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Parise Reporter

Questo elaborato analizza esclusivamente l’attività di reporter e tutti i reportage dello scrittore Goffredo Parise, scopo della tesi è mostrare che anche questi scritti non sono secondi agli altri lavori dell’autore: romanzi e racconti, si vuole dimostrare che i reportage sono opere letterarie, letteratura nella più alta accezione. L’attività di reporter e i rispettivi reportage si trovano nel mezzo tra due diversi stili di scrittura che l’autore predilige: la forma lunga con il romanzo e la forma breve con i racconti.
Attraverso l’analisi di questi reportage si mettono in evidenza alcuni elementi che ritornano continuamente nell’attività di Parise, uno di questi è il tema dell’infanzia, strettamente correlato alla biografia dell’autore; altro elemento anch’esso legato alla biografia dell’autore è il continuo spostarsi, lo stare sempre in movimento, conseguenza dei suoi viaggi all’estero ma anche di vari cambi di residenza che compie sin da giovanissimo: da Vicenza a Venezia, da Venezia a Milano, da Milano a Roma e poi infine il ritorno nella terra “matria” il Veneto a Salgareda. Ma cosa spinge Parise allo spostamento, al viaggio anche al di fuori dei confini italici? Non è solo lavoro, è altro, soprattutto altro: “La verità è che si vogliono vedere altre facce, diverse dalle nostre, e altre società, si vogliono assaggiare altri cibi, si vogliono palpare sete introvabili da noi, annusare spezie dove crescono e si riproducono, vedere colori che non si vedono, udire lingue che non si capiscono e tentare disperatamente di capirle e via dicendo. In realtà si vuole vivere un’altra vita. […] In realtà viaggiando si vive mille volte, ed proprio la fame di vita che porta l’uomo a viaggiare”. (Quel travolgente istinto di viaggiare, Corriere della Sera del 20/11/1982).
I reportage trattati sono quelli riguardanti la città di Parigi, precisamente tre serie di scritti riguardano la città francese: la prima serie datata 1955, la seconda è a cavallo tra il 1958 e il 1959, l’ultima serie è datata 1984; in successione seguono il reportage sulla Cina datato 1966; i reportage dai paesi in guerra: Vietnam nel 1967, Biafra nel 1968, Laos nel 1970 e Cile nel 1973; il reportage americano da New York nel 1975 e infine il reportage dal Giappone nel 1982. Altri reportage minori sono quelli dalla Russia, Israele e Emirati Arabi, menzione a parte spetta a Venezia, città a cui l’autore deve due romanzi e che rimane, stando a quanto Parise stesso affermò in un’intervista, la sua più grande emozione estetica, e che con uno scritto che io considero un reportage, “Il ghetto di Venezia” del 1954, da anche il via alla sua attività di reporter.

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27 “Non ero mai stato a Parigi” Sono un provinciale, non ho mai viaggiato ed ora eccomi a Parigi, sulla porta del Grand Hotel des Iles du Sud, nei pressi di St. Lazare 1 . Il primo scritto che possiamo definire reportage è La camera N. 7 d’uno strano Grand Hotel, questo pezzo è corredato da indicazioni para-testuali, precisamente un soprattitolo, Non ero mai stato a Parigi, il quale contrassegna il brano. Ma non è l’unico soprattitolo, ce ne sono altri, ed hanno una funzione specifica, ovvero quella di rimarcare il carattere odeporico dei testi, tali soprattitoli sono definiti da Ilaria Crotti come una sorta di sigle che ricorrono con una certa fedeltà negli articoli successivi, variati a seconda dell’argomento trattato dai testi: Non ero mai stato a Parigi ricorre quattro volte, poi come soprattitoli abbiamo: Non ero mai stato a Pigalle; Non ero mai stato al “Moulin Rouge”; Non ero mai stato al “Marché aux puces”; Non avevo mai visto i minareti di Parigi; Solo una monaca veglia Claudel; Buzzati, il poeta dell’incubo; Sei giorni curvi sul manubrio; Italiani a Saint-Germain-des-Prés. Tra il titolo e soprattitolo Parise vuole sottolineare “la presunta naïveté dell’esperienza del provinciale italiano” 2 . Quello che subito salta all’occhio e che contraddistingue il reportage parigino – ma anche gli altri a venire – è che il suo proposito è quello di raccontare e non descrivere, Parise racconta Parigi così come gli appare a lui che si definisce un provinciale. Quindi questi scritti sono dei reportage di un romanziere che trasforma in narrazione la cronaca delle sue prime giornate parigine, giornate che non si possono definire entusiastiche. Con Parise il reportage e il racconto si fondono e di conseguenza il discorso di viaggio si intreccia, si lega alla narrazione del racconto, oltre a questo si aggiunge anche l’utilizzo dei fatti di cronaca. Da questi 1 1955: Goffredo Parise reporter a Parigi, I. Crotti, Il Poligrafo, Padova, 2002, p. 59. 2 Ibidem, p. 11.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Adriano Micheletti Contatta »

Composta da 239 pagine.

 

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