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I comportamenti aggressivi nella prima infanzia: diagnosi e intervento del disturbo oppositivo provocatorio

Il Disturbo Oppositivo-Provocatorio (DOP) e il Disturbo della Condotta (DC), che nel DSM IV (American Psychiatric Association Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders Ed. IV, Washington 1994) vengono descritti nella sezione dei Disturbi da Comportamento Dirompente (DCD), sono attualmente tra le patologie psichiatriche per le quali, più frequentemente, viene richiesta una consultazione nei servizi di neuropsichiatria infantile. I DCD rappresentano, attualmente, un problema psichiatrico critico per diverse ragioni. Si tratta, infatti, di patologie che si associano ad un significativo peggioramento del funzionamento del bambino o dell’adolescente sia in ambito scolastico (scarso rendimento, deficit attentivo, fallimento scolastico, espulsione), familiare (conflittualità verbale, agiti eteroaggressivi nei confronti dei familiari) e sociale (emarginazione sociale, ingresso in gruppi con condotte di devianza, instabilità affettiva e/o lavorativa). Nella letteratura internazionale inoltre i DCD sono descritti come entità cliniche relativamente stabili, che possono evolvere nell’età adulta nel Disturbo Antisociale di Personalità o in patologie collegate alla dipendenza da sostanze di abuso, e quindi comportare, comunque, un elevato costo sociale. (Japel et al., 2002; Pope et al., 1989).
Le manifestazioni più facilmente riscontrate dei disturbi del comportamento sono tre: il disturbo da deficit di attenzione/iperattività, il disturbo della condotta e il disturbo oppositivo provocatorio.
In questo lavoro, in particolare, ci si occuperà del disturbo oppositivo provocatorio delineando il suo percorso di sviluppo e le possibili strategie di intervento.
In genere, risulta molto difficile identificare i primi sintomi, i quali diventano più visibili solo con l’ingresso a scuola infatti la presenza in classe di alunni con problemi di comportamento può incidere in maniera molto negativa sia sulla didattica che sulla qualità del clima sociale facendo si che anche a scuola i bambini con DOP accumulino esperienze negative.
Per questo motivo, verrà esaminato proprio il periodo scolastico approfondendo il rapporto con i coetanei, i quali tendono ad isolare i soggetti oppositivi/provocatori che avranno, dunque, grosse difficoltà ad instaurare relazioni amichevoli durature, e con gli insegnanti i quali spesso non sono a conoscenza delle caratteristiche del disturbo e si ritrovano ad affrontarlo senza appropriate tecniche.
Alla luce di ciò, verranno suggerite una serie di strategie volte ad aiutare gli insegnanti, di ruolo e di sostegno, a trovare i metodi più adatti di contenimento e risposta alle modalità oppositive e provocatorie del bambino.
In particolare nel primo capitolo vengono presentate le caratteristiche del disturbo, i tratti principali e l’eziologia all’interno della quale vanno distinti i fattori individuali e i fattori sociali considerati come la prima causa di insorgenza della patologia.
Considerato che il disturbo si manifesta soprattutto a seguito dell’ingresso a scuola, nel secondo capitolo, ci si sofferma sul periodo scolastico in particolare la relazione che il soggetto oppositivo riesce ad instaurare con i coetanei e con gli insegnanti suggerendo a quest’ultimi delle strategie adeguate per fronteggiare il disagio che l’alunno oppositivo causa all’interno della classe.
Infine, nel terzo capitolo, viene delineato l’intervento terapeutico; Si tratta di un intervento multimodale che dovrà coinvolgere non soltanto il bambino attraverso la psicoterapia individuale ma anche gli insegnanti e i genitori ai quali vengono insegnate tecniche di parent training che gli permetteranno di rapportarsi al proprio figlio avendo una maggiore consapevolezza del disturbo.

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7 Capitolo 1 Il Disturbo Oppositivo Provocatorio: Caratteristiche e percorsi di sviluppo Il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) è una patologia neuropsichiatrica dell’età evolutiva, il tratto principale del disturbo è la presenza di un un comportamento ostile, negativistico, disobbediente e, appunto, provocatorio esercitato nei confronti delle figure autoritarie. Il bambino oppositivo è collerico e irritabile, cerca il litigio con gli adulti, tende a non soddisfare le loro richieste, ad accusare gli altri di aver compiuto sbagli e a vendicarsi per presunti torti. La sua tendenza è quella di sfidare i genitori o gli altri adulti che se ne occupano, spesso istigando e cercando il modo di generare irritazione. Si innervosisce facilmente, è permaloso e si oppone alle regole che gli vengono imposte dagli adulti i quali si ritrovano spesso obbligati ad accogliere necessariamente le sue richieste per evitare che il bambino scateni la sua rabbia mostrandosi irritato e capriccioso. Tiene testa agli adulti e non ha paura dei limiti e dei divieti che gli vengono posti, al contrario cerca di superarli anche al costo di venir rimproverato comportandosi intenzionalmente all’opposto rispetto a ciò che insegnanti o genitori gli richiedono. Il disturbo oppositivo provocatorio è inserito nella categoria dei Disturbi da Comportamento Dirompente, e bisogna effettuare una diagnosi differenziale con Disturbo della Condotta (DC) e dal Disturbo d’Attenzione ed Iperattività (DDAI). Il Disturbo Oppositivo Provocatorio è caratterizzato da frequente insorgenza di almeno uno dei seguenti comportamenti:  Perdita di controllo  Litigi con gli adulti  Tendenza ad opporsi a ciò che viene detto e stabilito  Rifiuto di rispettare le richieste o le regole degli adulti  Emissione di comportamenti finalizzati a dare fastidio agli altri

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Cognitive, Psicologiche, Pedagogiche e degli Studi Culturali

Autore: Maria Esposito Contatta »

Composta da 65 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.