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De Gaulle e l'Europa: un rapporto difficile 1958-1969

Informazioni tesi

  Autore: Marco Casagrande
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Giuliano Caroli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 64

"Davanti allo smarrimento dei miei connazionali, alla disintegrazione di un governo schiavo del nemico, e dal momento che le istituzioni del mio paese non sono in grado di funzionare, io, generale de Gaulle, soldato francese e comandante militare, mi rendo conto di parlare in nome della Francia. In nome della Francia dichiaro quanto segue: è sacro dovere di ogni francese che porti ancora le armi di continuare la battaglia. Gettare le armi, abbandonare qualunque posizione militare di qualche importanza, o acconsentire a cedere qualunque parte del territorio francese, per quanto piccola, al nemico, sarebbe un crimine contro la nostra nazione... Soldati di Francia, ovunque possiate essere, sorgete!"

Questo appello, lanciato dai microfoni della BBC di Londra nel pomeriggio di mercoledì 18 giugno 1940, segna l'inizio di una grande avventura, vissuta da un uomo che fino a quel momento era, per i più, quasi uno sconosciuto ma che da allora prese in mano il destino della propria nazione, senza avere alcun mandato, se non quello che egli sentiva imposto dalla propria coscienza e dal proprio senso del dovere.
Il 9 novembre 1970 l'allora presidente francese Pompidou, solitamente uomo freddo e compassato, con gli occhi lucidi per la commozione, diede un annuncio a reti unificate: "Il generale de Gaulle è morto. La Francia è vedova".
Contrariamente a quanto dal generale voluto già dal 1952, i funerali dovevano essere sobri, senza rappresentanze politiche, solo con rappresentanze militari, ma senza fanfare.
Ovviamente non fu così e nell'occasione il cancelliere tedesco Willy Brandt disse: "È morto l'ultimo gigante".
Queste citazioni danno la dimensione dell'uomo di Stato venuto a mancare.
Ma chi era Charles de Gaulle? Quale fu il suo operato sul piano nazionale ed internazionale negli anni della Guerra mondiale e – più approfonditamente – dalla sua investitura ufficiale del 1958? Quale fu il suo ruolo negli anni dell'unificazione europea? E quale fu il suo rapporto con l'unione che andava formandosi?
Sono le domande a cui cercheremo di dare una risposta nei tre capitoli in cui è organizzato il lavoro: un primo capitolo biografico, un secondo capitolo panoramico generale sulla situazione internazionale alla fine della II guerra mondiale (con uno specifico punto di vista della situazione francese) ed, infine, un terzo capitolo sull'operato di de Gaulle per l'Europa unita e nell'Europa creatasi.

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5 Introduzione "Davanti allo smarrimento dei miei connazionali, alla disintegrazione di un governo schiavo del nemico, e dal momento che le istituzioni del mio paese non sono in grado di funzionare, io, generale de Gaulle, soldato francese e comandante militare, mi rendo conto di parlare in nome della Francia. In nome della Francia dichiaro quanto segue: è sacro dovere di ogni francese che porti ancora le armi di continuare la battaglia. Gettare le armi, abbandonare qualunque posizione militare di qualche importanza, o acconsentire a cedere qualunque parte del territorio francese, per quanto piccola, al nemico, sarebbe un crimine contro la nostra nazione... Soldati di Francia, ovunque possiate essere, sorgete!" Questo appello, lanciato dai microfoni della BBC di Londra nel pomeriggio di mercoledì 18 giugno 1940, segna l'inizio di una grande avventura, vissuta da un uomo che fino a quel momento era, per i piø, quasi uno sconosciuto ma che da allora prese in mano il destino della propria nazione, senza avere alcun mandato, se non quello che egli sentiva imposto dalla propria coscienza e dal proprio senso del dovere. Il 9 novembre 1970 l’allora presidente francese Pompidou, solitamente uomo freddo e compassato, con gli occhi lucidi per la commozione, diede un annuncio a reti unificate: "Il generale de Gaulle è morto. La Francia è vedova". Contrariamente a quanto dal generale voluto già dal 1952, i funerali dovevano essere sobri, senza rappresentanze politiche, solo con rappresentanze militari, ma senza fanfare. Ovviamente non fu così e nell’occasione il cancelliere tedesco Willy Brandt disse: "E' morto l'ultimo gigante". Queste citazioni danno la dimensione dell’uomo di Stato venuto a mancare. Ma chi era Charles de Gaulle? Quale fu il suo operato sul piano nazionale ed internazionale negli anni della Guerra mondiale e – piø approfonditamente – dalla sua investitura ufficiale del 1958? Quale fu il suo ruolo negli anni dell’unificazione europea? E quale fu il suo rapporto con l’unione che andava formandosi? Sono le domande a cui cercheremo di dare una risposta nei tre capitoli in cui è organizzato il lavoro: un primo capitolo biografico, un secondo capitolo panoramico generale sulla situazione internazionale alla fine della II guerra mondiale (con uno specifico punto di vista della situazione francese) ed, infine, un terzo capitolo sull’operato di de Gaulle per l’Europa unita e nell’Europa creatasi.

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