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La fenomenologia della donazione di Jean-Luc Marion: il paradosso come norma dell’apparire, l’altrove come luogo del sé.

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Vitale
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia teoretica, morale, politica ed estetica
  Relatore: Adriano Fabris
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 137

Il percorso intrapreso da Jean-Luc Marion si pone come obiettivo una nuova filosofia dell'uomo, ottenuta attraverso il ribaltamento delle tradizionali categorie di pensiero. Il suo itinerario all'interno della fenomenologia ha come presupposto l'apertura incondizionata all'intuizione dei fenomeni, come Husserl; inoltre, caratterizza il fenomeno come ciò che si manifesta in se stesso e secondo la propria iniziativa, a partire da un'origine non disponibile, come Heidegger. Marion, però, va ben oltre i limiti imposti dalla coscienza imposti da Husserl e la dipendenza dall'apertura dell'essere che contraddistingue il pensiero di Heidegger. Per questa ragione, riconduce l'apparire del fenomeno alla sua libera iniziativa di darsi all'interno di una donazione incondizionata, che travalica i limiti imposti da un orizzonte e precede ogni iniziativa, compresa quella dell'essere. La donazione si configura come qualcosa di anteriore ed originario, che squalifica ogni pretesa trascendentale del soggetto, fondandolo come adonato, colui che si riceve a partire dalla donazione del fenomeno.
Il primo capitolo funge da “introduzione fenomenologica”: si mette in luce la necessità di ricavare un nuovo spazio in cui poter filosofare e concepirsi a partire dal superamento della concezione tradizionale di “metafisica” e della conoscenza di tipo causale-oggettuale. Lo spazio della donazione si pone al di là di ogni costruzione ontoteologica di reciproca fondazione tra l'ente comune e l'ente per eccellenza, rinviando ad una istanza originaria segnata da una profondità e da uno scarto, rispetto ad ogni costruzione epistemologica e mira intenzionale. Inoltre, approfondisce e delinea le caratteristiche della donazione a partire dal principio “tanta riduzione, quanta donazione”. Tale principio riconduce ogni datità all'atto della donazione delineando, contemporaneamente, sia un processo della massima immanenza sia l'attraversamento di una certa distanza. Questa peculiarità è dovuta alla piega del dato che, da un lato ne preserva l'origine oscura e lo scarto, dall'altro fa in modo che il lascito della donazione sia incondizionato e che il dato, quindi, porti con sé il segno della donazione da cui proviene. La piega rende conto di un'origine imprevedibile, che allarga al massimo le possibilità del fenomeno, per cui questo si situa al di là di ogni orizzonte di definizione. Marion propone un cambio di prospettiva, che lascia libero accesso ad un fenomeno saturo di intuizione non costituibile come oggetto né sottomesso al controllo di un concetto, ma che si impone come contro-esperienza fondandomi come adonato.
Il secondo capitolo si concentra sulla figura dell'adonato e della ridefinizione che il fenomeno saturo gli impone. L'adonato è colui che risponde alla chiamata, figura fenomenologica della donazione che dà un lato ne fa il salvatore dei fenomeni, dall'altro lo costituisce secondo un ritardo irriducibile. Il fenomeno saturo è in più rispetto alla sua ricezione e al suo responsorio: la donazione dona a fondo perduto, lascia libero sviluppo al fenomeno, uno sviluppo che non esclude mai una nuova possibilità. La riduzione alla donazione ci rende l'apparire come un paradosso, che supera ogni schema trascendentale del soggetto, ogni sua costruzione per imporsi come contro-esperienza che mi guida nella ricezione del fenomeno attingendo la sua possibilità dall'incondizionato. La perdita della funzione trascendentale comporta una nuova visibilità del fenomeno che l'adonato non può costituire come oggetto, ma del quale riceve gli effetti della donazione: deve guardare meno per vedere di più, ricevere l'effetto non-visibile oggettivamente della donazione.
Il terzo capitolo si occupa del confronto con l'altrove della donazione rispetto al quale risulto dato. La donazione mi rinvia ad un altro da me, a ciò che non posso controllare, che possiede il mio sé e me lo dona. L'altro come luogo del sé entra in gioco nel fenomeno erotico. Marion designa l'amore come dimensione originaria, anteriore al pensiero e all'essere, che mi fornisce la rassicurazione di essere amato. Una rassicurazione che non posso produrre da me stesso, ma che richiede il mio decentramento verso ciò che mi manca e verso cui tendo in virtù del mio desiderio. Amare è atto che si fa in prima persona e che, conseguentemente, mi individualizza, mi mette in gioco, mi spinge al luogo del mio sé, verso l'altro che possiede ciò che mi manca. Una conferma e prova dei risultati della fenomenologia di Marion è data dal raffronto con l'itinerario di Agostino all'interno delle Confessioni: questo confronto fornisce il modo per affrontare l'aporia del luogo del sé. Il mio luogo è un non-luogo, è il luogo dell'altro che mi fornisce una nuova possibilità per raggiungere ciò che non posso darmi da solo: io a me stesso. Per Agostino questo luogo è Dio, per l'adonato il luogo è dato dalla donazione ed è continuamente da scoprire secondo una sua nuova possibilità. 

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3 INTRODUZIONE Il percorso intrapreso da Jean-Luc Marion si pone come obiettivo una nuova filosofia dell’uomo, ottenuta attraverso il ribaltamento delle tradizionali categorie di pensiero. Il suo itinerario all’interno della fenomenologia ha come presupposto l’apertura incondizionata all’intuizione dei fenomeni, come Husserl; inoltre, caratterizza il fenomeno come ciò che si manifesta in se stesso e secondo la propria iniziativa, a partire da un’origine non disponibile, come Heidegger. Marion, però, va ben oltre i limiti imposti dalla coscienza imposti da Husserl e la dipendenza dall’apertura dell’essere che contraddistingue il pensiero di Heidegger. Per questa ragione, riconduce l’apparire del fenomeno alla sua libera iniziativa di darsi all’interno di una donazione incondizionata, che travalica i limiti imposti da un orizzonte e precede ogni iniziativa, compresa quella dell’essere. La donazione si configura come qualcosa di anteriore ed originario, che squalifica ogni pretesa trascendentale del soggetto, fondandolo come adonato, colui che si riceve a partire dalla donazione del fenomeno. Il primo capitolo funge da “introduzione fenomenologica”: si mette in luce la necessità di ricavare un nuovo spazio in cui poter filosofare e concepirsi a partire dal superamento della concezione tradizionale di “metafisica” e della conoscenza di tipo causale-oggettuale. Lo spazio della donazione si pone al di là di ogni costruzione ontoteologica di reciproca fondazione tra l’ente comune e l’ente per eccellenza, rinviando ad una istanza originaria segnata da una profondità e da uno scarto, rispetto ad ogni costruzione epistemologica e mira

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