato e provocato lo stato di caos che regna in Iraq. Inoltre i clamorosi errori compiuti dagli Stati Uniti nella gestione del potere nel dopoguerra hanno certamente in parte deteriorato ulteriormente la situazione di uno Stato che solo fino a venticinque anni fa poteva essere considerato il più avanzato di tutto il Medio Oriente soprattutto per la qualità dell'istruzione, della sanità e dell'uguaglianza di genere. Un paese che da una posizione di prestigio nel contesto del terzomondismo durante gli anni '70-'80 si trova oggi a combattere per la propria integrità e sopravvivenza.

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1 Introduzione Iraq, 2016. Gli attentati terroristici non fanno più neanche tanto clamore, la corruzione è ormai parte del sistema, gli scontri settari tra sunniti e sciiti non sono mai stati così intensi. Uno dei motivi di questa situazione catastrofica può essere considerato il programma di armi di distruzione di massa iracheno. Un piano che il ra'is Saddam Hussein ha perseguito sin dal suo arrivo al potere e che ha poi intensamente sviluppato, fino a portare di fatto l'Iraq, assieme a molti altri fattori, allo stato di caos attuale. Pertanto questa tesi si sviluppa attraverso un excursus storico-politico della realtà irachena, aprendosi con i primi accordi con gli Stati e le aziende occidentali per avviare un programma nucleare civile che diventerà in seguito militare. La costruzione del reattore Osirak ad opera della Francia, struttura che verrà bombardata e gravemente danneggiata da un raid dell'aviazione israeliana nel 1981, dato che per il Mossad Osirak rappresentava la più grande minaccia per l'esistenza di Israele. L'elaborato prosegue con un'analisi degli anni '80 caratterizzati dalla sanguinosa guerra con il vicino Iran per il predominio nella regione del Golfo Persico. Un conflitto profondamente segnato dall'impiego massiccio di armi chimiche da entrambe le parti e la nuova alleanza di Baghdad con Washington. Una guerra che vide nel suo ultimo anno una delle pagine più buie della storia irachena, ovvero il massacro di Halabja compiuto con armi chimiche da parte delle forze di Baghdad, che provocò la morte di migliaia di civili curdi. Gli anni '90 iniziarono con la Seconda Guerra del Golfo, provocata inizialmente dall'invasione di Hussein del Kuwait, rivendicato come provincia storica irachena, e portata avanti con l'operazione Desert Storm a cui partecipò una coalizione di 35 Stati, guidati dagli Stati Uniti. Dopo la netta sconfitta, con Saddam ancora al potere, l'Iraq dovette attenersi alle Risoluzioni delle Nazioni Unite, che prevedevano la distruzione delle armi chimiche ancora presenti in Iraq, la creazione dell'UNSCOM, che avrebbe vigilato sulla produzione e uso di armi chimiche, e l'imposizione di un embargo che mise in ginocchio la popolazione irachena, privandola di medicinali e beni di prima necessità. Gli anni '90 proseguirono quindi con le ispezioni dell'UNSCOM fino al 1998. L'anno successivo, con la risoluzione 1284 del Consiglio di Sicurezza, venne creata l'UNMOVIC per continuare il lavoro dell'UNSCOM e per portare a termine il mandato di disarmo dell'Iraq.La situazione non migliorò con l'inizio del nuovo millennio. Nel 2003, in un mondo scosso dagli attentati al World Trade Center e al Pentagono dell'11 settembre 2001, l'Iraq divenne il principale bersaglio dell'amministrazione Bush, ufficialmente accusato di possedere ancora armi di distruzione di massa e di avere legami con Al-Qaeda. Nonostante queste accuse non siano mai state provate, l'Iraq subì una nuova invasione da parte delle forze anglo-americane che, violando il diritto internazionale, intrapresero la guerra e rovesciarono il regime baathista di Hussein. Questa “guerra sporca” non portò altro che morte e distruzione in Iraq che, ancora oggi subisce le tremende conseguenze di quella sconsiderata invasione. Nella conclusione ho voluto evidenziare come anni di giochi di potere, politiche sbagliate, conflitti armati e cambi di alleanze abbiano ad oggi influenzato e provocato lo stato di caos che regna in Iraq. Inoltre i clamorosi errori compiuti dagli Stati Uniti nella gestione del potere nel dopoguerra hanno certamente in parte deteriorato ulteriormente la situazione di uno Stato che solo fino a 25 anni fa poteva essere considerato il più avanzato di tutto il Medio Oriente soprattutto per la qualità dell'istruzione, della sanità e dell'uguaglianza di genere. Un paese

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