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Luciano Bianciardi e gli anni '60: immagini del boom negli scritti narrativi e giornalistici

Informazioni tesi

  Autore: Paolo Antonio Pagano
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dello Spettacolo e Comunicazione Multimediale
  Relatore: Salvatore Adorno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 200

All'alba degli anni sessanta il paese sta cambiando: l'Italia industriale prende il sopravvento su quella contadina e i consumi crescono. Il lato economico della grande trasformazione, però, non è l'unico; anche la forma mentis, gli usi e gli stili di vita degli italiani sono in rapida trasformazione. Al grande entusiasmo, tuttavia, si contrappone un sentimento montante di disincanto dettato della cultura dei consumi, che trova nell'opera di parte degli intellettuali la sua diffusione: è manifesta l'amarezza per la perdita di spiritualità e la crescente omologazione della società italiana. Questo è il motivo principale per il quale, col presente lavoro, si è scelto di riproporre in chiave critica alcune delle tematiche principali del boom economico, assumendo come centro di riferimento per la selezione di fonti, studi storici e storiografici del periodo, quella personalissima prospettiva che lo scrittore toscano Luciano Bianciardi lascia emergere come trait d'union del suo intero operato. Nella sua ampia produzione, che consta oltre di una serie di romanzi, saggi e racconti anche di una vasta produzione giornalistica (tra il 1952 e il 1971, anno della sua morte, pubblicherà quasi mille articoli su una trentina di testate diverse) Bianciardi è infatti tra i primi a intuire e descrivere gli aspetti controversi dell'emergente società dei consumi, l'impatto che quest'ultima avrà sul Paese e i profondi mutamenti sociali che ne deriveranno, offrendo una ricca gamma di spunti per una rielaborazione critica della fase storica in esame (lontano dai facili entusiasmi del pensiero dominante). Il lavoro è articolato in tre capitoli. Nel primo capitolo si è cercato di introdurre il tema principale, proponendo un excursus delle mutazioni storiche, economiche e politiche dell'epoca a partire dal quadro storico internazionale e successivamente puntando l'attenzione all'Italia. Il secondo capitolo si propone di studiare l'opera di Bianciardi approfondendone il percorso di maturazione ideologica e letteraria, a partire dalle prime pubblicazioni per giornali locali, dall'inchiesta “I minatori della Maremma”, passando per il periodo milanese della “trilogia del lavoro”, (Il lavoro culturale del 1957, L'integrazione del 1960 e La vita agra del 1962) le collaborazioni giornalistiche per svariate testate (dall'Avanti a “Il Contemporaneo” da L'Unità a “Il Giorno”), toccando gli inserti su riviste anticonformiste (“ABC”), fino ai contributi su testate erotiche (“Kent”, “Executive”, “Playmen”) e sportive (“Guerin Sportivo”). Nel terzo capitolo, infine, a una selezione di alcuni tra gli aspetti “di costume” del boom citati dalla storiografia ufficiale (descritti e passati in rassegna), si affiancano i contributi critici che emergono dal confronto con la prospettiva di Bianciardi (di cui spesso e volentieri si cita la bibliografia primaria), e con la sua personale critica al “miracolo”.

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7 Capitolo I: IL CONTESTO STORICO. 1 L’ASSETTO POSTBELLICO. 1.1 Il secondo dopoguerra nel quadro internazionale. L’assetto Europeo nel dopoguerra preoccupava non poco i membri della coalizione che aveva sconfitto Hitler ancora prima dell’effettiva fine della guerra. Per trovare un accordo, infatti, il Presidente degli Stati Uniti Roosvelt, il primo Ministro inglese Churchill e il Presidente russo Stalin si riunirono a Yalta, in Crimea, il 4 febbraio 1945. Le ostilità non erano ancora terminate, ma la capitolazione tedesca era solo questione di tempo. Nella riunione fu sottoscritta la Dichiarazione sull’Europa liberata 1 , che lasciava ampio spazio all’autonomia decisionale dei popoli e alla loro possibilità di darsi governi rispondenti alle loro effettive volontà tramite libere elezioni. Il ristabilimento dell’ordine in Europa e la ricostruzione della vita economica nazionale dovranno essere raggiunti attraverso processi che permettano ai popoli liberati di distruggere ogni traccia di Nazismo e Fascismo e di creare proprie istituzioni democratiche 2 . Venne anche affrontato l’argomento dell’istituzione dell’ONU. A Potsdam nella successiva riunione del luglio 1945, i vincitori divisero la Germania in quattro settori, assegnati rispettivamente a URSS, USA, Gran Bretagna e Francia. Anche Berlino venne divisa nello stesso modo. Nel contempo Roosevelt era morto, e il suo successore Truman era molto più diffidente nei confronti di Stalin; già nel maggio del 1945 1 A Yalta, si delinearono le reali intenzioni dei leader: Roosevelt sperava che i russi avrebbero accettato l’instaurazione di governi democratici nei paesi dell’Europa orientale; Stalin invece, nel 1945 era preoccupato di impedire per il futuro una nuova invasione del territorio sovietico, ed era profondamente convinto che solo dei governi controllati da Mosca sarebbero risultati davvero affidabili. Pertanto ignorando la dichiarazione firmata anche dall’URSS, il leader russo decise di procedere alla “sovietizzazione” di tutta l’area occupata dall’armata rossa durante la sua vittoriosa avanzata: circa più della metà dell’intero continente europeo. 2 Durante il temporaneo periodo di instabilità che attraverserà l’Europa liberata essi dichiarano di aver congiuntamente deciso di uniformare le politiche dei loro tre Governi al fine di dare assistenza ai popoli liberati dalla dominazione della Germania Nazista e ai popoli degli stati satellite dell'Asse Europeo al fine di risolvere con strumenti democratici i loro pressanti problemi politici ed economici”. Cfr.http://cronologia.leonardo.it/ugopersi/conferenze_inter/conferenza_yalta.htm consultato il 08/06/2016.

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