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Analisi del reato di disastro ambientale: dalla fattispecie giurisprudenziale al nuovo art. 452 quater c.p.

Il lavoro si propone principalmente di indagare la parabola evolutiva della figura criminosa del disastro ambientale, a partire dalle sue origini giurisprudenziale sino alla formulazione legislativa introdotta a seguito dell'emanazione della l. 68/2015.
A tal fine si è ritenuto necessario in primo luogo studiare il quadro giuridico in cui si inserisce il delitto di cui si discute nonché effettuare un analisi del vissuto originario dell'art. 434 c.p. norma dalla quale ha preso vita la fattispecie di disastro ambientale.
L'attenzione si è quindi concentrata quest'ultima con particolare riguardo all'atteggiamento della giurisprudenza in relazione alla tipicità del fatto, alla causalità e alla colpevolezza.
Infine non poteva rinunciarsi a esaminare l'attuale disposizione di cui all'art. 452quater c.p. che, in ossequio al principio di legalità, ha esplicitato il delitto di disastro ambientale; in assenza di un opera giurisprudenziale sulla norma si è fatto particolare riferimento alle osservazioni della dottrina.

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8 Introduzione Il presente lavoro si propone di indagare la tutela penale dei fenomeni di disastro ambientale. L’attuale disciplina è stata introdotta con la l. 22 maggio 2015 n. 68 ma già sul finire degli anni ‘70 l’arma della supplenza giudiziaria ha tentato di fornire una risposta sanzionatoria alle più gravi forme di inquinamento dell’ecosistema. Per meglio intendere le ragioni dell’opera giudiziaria e riformatrice e offrire un quadro completo della figura criminosa di cui si discute si è considerato innanzitutto necessario procedere a un’analisi del contesto normativo e della sua evoluzione. Le criticità di cui da sempre soffre il diritto penale ambientale, giovane fronte d’intervento di un legislatore che è stato per lungo tempo sordo nei confronti delle istanze di salvaguardia degli equilibri naturali, sono state superate in virtù di una duplice forza motrice. Da un lato grazie alla sensibilità sviluppatasi nell’ambito dell’Unione Europea la quale si è fatta promotrice appassionata della tutela dell’ecosistema; dall’altro, come osservato, è stata la stessa giurisprudenza a farsi carico delle esigenze politico – criminali sottese agli episodi disastrosi, intraprendendo un’operazione ermeneutica al limite – o forse anche travalicante il limite - del principio di legalità, rinvenendo nella disposizione di cui all’art. 434 c.p. la norma chiave per assicurare presidio a tali fenomeni. Si è ritenuto quindi di non poter prescindere dallo studio del delitto ora menzionato e del suo vissuto giurisprudenziale e dottrinale nell’intervallo di tempo che separa l’introduzione codice rocco dalla successiva evoluzione in chiave ambientale della fattispecie, che ha messo in luce una incriminazione particolarmente densa di problematiche interpretative e atta a presidiare fatti criminosi del tutto diversi rispetto a quelli ricadenti nella figura giudiziaria rivolta salvaguardare l’habitat naturale e umano dalle più feroci aggressioni. L’attenzione si è quindi concentrata su quest’ultima: dalla sua origine, fatta

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Francesca Donzelli Contatta »

Composta da 216 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 669 click dal 25/01/2017.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.