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Le discriminazioni di genere nel rapporto di lavoro

Il presente lavoro costituisce il risultato di una ricerca volta ad analizzare l’evoluzione del diritto antidiscriminatorio nel panorama comunitario, nonché nazionale, con una particolare attenzione verso le discriminazioni fondate sul sesso. L’intento è quello di puntare i riflettori su un fenomeno antico che, nonostante le numerose misure legislative e politiche sociali susseguitesi nel corso degli anni per arrestarlo o almeno contenerlo, risulta essere profondamente radicato nella nostra società e, per questo, sempre di grande attualità.
La discriminazione di genere sarà esaminata, in questa trattazione, nell’ambito del rapporto di lavoro: considerando che il lavoro rappresenta il principale strumento di inclusione sociale e di garanzia per un’esistenza libera e dignitosa, appare chiaro che è proprio qui che i suoi effetti si manifestano in modo amplificato rispetto che altrove, poiché un eventuale trattamento illegittimamente differenziato del lavoratore, costituirebbe un significativo limite allo sviluppo della persona del lavoratore stesso.

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2.1 Le garanzie costituzionali a tutela della parità di trattamento tra uomini e donne. Il singolare rilievo che la Costituzione italiana attribuisce al lavoro in generale, emerge già dall’art.1 in cui si afferma che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Tale norma, nonostante non produca dirette conseguenze giuridiche in capo ai singoli, mostra come assicurare una speciale protezione al lavoro sia stata preoccupazione primaria dei nostri costituenti. Di fondamentale importanza, relativamente al superamento di ogni disparità di trattamento tra uomini e donne, sono i principi contenuti negli artt. 2 14 e 3 15 , il primo dei quali è volto a riconoscere e garantire la titolarità di una serie di diritti inviolabili grazie ai quali potrà attuarsi la piena realizzazione della personalità individuale e sociale di ognuno. Il secondo, invece, sancisce l’uguaglianza, intesa come pari dignità sociale, di tutti i cittadini davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua e religione. Nel suo significato di criterio di parificazione delle situazioni eguali, il principio di uguaglianza formale vieta le discriminazioni e dispone la parità di trattamento tra i lavoratori. L’art.3, comma 1, Cost. introduce una garanzia “a doppio taglio” che preclude non solo le arbitrarie discriminazioni, ma anche l’ingiustificata parificazione di fattispecie diverse: è illegittimo il trattamento diseguale di soggetti che versano in situazioni analoghe e, contestualmente, è doveroso differenziare il trattamento relativo 14 « La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. » 15 « Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. » CAPITOLO II L’ANALISI NORMATIVA ITALIANA E IL RECEPIMENTO DELLE DIRETTIVE EUROPEE NELL’ORDINAMENTO NAZIONALE

Diploma di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Benedetta Chieie Contatta »

Composta da 67 pagine.

 

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